Droga on line. it


             persona e comunità
Progetto Uomo

Settimanale on line per educatori e operatori nel sociale
Registrazione al Tribunale di Roma: n. 607/97 del 6.11.1997
 Cerca nel sito Progetto Uomo Web
--> Vita
ALCOL / “Carriere di consumo” sempre più virtuose
Dati confortanti dall’indagine Doxa “Gli italiani e l’alcool”, ma esistono nicchie di abuso tra i giovani e gli adulti.

 

Calano i consumi pro capite di alcool – in virtù di un allargamento della platea dei bevitori e di una parallela diminuzione di quantità di alcool assunto - ma persistono delle nicchie di abuso, che riguardano i giovani ma anche gli adulti. Anche se, questa è una novità positiva, si delinea una tendenza generale di rientro spontaneo e autoregolamentato dagli eccessi, all’interno dei canoni di consumo moderato e alimentare tipici del modello mediterranei, intorno ai 30-40 anni.

Con una media di 3 unità alcoliche al giorno (pari a 30 grammi di alcool puro), il nostro Paese è coerente con i parametri stabiliti dall’OMS, che indicano un massimo di 20 grammi per le donne e di 40 grammi per gli uomini.

A cinque anni di distanza dall’ultima rilevazione, viene presentata la quinta indagine Doxa sugli stili di vita e sul consumo di alcool in Italia, promossa dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool.

L’indagine, la più completa sull’argomento, effettuata su un campione di 2.067 intervistati nel periodo tra ottobre-novembre 2005, ha messo in evidenza come i consumi alcolici nel nostro Paese risultino in calo: se nel 1980 la media di alcool puro consumato in un anno da ogni italiano era intorno a 13 litri e nel 1991 era scesa a 9,1 litri a testa, oggi siamo arrivati per la prima volta, nel 2005, al di sotto della soglia del 7 litri (6,9 pro capite). I dati convergono perciò verso le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che propone di arrivare a un consumo non superiore ai 6 litri pro capite in Europa, entro il 2015.

Il calo dei consumi è rafforzato da un parallelo allargamento della platea dei consumatori: oggi l’81% degli italiani consuma alcolici rispetto al 74% del 1993 .

 

“carriere di consumo” virtuose, ma persistono nicchie di abuso a tutte le eta’

 

Da questo punto di vista risulta decisamente confortante l’analisi delle cosiddette “carriere di consumo”, cioè dell’evoluzione dei comportamenti individuali nei confronti dell’alcol nel corso della vita.

Gli italiani, nel rispetto dei canoni della cultura alimentare e alcologica mediterranea - spiega Enrico Tempesta, Presidente del Laboratorio Scientifico dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool - con l’approdo alla maturità rinunciano con sempre maggiore frequenza agli abusi di alcolici, per scegliere un consumo più moderato, ben inserito negli attuali stili di vita mediterranei. Va detto però che l’accesso all’alcool si fa sempre più precoce - anche se in ambiente familiare protetto, togliendo così  fascino a quella trasgressività cercata tipicamente dagli adolescenti - ma persistono nicchie di abuso giovanile purtroppo sempre più precoce, accanto alle nicchie di alcune categorie di adulti, che vanno monitorate con attenzione perché risultano in crescita”.

 

I fattori protettivi delle “culture bagnate”

 

L’alcool è considerato in Italia come un elemento integrante della vita quotidiana, dell’alimentazione e della convivialità; per questo motivo la nostra cultura, definita “bagnata”, permette sin dall’adolescenza di sviluppare un rapporto responsabile con le bevande alcoliche. Nei Paesi Nord europei, in cui le poche occasioni di consumo sono concentrate nei week end e in situazioni particolari, gli eccessi invece si verificano con più regolarità.

