Quando la famiglia è assente, la scuola assume il ruolo educativo e formativo dell’identità personale e sociale dell’adolescente.
Il disagio adolescenziale e il malessere diffuso tra i giovani è a livelli ormai preoccupanti, infatti nell'ultimo trentennio, l'uso di droghe da parte dei giovani è diventato il problema più grave in quasi tutti i Paesi industrializzati. Questo fenomeno, cominciato negli Usa negli anni 60, ha presto contagiato gli altri Paesi occidentali.
A partire dal 1970 il consumo di droghe da parte dei giovani è aumentato in modo considerevole, anche se è quasi impossibile trovare cifre rappresentative sull'uso di tali sostanze. Le uniche statistiche alle quali riferirsi sono, infatti, quelle delle varie polizie (fermi, sequestri di droghe) o quelle dei morti per overdose (poco attendibili), poiché la complessità del problema droga non permette di conoscere il numero reale dei tossicodipendenti.
L'abuso di droghe è una scienza ancora giovane, pertanto si possono solo delineare alcune tendenze sul consumo di droghe nei vari Paesi.
La diffusione del fenomeno della tossicodipendenza e della devianza giovanile, in progressivo aumento, costituiscono problemi di particolare rilevanza e gravità e, contestualmente, le più amare verifiche dello smarrimento e della solitudine dell'uomo moderno, oppresso dal vuoto esistenziale, in gran parte determinato dal crollo di valori gratificanti e dalla corrosione di possibilità progettuali nella programmazione del proprio futuro. Il ricorso alla droga pare, pertanto, come il mezzo più insidioso di annientamento psico-fisico dell'essere umano. L'individuo con fragilità dell'IO, espressa come personalità immatura con problemi individuali di dipendenza, rivolge il proprio interesse verso "la droga", specie allorché la famiglia e la scuola, falliti nel loro ruolo formativo e strutturante, non sono in grado di offrire modelli di valori e quando, contestualmente, la droga è facilmente reperibile sul mercato.
La connessione tra stati depressivi, droga e devianza rappresenta argomento da tenere nella giusta considerazione, specie nell'attuale società in cui il fenomeno della depressione è assai diffuso e costituisce problema di grande rilevanza medica e sociale. Colpisce, infatti, anche i giovani i quali hanno problemi esistenziali, di lavoro, conflitti sociali, che promanano da un mondo arido e contraddittorio, acutamente avvertiti dai soggetti più fragili come senso di precarietà, come dominio della violenza o persistente distruzione di valori e di modelli cui ancorarsi e come profonda sensazione di inutilità. Appare agevole, così, il ricorso all'uso di sostanze che, rivelatesi dapprima come stimolanti psichici, finiscono per distruggere l'equilibrio psico-somatico, fino alla degradazione e distruzione dell'essere umano.
L'obiettivo che dobbiamo prefiggerci è di favorire la formazione di un giovane che, da adulto, troverà in sé la forza per non essere sconfitto dalla vita, per non cercare fuori di sé, nella droga e nel rifiuto della vita, la risoluzione dei propri problemi. È un problema sociale e culturale, prima ancora di avere anche risvolti economici. Le patologie psichiche non sono solo le fredde astrazioni descritte nei trattati, ma un complesso insieme sintomatologico che risulta condizionato dalle grandi trasformazioni sociali e culturali degli ultimi decenni.
Nel mondo adolescenziale e giovanile, possono essere evidenziate nuove espressioni di disagio mentale e comportamentale che, per la loro diffusione, assumono il ruolo di patologie sociali.
Il labile contatto con la realtà, può sfiorare, frequentemente, i disturbi psicopatologici più gravi della serie psicotica. Questi adolescenti senza storia e senza futuro si riducono a vivere alla giornata in un tempo soggettivo senza progettualità e senza nessuna evoluzione verso una completa maturazione sociale. La propensione all'aggressività, l'incapacità di gestire i propri impulsi, il vuoto esistenziale, l'incapacità a stabilire e mantenere relazioni affettive stabili, i disturbi ideativi e di rapporto con la realtà, presenti in molti giovani, risultano spesso indistinguibili dai segni e dai sintomi clinici propri o allo sviluppo di gravi psicopatologie, dai disturbi di personalità alle psicosi schizofreniche, dai disturbi d'ansia alle più gravi distimie.
