Droga on line. it


             persona e comunità
Progetto Uomo

Settimanale on line per educatori e operatori nel sociale
Registrazione al Tribunale di Roma: n. 607/97 del 6.11.1997
 Cerca nel sito Progetto Uomo Web
--> Vita
PASTORALE/ La funzione educativa e sociale dell’oratorio
L’oratorio oggi rappresentaun centro dinamico di attrazione e di irradiazione, animato dalla passione educativa per i ragazzi e i giovani.

 

Nella moderna tradizione educativa della Chiesa non vi è luogo più popolare, significativo, sintomatico e ricorrente quanto l’Oratorio. Esso si pone come “invenzione” geniale che viene sì da lontano – si veda la felice intuizione di San Filippo Neri (Firenze 1515 – Roma 1595) – ma si manifesta soprattutto a partire dalla metà del’800, sotto la spinta della rivoluzione industriale e dei connessi cambiamenti epocali e religiosi. Di fatto non sembra casuale che la “figura” ecclesiale classica dell’oratorio compare più diffusamente nelle aree piemontesi-lombarde-trivenete maggiormente caratterizzate dal fenomeno della modernità culturale e industriale.

Oggi l’Oratorio vive una stagione di effettivo e largo consenso ecclesiale e civile. Anzi attraversa un tempo di inusitata simpatia e di ripresa dopo un periodo incerto e al ribasso di tensione ideale e progettuale, rispondendo positivamente alle nuove condizioni sociali e al rilancio della coscienza educativa della Chiesa. Non spetta a noi qui dilungarci eccessivamente sulle cause storico-critiche che nel recente passato hanno segnato una quale evanescenza attrattiva, che certo fiaccarono passioni, investimenti e programmi.

Il nostro intento odierno consiste nell’indicare una linea di prospettiva verso un’attenzione mirata e consapevole, oltre ogni rischio di enfasi, per ricentrare l’oratorio su parametri inscritti al “volto missionario della parrocchia” e alla “pastorale integrata” nella logica della conversione e del discernimento in vista di un umanesimo cristiano e di una evangelizzazione identitaria ma aperta alle culture. Ci impegniamo su un orizzonte senza frontiere per ridare speranza alle giovani generazioni.

 

IN UN ORIZZONTE APERTO

 

Alla luce di quanto detto vien bene volgere lo sguardo a “parole autorevoli” che ancor più danno forza al nostro proposito. Intendiamo così richiamare alla memoria tre riferimenti “istituzionali” (...) che offrono principi guida per meglio comprendere la natura, lo spazio di azione, la finalità dell’oratorio.

 

Il principio di sussidiarietà

Il primo riferimento si colloca nel “Compendio della dottrina sociale della Chiesa” (2 aprile 2004). L’importante documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace dedica i paragrafi nn. 185-188 al “Principio di sussidiarietà[1]. Senza ovviamente riferirlo semplicemente all’oratorio in sé considerato, ne annoto la congruenza e la cogenza ideale rispetto alla collocazione sociale dell’oratorio.

Come è noto il “principio” si presenta quale cardine di una reale e ordinata costruzione di una cittadinanza, secondo libertà e responsabilità, giustizia e solidarietà, dove “ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha qualcosa di originale da offrire alla comunità” (n. 187). Con semplicità e chiarezza lo stesso Compendio spiega che “in base a tale principio, tutte le società di ordine superiore devono porsi in atteggiamento di aiuto (‘subsidium’) – quindi di sostegno, promozione, svilupporispetto alle minori. In tal modo i corpi sociali intermedi possono adeguatamente svolgere le funzioni che loro competono, senza doverle cedere ingiustamente ad altre aggregazioni sociali di livello superiore, dalle quali finirebbero per essere assorbiti e sostituiti e per vedersi negata, alla fine, dignità propria e spazio vitale” (ivi, n. 186).

