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GIOVANI/ Insegnanti e genitori, agenti di prevenzione
L’amore, il dialogo, il saper ascoltare, la comprensione e il rispetto sono gli elementi base per potere prendere cura dei nostri figli e studenti.

La forte crisi in cui si vive attualmente e questi anni di forti mutamenti sociali hanno destabilizzato tutti noi. Le famiglie tradizionali quasi non esistono più, il troppo benessere fa crescere i figli viziati, il vivere senza un senso cristiano per la vita svuota di significato l’esistenza. Tutto questo ci ha posto davanti a profonde riflessioni e cambiamenti.

Parte della riflessione consiste nella constatazione di come i genitori non riescano più ad essere dei buoni educatori cristiani e come di conseguenza i valori fondamentali siano andati, di generazione dopo generazione, a decadere.

I cambiamenti, come il crollo della famiglia, la molteplicità delle forme familiari e bisogni educativi  più adeguati, diventano, anno dopo anno, particolari e richiedono un aiuto più umano ed una mente più flessibile.

Ognuno di noi è figlio della sua epoca, quindi si può dire che i ragazzi di oggi non sono peggiori di quelli di ieri. La differenza sta nel mutamento socio-economico e sociale, il rincorrere il benessere materiale e "status" ad ogni costo, che hanno portato ad un grande impoverimento spirituale.

Il miglior modo sarebbe aiutare i nostri figli ed essere presenti, senza mai soffocarli,  cercando poi di comprenderli e rispettarli. Potremmo ribaltare la situazione attuale cosi difficile dando ai nostri figli/alunni una buona formazione e soprattutto l’esempio giusto.

L’amore, il dialogo, il saper ascoltare, la comprensione e il rispetto sono gli elementi base per potere prendere cura dei nostri figli e studenti. Gli ingredienti finali paragonabili al sale sono due: l’onestà e la sincerità senza le quali non si potrebbe ottenere nulla .

Prima di un qualsiasi intervento, a livello scolastico, inoltre dobbiamo essere certi della personalità e  del tipo di carattere sul quale andiamo ad intervenire.

Una madre, attenta e presente, conosce quasi sempre i suoi figli; l’insegnante, invece, deve imparare a conoscere i suoi studenti e per fare ciò deve osservarlo e ascoltarlo attentamente.

Come la madre sa capire ogni figlio suo, così l’insegnante deve apportarsi/porgersi/fare con i suoi alunni. Ognuno di loro deve sentire che è unico.

Sia come genitori  che come docenti, dovremmo essere aperti e flessibili.

Il primo passo da compiere, in campo scolastico, è affrontare qualsiasi argomento posto ai ragazzi con apertura mentale; argomenti che possono variare dal fumo, all’alcool, droga, sesso, problemi scolastici ecc.…

Non sempre è possibile trattare questi argomenti in classe, spesso ci viene posto un problema personale. Qualora non sapessimo come intervenire sull’argomento, dovremmo rivolgerci  magari allo sportello interno del consulente. Se non sapessimo cosa rispondere o come trattare un qualsiasi argomento, dovremmo prendere tempo per riflettere e approfondire con calma il problema in questione.

Credo che anche tramite la materia che insegniamo si possa fare prevenzione. Come docente di lingua inglese sono talvolta facilitata, attraverso lo studio della civiltà, ad affrontare alcuni argomenti, con ricerche varie e coinvolgendo anche i genitori. Spesso si fanno in classe anche alcune riflessioni sulla vita vissuta attraverso un dibattito non sempre ottenuto interamente in lingua inglese ma spesso vivace ed efficace .

Altro elemento importante è riuscire a  cogliere i segnali di aiuto da parte degli alunni, talvolta chiari altre volte meno. Quindi dobbiamo essere sempre ben attenti alle reazioni ed atteggiamenti dei nostri ragazzi.

L’improvviso calo dello studio, l’abbandono del lavoro personale, l’isolarsi dei compagni, gli occhi tristi e cupi … devono farci riflettere .

Parlando o dialogando con loro, potremmo far capire che il nostro interesse è per lui/lei come persona e non solo come studente.

Il recupero dello studente può avvenire solo successivamente, quando la persona  ha risolto  il suo problema.

Ciò che viene confidato inoltre, deve rimanere tra noi come fa il prete nel confessionale e solo con il benestare dei ragazzi si può parlare con altri colleghi oppure con il consiglio di classe. La cosa fondamentale è  non  far perdere la  fiducia che hanno avuto in noi fino a quel momento.

Se come agenti di prevenzione non riuscissimo ad intervenire in modo adeguato, dovremmo cercare aiuto, chiedere la collaborazione della famiglia o del partner, oppure del consulente interno per risolvere la questione.

L’insegnante  deve lavorare non per se stesso ma per i propri allievi, per dare loro una buona formazione non solo didattica ma anche umana e aperta alla ricerca di un senso esistenziale o in armonia con la  Fede che professa.

 

Data di pubblicazione on line: 6 febbraio 2007

 

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