I FATTORI DEL DISAGIO GIOVANILE
I fattori attuali del disagio psicologico dell'adolescente sono: il compito psico-sociale, specifico della fase evolutiva adolescenziale, ovvero la costruzione di un'identità separata, con la capacità di assumere e riprodurre dei ruoli autonomi. La costruzione di un'identità avviene in maniera relativamente semplice, naturale e senza problemi, in una struttura sociale statica o in ogni modo portatrice di modelli e valori ben definiti. In tal caso, la rivoluzione nella percezione di sé, legata alle rapide e profonde trasformazioni della pubertà e dell'adolescenza, è arginato ed instradato in modelli comportamentali ed etici, che delimitano le alternative. Senza dubbio, uno dei fattori che regolano la fluidità o la difficoltà patologica nell'affrontare questa fase evolutiva di passaggio e spesso di crisi, coincide con la disponibilità soggettiva ed oggettiva ad intraprendere delle azioni e a vivere delle esperienze in modo autonomo e separato, rispetto all'universo genitoriale.
In altre parole esiste, a causa d'esperienze anticipate d’assunzioni di ruolo oppure, viceversa, a causa della non accettazione da parte dei genitori della possibilità di separazione del figlio, l'eventualità che la costruzione di un'identità autonoma è anticipata od a lungo inibita e resa problematica. Questo vuol dire che esperienze precoci d’inserimento nel lavoro e nel mondo degli adulti possono accelerare l'evoluzione dell'adolescente, ove esperienze di procrastinazione estrema di tale ingresso nella realtà adulta (come nel caso degli studenti universitari o delle lunghissime ricerche di una prima occupazione) possono prorogare, anche fino alla soglia dei trent'anni, uno status ed un vissuto da adolescente. La strutturazione del lavoro contemporanea, con la crescente richiesta di specializzazione e con la concomitante crisi nell'offerta d'impiego per i giovani, favorisce una dilatazione smisurata del "tempo" dell'adolescenza.
Le problematiche della transizione adolescenziale nel figlio, legate all'elaborazione della perdita della sicurezza ed all'acquisizione di limiti di ruolo, sono per alcuni versi speculari, ma anche parallele a quelle che sono al centro della transizione e della crisi della mezza età dei genitori.
È quest'ultima, una fase d’abbandono e trasformazione di ruoli, di primo bilancio e confronto col proprio progetto o sogno personale, di presa di coscienza dei limiti della propria vita. Queste due fasi, spesso, coincidono nel tempo, fra genitori e figli, il che rende più arduo per entrambi il compito evolutivo. Infatti, mentre il genitore tende a patire per la perdita del figlio, che si rende autonomo ed esce gradualmente dalla sua vita, il figlio deve affrontare l'ulteriore ostacolo di un genitore che non è più forte e orientato al futuro, ma oppositivo, resistente e timoroso di fronte ad ogni cambiamento. In ambito clinico, il problema dell'autonomia dalle figure genitoriali, autonomia spesso negata, talora rifiutata, a volte vissuta come ribellione, risulta spesso centrale.
La dipendenza psicologica nei confronti delle figure genitoriali e le ansie edipiche, a lei collegate, sembrano influenzare l'evoluzione dell’identità e lo sviluppo di sintomi clinici. Il vissuto di dipendenza può variare, infatti, dalla completa impotenza, conseguenza di una relazione patologica simbiotica, alle condotte oppositive di ribellione sistematica, altrettanto patologica. In sintesi, l'adolescenza contemporanea sembrerebbe caratterizzata da un progressivo dilatarsi della sua durata e da una crescente difficoltà ad assumere un'identità autonoma ed indipendente da quella genitoriale. Molti giovani soffrono d’inquietudine e di malinconia, infatti, l’inquietudine, lo stato d’animo di chi aspira al raggiungimento di qualche bene, avanza coraggiosamente.