Applicando il basilare “principio della sussidiarietà”, tipico per altro della Dottrina sociale della Chiesa perché profondamente ispirato dai valori evangelici, all’oratorio  si avverte come quest’ultimo corrisponde effettivamente ai requisiti propri di quei soggetti portatori e titolari in primis dei benefici e delle istanze considerate e tutelate dal medesimo principio, definendo un corretto e positivo rapporto tra istituzioni superiori e soggetti inferiori o intermedi, costituiti per garantire un’effettiva crescita sociale.

L’oratorio infatti si presenta come un’istituzione, con una sua tipicità inconfondibile. Per molteplici aspetti il principio di sussidiarietà promuove e incrementa l’oratorio in riferimento al raggiungimento dei fini propri e della sua essenziale correlazione-integrazione nella Chiesa e nella società. Come la sussidiarietà, considerata nelle dinamiche relazionali dei soggetti sociali, non si attua in alcun modo nel sinonimo di assistenzialismo o di fatalismo, ma garantisce un dinamismo solidale e secondo giustizia, rispettoso dei diritti e dei doveri dei diversi soggetti implicati nella costruzione di una società libera, conviviale e pacifica, così l’oratorio vi si colloca a pieno diritto, esaudendo la sua sussidiarietà rispetto alla grande “istituzione” della Chiesa e all’altrettanto grande “istituzione” dello Stato.

 

Il principio della funzione educativa e sociale

Il secondo riferimento richiama la Legge dello Stato per l’oratorio. Nella visione più accreditata l’oratorio, “istituzione” fra le diverse istituzioni ecclesiali, appare come un luogo deputato e finalizzato all’educazione permanente, alla formazione cristiana e alla socializzazione dei ragazzi e dei giovani. In vista di questa sua connotazione originaria, lo Stato italiano, attraverso il Parlamento suo massimo organo di legiferazione democratica, dimostra una speciale attenzione verso l’oratorio con l’emanazione della Legge 206 (1 agosto 2003), recante il titolo: “Disposizioni per il riconoscimento della funzione sociale svolta dagli oratori e dagli enti che svolgono attività similari e per la valorizzazione del loro ruolo”. La legge rappresenta un atto politico e istituzionale di particolare rilievo sociale e culturale, e una novità assai positiva che da una parte onora le istituzioni repubblicane e dall’altra impegna pubblicamente la Chiesa cattolica.

Di questa Legge, l’articolo 1, comma 1, recita: “Lo Stato riconosce e incentiva la funzione educativa e sociale svolta nella comunità locale, mediante le attività di oratorio o attività similari, dalle parrocchie e dagli enti ecclesiastici della Chiesa cattolica”.

Il legislatore non solo riconosce l’oratorio come luogo educativo, capace di identificazione sociale dei giovani, istituito, animato e gestito dalla parrocchia, ma si mobilita a promuovere l’attuazione delle sue finalità. Di fatti lo intende incentivare, cioè porre le condizioni per realizzare gli obiettivi verso cui mira l’oratorio.

L’articolo 1, comma 2, recita: “Le attività di cui al comma 1 sono finalizzate a favorire lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dei minori, degli adolescenti e dei giovani di qualsiasi nazionalità residenti nel territorio nazionale. Esse sono volte, in particolare, a promuovere la realizzazione di programmi, azioni e interventi, finalizzati alla diffusione dello sport e della solidarietà, alla promozione sociale e di iniziative culturali nel tempo libero e al contrasto dell’emarginazione sociale e della discriminazione razziale, del disagio e della devianza in ambito minorile, favorendo prioritariamente le attività svolte dai soggetti di cui al comma 1 presenti nelle realtà più disagiate”.

Il legislatore, tracciando un ampio panorama di interventi idonei a promuovere “sviluppo”, “realizzazione individuale”, “socializzazione”, delinea tre direttrici incentrate sulla persona come soggetto attivo, responsabile e sociale. In tal modo il legislatore apre orizzonti operativi a largo raggio. Inserendo gradi interetnici e interculturali, nella linea di una sapiente prospettiva di integrazione delle identità differenziate, individua lo sport e la solidarietà come azioni concrete; segnala la promozione sociale e la cultura nell’ambito del tempo libero; infine tocca i complessi contesti dell’emarginazione, del disagio e della devianza.