Questi dati spiegano bene – prosegue Enrico Tempesta - come in ogni società il rapporto con l’alcool sia condizionato da fattori socio-culturali. Nelle culture bagnate possiamo contare su fattori protettivi come le famiglie, che mediano il primo approccio dei giovani con l'alcool e fanno in modo che questo venga consumato ai pasti. In Italia poi dobbiamo tenere in conto i nuovi fattori di protezione, come la poca tolleranza dell'ubriachezza da parte del gruppo, lo spostamento culturale dalla quantità alla qualità, e il desiderio di stili di vita più sani”.

 

La platea dei consumatori si stabilizza (81,5%), dieci milioni i non bevitori

 

L’81,5% degli italiani di età superiore ai 12 anni può essere considerato consumatore poiché ha bevuto almeno un alcolico negli ultimi tre mesi. Tale percentuale, in crescita sul finire degli anni Novanta, si è stabilizzata passando dal 74% (1993) al 77% n (1997) al 80% (2000).

I consumatori regolari sono il 67% (34 milioni di individui su una popolazione di giovani e adulti maggiori di 13 anni). Il 13% sono consumatori occasionali (pari a poco meno di 7 milioni di individui). Il 20% sono non consumatori assoluti di alcolici (circa 10 milioni di persone).

L’analisi per sesso rivela che gli uomini sono consumatori almeno occasionali  per il 93% della popolazione, mentre le donne lo sono per il 70,7% (entrambi i dati sono in aumento rispetto all’indagine Doxa del 2000). Si beve in tutto il Paese senza significative differenze territoriali.

 

coerenti con i limiti dell’oms, consumo medio di 30 grammi di alcool al giorno

 

Se da un lato sale lievemente il consumo regolare e occasionale, rimangono costanti le percentuali, già modeste, di consumo di alcolici reiterato nella settimana. Metà del campione interrogato aveva consumato alcolici nel giorno precedente l’intervista. Tra questi, il 42% aveva bevuto vino, il 10,2% birra, il 6% aperitivi e digestivi  e il 5% distillati e liquori.

I consumi in un giorno medio, che riguardano circa la metà della popolazione, corrispondono comunque a circa 3 unità alcoliche medie (circa 30 grammi di alcool puro), corrispondenti ad altrettanti bicchieri di vino a testa.

Gli uomini consumano più alcool delle donne - 3,4 u.a. giornaliere contro 2,2 u.a - ma i consumi rientrano all’interno (con un leggero sforamento per le donne) delle raccomandazioni dell’OMS, che pongono dei limiti di 20 grammi al giorno per le donne e di 40 grammi al giorno per gli uomini.

I consumi di alcool sono ben distribuiti senza grosse differenza sull’intero campione. Tuttavia più di due terzi sono dati dal vino.

 

Cresce comunque in media il consumo femminile regolare (almeno un volta per settimana) per tutte le bevande; le donne sono essenzialmente consumatrici occasionali.

Nei consumatori a rischio la statistica si sposta verso le 6 u.a. medie al giorno.

 

Cosa si beve: vino, birra, aperitivi, digestivi e superalcolici

 

Negli ultimi tre mesi  il 69% intervistati aveva bevuto vino, il 56% birra,  circa il 34% aperitivi e digestivi il 25% superalcolici, il 9% altre bevande alcoliche. Nell’ultimo mese i consumi sono stati: vino (66%), birra (49%), aperitivi e digestivi  (26,2%), superalcolici (21%).

I soli consumatori regolari (almeno una volta la settimana) consumano al 56% vino, 33,3% birra, 18,1% aperitivi e digestivi,  13% distillati e liquori.

 

i giovani, rinforzare i fattori protettivi per prevenire gli abusi

 

Una sezione importante della ricerca è stata dedicata ai giovani tra i 13 e i 24 anni. In questa fascia d’età i consumatori regolari sono il 67,3% del totale. L’area del consumo occasionale si riduce per il vino e rimane stabile per gli altri tipi di bevande. Prevale la birra (57,3%), seguono il vino insieme agli aperitivi e digestivi (36,0%), i superalcolici (23,6%).