La malinconia è il sentimento di chi soffre per un tormento interiore, dovuto anch’esso ad aspirazioni insoddisfatte, in questi ultimi tempi abbiamo letto sui giornali e sentito alla televisione alcune notizie sconcertanti: dei giovani, appartenenti a famiglie benestanti e normali, si sono tolti deliberatamente la vita morendo asfissiati dentro le loro auto.
BLAISE PASCAL dice che “Tutto è uno, tutto è diverso. Quante nature nella natura dell’uomo! Contraddizioni. L’uomo è naturalmente credulo, incredulo, timido, temerario. Descrizione dell’uomo: dipendenza, desiderio d’indipendenza, bisogno. Condizione dell’uomo: incostanza, noia, inquietudine”.
Fenomeni di disagio giovanile più diffusi e frequenti, come i comportamenti autolesivi, le tossicodipendenze, la violenza, individuale o di gruppo, incidono nelle società industriali moderne. Soprattutto nel disagio giovanile, tanto frequentemente investigato e discusso, quanto è correlato alle fisiologiche crisi d’identità adolescenziale può essere correttamente ascritto ai nostri modelli culturali di sviluppo e di integrazione dell'individuo nella società. Esiste una crisi epocale del modello di convivenza familiare nel ruolo che essa potrebbe svolgere in questi fenomeni di devianza giovanile; probabilmente nessuna indagine potrà mai esaurientemente descrivere ed analizzare fenomeni tanto disomogenei ed in così rapida evoluzione, quali i costumi e gli stili di comportamento sociale introdotti dagli adolescenti, nelle moderne società industriali.
Alcuni dati sociologici possono, però, essere strumenti utili di riflessione, per quanti in veste di genitori o per le attività professionali che svolgono, come insegnanti, psicologi, medici, entrano in contatto quotidiano con questa fascia di popolazione.
IL disagio giovanile come disagio esistenziale
Nelle società industriali moderne, il disagio giovanile trova nell'abuso di sostanze psicotrope e di droghe una delle sue manifestazioni disadattive più diffuse e frequenti. L'uso di droga, in un’ottica interpretativa psicodinamica, può esprimere, così, la necessità di compensare disturbi nevrotici, traumatici o attuali, ma anche di correggere disturbi psicopatologici borderline o disturbi del carattere. Troppe volte ci si trova ad accogliere giovani in difficoltà, a cui tutti, dalla famiglia alle amicizie, dalla scuola ai coetanei, avevano, di fatto, negato qualsiasi aiuto e sostegno, in mille modi richiesto, semplicemente perché, secondo i più, il giovane in questione "non aveva alcun problema". Probabilmente, il "problema" di questi giovani in difficoltà, ma anche di ognuno di noi, riflettendoci un attimo, è l'accettare se stessi ed il mondo in cui si vive, senza per questo perdere la necessaria fiducia nei futuri ed opportuni miglioramenti da apportare, in entrambi, con il proprio impegno. In altri termini, la problematica esistenziale, tanto evidente in epoca adolescenziale, si traduce da un lato in ansia di libertà, d’indipendenza e d’autonomia dalla famiglia, dall'altro, in angoscia della libertà, che può portare ad ogni immaginabile forma di dipendenza.
Tale angoscia induce l'adolescente a ricercare un modello cui adeguarsi, un’identità, una cristallizzazione tra tutte le possibili forme dell'io, un limite alla sua indistinta possibilità di divenire e di strutturarsi, una serie d’ideali da perseguire, delle mete da raggiungere, un codice di comportamento da rispettare.