In tale contesti, il principio della sussidiarietà viene non solo ampiamente rispettato, ma efficacemente incrementato, anzi ne è il principio ispiratore e propulsore. Inoltre sprona indirettamente le comunità cristiane e più direttamente l’oratorio ad aprirsi coraggiosamente alla progettazione e alle proposte concrete presso gli enti locali e istituzionali, attraverso un dialogo sincero, collaborativo, operoso, sostenendo la funzione educativa e sociale specifica dell’oratorio stesso.

 

Il principio inderogabile dell’educazione

Il terzo riferimento si rapporta alla Nota pastorale dei Vescovi italiani “Sport e vita cristiana” (1 maggio 1995). In essa si afferma con responsabile risolutezza che l’ “educare è sempre un’impresa ardua, ma del tutto necessaria, oggi in particolare. Ed è compito inderogabile” (n. 30). Mentre da una parte si avverte responsabilmente e realisticamente l’intrinseca difficoltà dell’educare, dall’altra se ne dichiara la necessitante inderogabilità nel panorama di urgenze che la società contemporanea pone alla coscienza della Chiesa.

Non v’è dubbio allora che l’educazione permane questione primaria. Si presenta come una delle questioni irrisolte di questo passaggio di civiltà. D’altra parte il trapasso della cultura ha travolto l’ancien regime anche in questo ambito cruciale che riguarda la genesi, lo sviluppo e il compimento del riferimento autoritativo, fonte imprescindibile dell’educazione. Infatti se viene meno il principio e la pratica dell’autorità, decade di per se stesso il rapporto educativo come accompagnamento e acquisizione della piena verità dell’uomo. In tale prospettiva di crisi si illuminano purtroppo anche le cosiddette agenzie educative, come la famiglia e la scuola. Sia pure generose ed encomiabili nei tentativi di innestare nuovi processi educativi, ammettono di trovarsi sguarnite e si rivelano povere di effettivi e durevoli risultati. Il disagio e il malessere in cui sono immerse prospettano oggettive difficoltà di progetto, di programma, di consenso sociale alla stessa “forma educativa” dei giovani.

 

Anche lo stesso tempo libero, nelle diversificate attività di sport e di turismo, si attua sovente in modo piuttosto informe. Accanto a tentativi di razionale e sensato uso, è soggetto a svariate tentazioni di consumismo, di vacuo spontaneismo, di attivismo febbrile senza respiro strategico. Di fatto accade che, superata la soglia della gratuità e del generoso volontariato, sport e turismo si vedono pervasi dalla seduzione del piacere fine a se stesso, del disporre di denaro facile, del successo ad ogni costo, dell’ansia dei risultati immediati, fortemente sollecitati dalle debordanti inferenze mediatiche che spadroneggiano a tutto campo.

Certamente la Chiesa, esperta di umanità, ha fatto la sua parte. Riconoscendo nel tempo libero un’autentica possibilità di valore e di affermazione e non solo uno strumento di svago e di evasione, gli accredita un effettivo compito educativo, una valenza spirituale e culturale, una feconda opportunità per sperimentare un accompagnamento che possa sostenere lo sforzo pedagogico degli adulti. Di fatto la visione cristiana del tempo libero domanda tuttavia di essere più ampiamente interpretata e più correttamente attuata in tutte le sue valenze. Richiede educatori e animatori preparati e dotati di “vocazione educativa”; rimanda ai non scontati valori della fede e dell’etica cristiana; esige che il “luogo” del tempo libero si collochi adeguatamente in un “ambiente di vita” sano e ben motivato.