I consumi medi giornalieri nei giovani non si distaccano molto dalla media del campione (circa 3 unità alcoliche). Tra i ragazzi però è assai minoritario il consumo di vino ai pasti e i consumi sono concentrati in luoghi e tempi specifici.

Nei sottogruppi giovanili si riscontrano delle differenze: tra i 13 ed i 15 anni le unità alcoliche medie giornaliere sono 0,1, tra i 16 ed i 19 anni 2,3, tra i 20 ed i 24 anni salgono a 3,2.

 

Il primo incontro con l’alcool avviene a tavola, in famiglia

 

Più dei tre quarti degli intervistati tra i giovani dichiara che la prima occasione di incontro con l’alcool è avvenuto in media a 14 anni, per vino e birra, e a 16 per le bevande a più alta gradazione.

Il rito di iniziazione e l’evolvere di una prima consapevolezza associata al consumo di alcolici, mostra che i giovani  sviluppano una relazione in  primo luogo familiare con gli alcolici: il  vino è conosciuto nell’ambito della tavola domestica, mentre la birra è la bevanda di iniziazione legata a occasioni di emancipazione con i coetanei. La casa, la pizzeria, il ristorante e la discoteca sono i luoghi deputati al consumo di alcolici.

 

Le nicchie d’abuso giovanili, la devianza dal modello mediterraneo

 

Rimangono sotto osservazione alcune “nicchie problematiche” che fanno abuso regolare di sostanze alcoliche. Queste nicchie sono spesso legate a fragilità di carattere individuale, psicologico e sociale che possono sfociare in atteggiamenti di alcolizzazione patologica. Vere e proprie forme di devianza dal modello mediterraneo che agisce in funzione protettiva nei confronti della maggioranza dei giovani italiani.

Da segnalare l’esistenza di episodi, anche tra i giovani italiani, di binge drinking  (ovvero il consumo di almeno 5 bevande alcoliche nel giro di 2 ore lontano dai pasti).

Il 10% dei giovani nella classe 13-24 dichiara - almeno un episodio di binge drinking negli ultimi 3 mesi (15% dei maschi contro il 6% delle ragazze). Ma per il 5% dei ragazzi si tratta di un’esperienza ripetuta almeno tre volte.

Ubriachezza e altre forme di eccesso fanno indubbiamente parte del processo di conoscenza della sostanza. Circa il 29% dei giovani tra i 13 e i 24 anni ricordano almeno un episodio di ubriachezza nella loro vita (già il 13% nella classe 13-15 anni e, a crescere, 29% tra i 16 e 19 anni e 42% fra i 20 ed i 24).

Con riferimento all’intero campione l’esperienza dell’aver “bevuto un po’ troppo” tocca il 19,4% degli italiani consumatori di bevande alcoliche. L’80,6% negava o non ricordava simili episodi.

La vera e propria ubriachezza tocca invece il 5,2% del campione (9% dei maschi  e 2,6% delle donne): un singolo episodio in tre mesi. Se si passa a chi dichiara 2 episodi  la percentuale scende al 2,8% degli adulti nel complesso. Comunque si tratta di dati in aumento.

Le bevande associate all’eccesso sono soprattutto vino e superalcolici con una incidenza minore della birra  e degli  aperitivi e digestivi.

 

Quasi uno su cinque ha guidato in stato di ebbrezza

 

Lo spinoso problema di alcool e guida  (drinking e driving) è riassumibile in una percentuale: il 17,6% della popolazione del campione ha ammesso di aver guidato in situazioni a rischio una o più volte. Il 4,7% ha addirittura affermato di averlo fatto molte volte.

 

Data di pubblicazione on line: 11 luglio 2006

 

Fonte: Osservatorio permanente sui giovani e l’alcool

 

Clicca qui per inviare un commento a questo articolo

 

 

 Invia questa pagina ad un amico

  Man At Work

ProgettoUomo.net - 2006 - Tutti i diritti sono riservati.
La riproduzione dei contenuti del sito è consentita citando la fonte ed indicando il relativo indirizzo URL.

Celleno Informatica