Problemi legati al disagio giovanile nella scuola
Durante gli ultimi anni è la scuola ad aver assunto la funzione di contenitore del disagio provato dai giovani, collegato allo sviluppo sia fisico sia psicologico. Ed è quest’ultimo aspetto a destare maggior preoccupazione nell’ambito scolastico. Gli insegnanti sono chiamati ad assumere un ruolo per il quale non si sentono pronti: infatti l’affettivizzazione della scuola degli ultimi anni, rispetto all’impostazione prettamente nozionistica ed etica del passato, hanno richiesto che gli insegnanti, oltre alla formazione dei ragazzi mediante l’insegnamento delle materie, si occupino anche di offrire loro sostegno affettivo e socio-relazionale. Il doppio compito è stato accettato dagli insegnanti, rilevatori principali dei problemi esistenti tra i giovani, ma essendo due ambiti diversi in rapporto allo sviluppo adolescenziale, si sono verificati problemi nella gestione del progetto formativo nel rapporto con le famiglie. Lo scontro è sorto a causa del fatto che le famiglie, sempre più impegnate dal punto di vista professionale, hanno a disposizione molto meno tempo da dedicare alla crescita dei figli che vengono, spesso, affidati a parenti o amici o addirittura, ad estranei, ed hanno richiesto alla scuola di assumere un compito che fino a pochi anni fa era di loro competenza. La figura dell’educatore è venuta a coincidere con quella dell’insegnante. Quest’ultimo dunque deve compiere la sua professione che è quella di impartire nozioni, associata a quella che gli è stata affidata dai genitori, cioè di rapportarsi all’alunno seguendo un modello affettivo-relazionale che tenga in considerazione gli aspetti dello sviluppo emozionale e affettivo legati all’adolescenza e delle trasformazioni delle rappresentazione si sé e della costruzione del concetto di identità personale.
La scuola rappresenta il luogo elettivo del confronto con gli altri e permette di elaborare le proprie capacità e i propri limiti: la vita scolastica è vista dai giovani come esclusiva modellatrice del proprio status e la quotidianità è affrontata con i conflitti all’interno del gruppo classe e nei confronti degli insegnanti. Sui banchi di scuola viene a delinearsi l’identità personale e sociale e viene condivisa l’esperienza formativa nel momento in cui vi è la creazione obbligata di gruppi omogenei portatori delle stesse difficoltà. Si rileva, a tal punto, un processo di cambiamento all’interno del gruppo classe, una sorta di “isterizzazione” dovuta all’assunzione di comportamenti sempre più informali, contornati dall’uso di una gestualità accentuata e teatrale che conduce a mettere in rilievo la propria personalità di fronte all’esterno.
Da 20 anni a questa parte, il fenomeno del disagio giovanile viene studiato in modo più concreto, non solo per affrontare le emergenze quali droga, alcol, fumo, aids, ed altro, ma risulta anche essere una presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica e, quindi, dello stato e della società in senso generale, di ciò che non è patologico ma non per questo crea meno problematiche durante lo sviluppo.
In questo modo si sono diffusi Progetti Giovani e gli Osservatori sulla condizione giovanile degli enti locali, che mirano al controllo della condizione giovanile, sulle sue cause, sul rapporto con famiglia, scuola e lavoro e sulle possibilità di soluzione del problema.
Per quel che riguarda in particolare la scuola, i principali cambiamenti mirano alla modernizzazione delle strutture scolastiche, ora dotate di maggior autonomia, con l’instaurazione di nuovi rapporti fra le sue componenti, l’introduzione di un progetto di lavoro educativo (P.O.F.), la creazione di nuovi spazi e figure di supporto alla relazione educativa, l’adozione di vari progetti per una migliore formazione di docenti e dirigenti, richiesta dalla realtà della vita scolastica.
A fianco ad un miglioramento a livello istruttivo e ad un cambiamento nell’organizzazione scolastica, sono stati attuati anche altri tipi di progetti che vogliono colpire direttamente il problema della mancanza della funzione educativa da parte dei genitori. Infatti, per supportare la situazione del rapporto tra gli alunni e, quindi del gruppo classe, e degli insegnanti, sono stati posti obiettivi di accoglienza e gestione della classe che curano l’avvio e lo sviluppo di un clima in cui è chiaro fin da subito il ruolo sociale di studenti e del loro compito nell’ambito scolastico.