Proprio in questi ambiti l’oratorio, ricco di risorse umane e di virtù cristiane, emerge come luogo di eccellenza dove si può respirare l’aria fresca del Vangelo vissuto, lo spessore di un’umanità buona, donata e dignitosa, una compagnia intrisa di risorse amicali, sodali, rassicuranti.

 

L’ORATORIO IN UN MONDO CHE CAMBIA

 

Sicché nei riguardi di una complessiva ricognizione del tempo libero in oratorio, siamo oltremodo consapevoli di respirare, da osservatori e da attori, un’aria un po’ rarefatta, propria di una società in profondo cambiamento, protesa a dissolvere antichi e consolidati moduli e modelli di vita e forse a produrne altri sia pure tra tante incertezze e non poche lacerazioni.

D’altra parte le “res novae”, come sempre accade al loro apparire, suscitano contrapposte reazioni, distribuite tra entusiasmo e preoccupazione, e dunque bisognose di sapiente discernimento, di intelligenza della realtà, di intuizioni profetiche. Come cristiani avvertiamo il tempo precario e non ne siamo esenti dei rischi. Il vento del nuovo pone in questione anche noi e le nostre istituzioni, come la realtà dei nostri oratori. Attrezzati tuttavia dalla sapiente avvertenza di non arretrare rispetto ai valori identitari e non negoziabili, guardiamo con fiducia il nostro tempo e il futuro che ci attende.

 

In questa nostra riflessione – che ha preso le mosse da lontano cogliendo opportunamente e volutamente un nesso tra il “Compendio della dottrina sociale della Chiesa”, la “Legge sugli oratori”, la “Nota pastorale” dei Vescovi e gli oratori – mi risuona nel cuore la voce suadente di un tecnico della nazionale di Pentathlon rivoltami durante il viaggio di ritorno dalla mia prima Olimpiade (Seoul, ottobre 1988). Egli mi rivolgeva, quasi supplicando, un monito che non ho mai dimenticato: “La Chiesa deve dare somma importanza agli oratori. Se vuole evitare gli ultimi, la Chiesa deve curare i penultimi”. Nella medesima linea, e con insistenza, ascolto dal profondo del mondo sportivo italiano l’invito “Bisogna ritornare agli oratori”. Queste voci segnalano un desiderio autentico e interpretano un accorato appello all’oratorio, quasi una “voglia” inconfessata di oratorio.

D’altra parte tuttavia occorre fare realisticamente i conti con la realtà. Nel nostro tempo la scarsità del clero da un lato, la fatica e la pesantezza dell’educare dall’altro, toccano e attraversano anche la quotidianità delle nostre comunità parrocchiali, delle persone che normalmente si prendono cura dei giovani “normali” e altresì dei ragazzi che vivono nella città e nei paesi in condizioni spesso di abbandono. Come è opportuno tenere in considerazione in un prospetto realistico che l’essenziale rapporto che sussiste tra oratorio e trasformazione sociale, tra oratorio e modalità storica della presenza della Chiesa, tra società nazionale e società locale, non è subito coscientizzato e universalmente condiviso. Fortunatamente, ed è bene ribadirlo, oggi è cresciuta naturalmente questa sensibilità e questa percezione come un dato illuminante e un dato acquisito. Di fatto non vi è oratorio che sia avulso dalla realtà locale e culturale e che non tenda a promuovere con sollecitudine il “bene comune” dei giovani, secondo l’insegnamento sociale della Chiesa.

Di conseguenza, oggi l’oratorio nelle concrete modalità di attuazione non può non configurarsi come un “poliedro sociale”, come un centro dinamico di attrazione e di irradiazione, animato dalla passione educativa per i ragazzi e i giovani. In realtà l’oratorio si presenta con volti differenziati secondo le vicende delle singole Chiese locali, perché non nasce da se stesso e non nasce dal nulla. L’oratorio nasce da un humus ecclesiale capace di generare un ambiente unico nel suo genere. E l’humus è dato dalla vita cristiana intensamente e responsabilmente vissuta, tale da esprimersi effettivamente nella creazione dell’oratorio come frutto fecondo del grembo della Chiesa. Ogni oratorio è portatore e testimone di una storia di Chiesa, di un’evoluzione del territorio, di una coscienza sociale e civile di un popolo. Per questo l’oratorio manifesta una peculiarità del tutto singolare, debitrice della “forma di Chiesa” che è data in quel luogo, distintiva rispetto ad altre “istituzioni” ecclesiali.

L’oratorio si edifica dunque in forza di spinte e di urgenze precise. Concisamente in prima istanza si manifesta come risposta ecclesiale ad una domanda di integrazione dei giovani, contruibuendo a risolvere il divario di differenziazione sociale; in seconda istanza come incentivo ad una formazione indirizzata a far fronte alle nuove istanze del cambiamento; in terza istanza come luogo aperto all’iniziazione della fede e alla sperimentazione della vita cristiana; in quarta istanza come opportunità in vista del raggiungimento della propria vocazione umana ed evangelica; in quinta istanza come ausilio a corretto orientamento dei soggetti nella vita sociale e democratica.

 

LA FINALITÀ EDUCATIVA DELL’ORATORIO

 

Non vi è dubbio che la cifra interpretativa dell’oratorio è l’educare anche negli ambiti del tempo libero. Possiamo sinteticamente delineare la sua finalità utilizzando a prestito le parole di San Paolo. Anche noi nell’intenzionalità ecclesiale di educare i giovani, miriamo a costruire “cittadini degni del Vangelo” (Fil 1,27). Con evidenza scaturisce di qui la necessità di elaborare una “pedagogia della cittadinanza” insieme ad una “pedagogia del vangelo” che sappiano confermare, nel loro intreccio armonico e convincente, una “summola” ben strutturata di principi e di indirizzi del tutto adeguati allo sviluppo integrale della persona.

Entrambe le “pedagogie” accennate dovrebbero tendere all’edificazione di un uomo vero e ben riuscito: un cristiano adulto il cui centro e motore di senso è Cristo, crocifisso e risorto, il cui campo di azione è la città degli uomini, il cui orizzonte è la testimonianza nel mondo. Così prendono forma due polarizzazioni: il vangelo e la società storica. Esse, pur nella loro costitutiva autonomia, rappresentano i riferimenti essenziali e imprescindibili. Diventano in tal modo i pilastri portanti dell’esperienza oratoriana e ne definiscono l’identità profonda, la natura di gratuità, la finalità inerente alla persona e alla società.

Al riguardo San Giovanni Bosco, maestro indiscusso dell’educazione oratoriana, collocandosi sulla stessa linea di Paolo e interpretando in modo eccellente gli scopi della Chiesa connessi all’oratorio, coniò la celebre espressione “onesti cittadini e buoni cristiani” per definire il compito finale dell’azione educativa dell’oratorio stesso.

E’ noto, d’altra parte, che l’impegno educativo della parrocchia lungo i secoli è andato svolgendosi in diverse modalità e, per quanto concerne le nuove generazioni, si è assestato nel luogo dell’oratorio, confluendovi, in organica unità, molteplici iniziative e attività, quali l’iniziazione alla fede, l’avviamento alla socializzazione, il consolidamento di itinerari formativi e culturali, l’intrattenimento ludico. Di qui si sono sviluppati modelli di pastorale oratoriana molto variegati, ma tutti miranti, comunque e sempre, al sostegno delle esigenze e al soddisfacimento di bisogni dell’età evolutiva nella prospettiva dell’età adulta.

Per questa costante attenzione, oggi assai più rimarcata e sentita, sono andate convergendo nel contesto dell’oratorio diverse istanze  e competenze pastorali. In particolare di fatto l’oratorio funge da luogo di attuazione di una dimensione della pastorale della Chiesa verso i giovani, sia inerente all’educare alla fede e sia inerente all’educare al tempo libero, cioè al “tempo pieno” della vita, attraverso interventi educativi, formativi ed esperienziali calibrati secondo urgenze, priorità e situazioni locali, opportunamente accompagnati da figure educative competenti, dalle famiglie e da gruppi associativi.