Il fine ultimo è quello di favorire una socializzazione spontanea che conduca all’acquisizione delle capacità di convivenza e l’instaurarsi di rapporti di amicizia e solidarietà. All’interno d’ogni classe è stato istituito un tutor che s’avvicini maggiormente ai singoli ragazzi e al gruppo per comprendere le difficoltà e le dinamiche e restituirle all’interno del consiglio di classe. Quest’ultimo permette di elaborare le procedure operative che possono sostenere la costituzione di un lavoro collettivo, capace di coordinare le varie attività verso l’obiettivo di lavoro comune tra insegnanti e studenti. Inoltre, sono state introdotti nelle scuole operatori sociali come supporto costante e per lo sviluppo di molteplici iniziative organizzate e gestite dalle stesse figure professionali. Le attività maggiormente diffuse sono gli interventi di prevenzione e promozione al benessere all’interno del gruppo, gli interventi in situazioni di crisi nelle classi e nei rispettivi consigli, gli interventi di ascolto e consultazione individuale dell’adolescente, interventi di counseling indiretto con insegnanti e genitori e la formazione degli insegnanti, ai tutor al personale Ata e ai genitori. Di particolare interesse è la consultazione psicopedagocica (CIC, Centri di Informazione e Consulenza, legge 309/1990) a cui ogni alunno può rivolgersi come ambito privilegiato nel quale esprimere il disagio evolutivo e dove ricevere sostegno attraverso una relazione di aiuto con persone competenti. Queste consultazioni prevedono due fasi: la prima è quella di ascolto e bilancio della crescita ed è la fase di accoglienza della domanda da parte del ragazzo e dell’effettuazione di un bilancio evolutivo attuale; la seconda fase invece, è la restituzione del bilancio e del sostegno socio-educativo, che permette allo studente di elaborare l’eventuale scacco evolutivo e partire da una rappresentazione di sé più realistica e nitida.
L’aiuto psicologico sostiene gli adolescenti nella presa di decisioni e ad affrontare con maggior coscienza le situazioni che appaiono gravose nel contesto relazionale scolastico e a prevenire situazioni che potrebbero diventare patologiche. Tutti i progetti e le attività organizzate negli ultimi anni dimostrano un impegno sociale nei confronti del mondo giovanile carico di problematiche legate alla solitudine in cui i ragazzi sono lasciati crescere e la scuola, luogo primario in cui una larga fascia di adolescenti si incontra e costruisce la propria persona mediante l’incontro/scontro con gli altri, è chiamata in causa attivamente per suscitare nei suoi allievi un interesse che va al di la dell’acquisizione di nozioni, ma che riguarda lo sviluppo di una serie di capacità che permettono di imparare a vivere se stesso come persona individuale e come soggetto sociale.
Perché tale scopo venga raggiunto, è necessario che il personale scolastico sia cosciente dei cambiamenti che stanno avvenendo all’interno dell’organizzazione scolastica, che accetti il mandato di insegnante/educatore e quindi accetti di aggiornare e modificare la propria attività e faccia tesoro dei suggerimenti che l’amministrazione statale e l’opinione pubblica propongono ogni giorno. Nello stesso tempo l’intervento di operatori esterni con competenze diverse dagli insegnanti dimostra che è possibile ricevere aiuto, che la società tende ad avvicinarsi alle problematiche adolescenziali e che, quindi, lo stato si sta muovendo attivamente per garantire il benessere tra gli adolescenti. Tutta l’equipe che lavora a livello scolastico persegue lo stesso scopo, ed è proprio quest’attività congiunta che permetterà a tutti i progetti di acquisire un’incisività sempre maggiore tra gli adolescenti.
Data di pubblicazione on line: 3 giugno 2007
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