Di qui si evince come l’oratorio, lungi dal ritrovarsi chiuso a modo di un’isola in sé conclusa, si colloca al centro vibrante della parrocchia. Ne costituisce il riferimento più sensibile, il luogo primario di incontro, anzi un eccellente “mondo vitale”, animato e ispirato da persone che incarnano la presenza performante della stessa parrocchia. Infatti l’oratorio nasce dalla parrocchia, serve la parrocchia, esprime la parrocchia. Ne è l’immagine viva, sempre in riferimento ai ragazzi e ai giovani che abitano la complessità antropologica e culturale del territorio. In oratorio i giovani si sentono riconosciuti per nome e resi partecipi protagonisti del loro destino di uomini e di cristiani, non come immersi in un’ovatta ma nel concreto e spesso contrastante fluire degli eventi e delle culture.

 

IL “PROGETTO ORATORIO”

 

Come si è detto, sussistono molteplici forme di oratorio, dove si riflettono tradizioni, sensibilità ed esperienze diverse. Nella ricchezza delle variazioni, ciò che conta, per rimediare anche a possibili derive, è la forte intenzionalità di assicurare appartenenza, identità e continuità. Ciò porta a considerare il valore e l’urgenza di avere un sicuro riferimento in un “progetto oratorio”, che sia ecclesialmente condiviso e vissuto, civilmente istituito e riconosciuto.

In tale prospettiva mi limito qui a delineare, sia pure minimamente, la sua essenziale architettura tesa a contestualizzare, più precisamente, il profilo educativo assunto attraverso una sensata attività di tempo libero, turismo e sport. In realtà il “progetto oratorio” dovrebbe prevedere i seguenti capisaldi: che sia fondato sulla persona, ispirato da principi educativi cristiani, aperto alle culture della modernità, differenziato nei servizi, guidato da un responsabile solido e maturo, sostenuto da competenti animatori, aggiornato nella formazione, disposto al dialogo con le istituzioni e con il territorio.

E’ del tutto ovvio per altro che un “progetto” si attua con pazienza e con costanza. La sua anima è l’amore trasparente e gratuito per le nuove generazioni. Al riguardo mi piace richiamare ancora don Bosco che, in una notissima Lettera ai suoi sacerdoti, esorta a ricordare che l’ “educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ci insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi” (dall’Epistolario, Torino, 1959, 4,209).

Perciò il “progetto oratorio” è anzitutto dono di Dio e opera della sua benevolenza per i giovani delle comunità cristiane. Esso si sviluppa secondo uno stile fluido e dinamico, in un contesto di rispetto delle diversità, in continuo approfondimento dei fondamentali e ineludibili valori della fede, della vita e della convivenza pacifica. Si irrobustisce nel grembo caldo della parrocchia, secondo i tempi e i ritmi propri della comunità cristiana che lo genera, ponendosi a servizio totale degli obiettivi della pastorale parrocchiale, sempre caratterizzata da “slancio missionario”, da forte “solidarietà sociale”, da costante “ansia educativa”.

Per sua natura il “progetto oratorio” esige la correlazione dinamica dei diversi “contesti” in cui si colloca, la strutturazione armonica dei “contenuti” che lo animano, la vigilante attenzione in riferimento a “criticità” che lo insidiano. Ne osserviamo brevemente la realtà e le esigenze.

 

1. I contesti

I contenuti e le iniziative caratterizzanti il “progetto oratorio”, al cui centro sta la persona nell’età evolutiva, si insediano nei diversi necessari contesti di interesse e di vita dei ragazzi e dei giovani, tra di loro organicamente correlati.

Essi sono per lo più determinati dal contesto culturale (quello locale e quello aggiunto da interferenze esterne), dal contesto familiare (quello segnato dalle famiglie e dai dintorni), dal contesto ludico-sportivo (quello attraversato dal divertimento, del turismo, del teatro, dalla musica e dallo sport), dal contesto socio-territoriale (quello delle attività lavorative, della disoccupazione, delle contraddizioni), dal contesto istituzionale (quello ecclesiale e civile, dove entrambi interagiscono secondo il proprio ruolo).

I “contesti” trovano armonia e unità nella sintesi spirituale e umanistica quale compito specifico dell’oratorio ed è sempre orientata a forgiare persone in divenire verso l’età matura, a discernere la vocazione di ogni persona, a vivere in uno stile di comunione ecclesiale, a sperimentare forme di fraternità e di convivenza interculturale e interreligiosa.

Rispetto a questi orizzonti di senso, il “progetto oratorio” costituisce un vero evento parrocchiale, cui partecipano attivamente tutte le componenti della comunità cristiana, e disegna il futuro scenario delle giovani generazioni. Offre in sintesi il possibile educativo, l’essenziale avviamento alla vita cristiana impegnata, il necessario graduale inserimento, secondo il metodo della collaborazione e dell’integrazione, nella società pluralista e interculturale.

 

2. I contenuti

Le annotate polarizzazioni contestuali dell’oratorio, costituendosi come ossatura portante e motivante, si intrecciano e si integrano reciprocamente. Di fatto esprimono le condizioni concrete in cui si attuano sia la funzione educativa che la funzione sociale dell’oratorio attraverso corretti e competenti itinerari veritativi.

In particolare il riferimento specifico all’educazione, l’oratorio cura la crescita e lo sviluppo della personalità, plasma l’acquisizione delle capacità relazionali, predilige l’apprendimento armonico di “saperi” di vita, punta sull’interiorizzazione dei valori fondamentali su cui si edifica il cristiano maturo, consapevole, responsabile, libero in un clima di gioia e di fiducia.

Per quanto riguarda la socialità, l’oratorio cura la prossimità; coltiva l’appartenenza; ama la memoria; fa crescere la corresponsabilità in un assetto di relazioni amicali e gratificanti; dispone alla partecipazione a gruppi di interesse; educa alla politica e al pensiero proprio della Dottrina sociale della Chiesa in particolare i principi del “bene comune”, della “sussidiarietà”, della “solidarietà”. In una parola edifica un cittadino cui sta a cuore la fede cattolica, la libertà, la democrazia, la partecipazione, la conoscenza della vita e del mondo in un clima di corresponsabilità e di rispetto delle identità.

 

3. Le criticità

Un “progetto oratorio” deve essere un baluardo e una salvaguardia contro eventuali criticità e rischiosità, in cui è immerso. Infatti vigila sulle concrete esperienze di vita e sulle proposte ludiche per non cadere in eventuali “trappole” che inficiano i processi educativi e le finalità valoriali.

Le presenti condizioni suggeriscono – dove sovente l’oratorio propone di tutto e di più senza un “progetto educativo” ordinatore – un atteggiamento critico in quanto si possono presentare talune deviazioni, riconducibili al sincretismo (forma di vita intrisa di diverse opzioni giustapposte); al qualunquismo (forma di vita segnata dall’indifferenza dei valori); al neutralismo (forma di vita caratterizzata dalla scelta di isolazionismo); all’utopismo (forma di vita proiettata su ideali impossibili o su forme elitarie).

Le condizioni di “criticità” abbisognano di discernimento e di coraggioso impegno da parte di persone competenti, sagge, disposte alla cura dei “deboli” e dei “diversi”. Dall’oratorio non si esclude nessuno a priori, ma è doveroso vigilare per evitare inquinamenti e il costituirsi di “zone a rischio”.

 

TEMPO LIBERO, TURISMO E SPORT “IN ORATORIO”

 

Nella presente condizione di vita l’impegno nel tempo libero non è facile. L’oratorio si evidenzia qui come “spazio” di sperimentazione di varia umanità, come “tempo” propizio di annuncio del vangelo della speranza e della vita piena. Così quelli segnati dal tempo libero rappresentano spazi-tempi nei quali si rende più acuta l’urgenza e la necessità di una pastorale di “prima evangelizzazione” per il fatto che vi si manifestano situazioni dove “l’indifferenza continua ad aumentare”, sia per il diffuso pluralismo culturale che per l’espandersi della scristianizzazione.

In queste realtà vitali, veri nuovi areopaghi delle culture moderne, il ruolo dell’oratorio va ripensato secondo i riferimenti della “missione” e della “pastorale integrata”, sviluppando il proprio contributo specifico in ordine all’idea “vitale” di un “uomo nuovo” redento, che si forma a partire dalla consapevolezza dell’incontro del vangelo di Gesù con le culture dominanti.

Nei “campi nuovi” del tempo libero, come ambiti di vita, l’oratorio puro e deve esprimere il meglio di sé: secondo il proprio metodo, il proprio stile, le proprie originali intuizioni, con la sapiente avvertenza del continuo aggiornamento – della continua “conversione” – se intende essere organicamente collegato con il “servizio apostolico” della parrocchia e con il “servizio educativo” per i giovani.

E’ necessario uno sforzo per ricomprendere il tempo libero non solo nella sua valenza quantitativa ma soprattutto, nella sua valenza qualitativa in funzione dello sviluppo integrale dell’uomo. Dunque ciò che è da sottoporre ad analisi accurate si configura nell’enucleare il nesso tra “costruzione” dell’uomo nuovo e “vissuto” del tempo libero. Tale nesso va considerato come variabile dipendente rispetto alla crescita, all’affermazione, all’inveramento dei giovani se dispiegata in oratorio attraverso pertinenti “programmi” di attività specifica.

La conseguenza pastorale appare di straordinaria importanza. Non si tratta dunque di penalizzare il tempo libero nè di consentire una tendenza al puro consumo. Piuttosto si tratta di incentivare l’attitudine alla responsabilità dell’uso del tempo libero, ispirata dalla valutazione della coscienza, e la capacità di renderlo “sensato” e inerente ai fini generali della persona.

 

Conclusione

 

(...) Siamo consapevoli che l’oratorio vive nel presente ma guarda il futuro. Attraverso l’ottica della comunità ecclesiale e del territorio urbano, suburbano, rurale, l’oratorio può interpretare i bisogni veri e promuovere esperienze significative di vita in uno stile di fraternità intergenerazionale. Così nella cura eminente e primaria dell’iniziazione cristiana, l’oratorio consolida la formazione alla vita adulta, predispone vocazioni per la comunità cristiana e per la società, ma non disdegna ambiti di vita, quali lo sport e il turismo, del tutto decisivi per i ragazzi e per i giovani in ordine alla loro formazione integrale.

L’oratorio non vive per se stesso. Mira piuttosto a condurre alla maturità i giovani perché siano resi idonei ad affrontare, nella libertà e nella responsabilità, l’avventura cristiana della vita.

 

Fonte: Ufficio Nazionale CEI per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport

 

Data di pubblicazione on line: 15 gennaio 2007

 

Clicca qui per inviare un commento a questo articolo

 

 

Mons. Carlo Mazza è direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport. L’intervento riportato è stato presentato al Seminario “Tempo libero, turismo, sport in Oratorio. Un inventario per una proposta” svoltosi a Roma il dicembre 2006 a Casa La Salle



[1] Cfr. Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 2 aprile 2004, pp. 99-102.

 Invia questa pagina ad un amico

  Man At Work

ProgettoUomo.net - 2006 - Tutti i diritti sono riservati.
La riproduzione dei contenuti del sito è consentita citando la fonte ed indicando il relativo indirizzo URL.

Celleno Informatica