Droga on line. it


             persona e comunità
Progetto Uomo

Settimanale on line per educatori e operatori nel sociale
Registrazione al Tribunale di Roma: n. 607/97 del 6.11.1997
 Cerca nel sito Progetto Uomo Web
--> Vita
SPECIALE DROGHE IN ITALIA/ La Relazione presentata in Parlamento
Il quadro allarmante della situazione nazionale su consumi, uso problematico, conseguenze sociosanitarie, attività di prevenzione, mercato della droga e criminalità droga-correlata.

Riportiamo un’ampia sintesi della Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia presentata dal Ministro Ferrero rimandando per approdondimenti al volume scaricabile direttamente cliccando qui.

 

 

La Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze ha l’obiettivo di fornire un quadro conoscitivo specifico del fenomeno droga nella sua duplice dimensione spazio-temporale, attraverso l’uso di metodologie che, in base alle indicazioni fornite dall’Osservatorio Europeo sulle droghe, forniscano indicatori validati (uguali a quelli del resto dell’UE), utili alla definizione di politiche ed interventi socio-sanitari.

Sebbene per alcuni flussi informativi si renda necessaria una ridefinizione del contenuto informativo e la relativa costruzione di indicatori efficaci (si pensi al complesso settore del privato sociale, all’impatto delle strategie di prevenzione/riduzione del danno e delle strategie di contrasto del mercato illegale), la qualità raggiunta nel complesso lavoro di raccolta delle informazioni (una su tutte, quella per singolo record, che consente un maggior controllo e qualità del dato) ha consentito di sviluppare la presente Relazione, la cui sintesi di seguito presentata si articola in cinque aree tematiche: I) consumi; II) uso problematico; III) conseguenze sociosanitarie; IV) attività di prevenzione; V) mercato della droga e criminalità droga-correlata.

 

Per ciò che riguarda i l’uso di sostanze psicoattive, tra il 2001 ed il 2005 si rileva, tramite l’indagine IPSAD®Italia, un aumento nella popolazione generale dei consumi di cannabis (hanno fatto uso della sostanza almeno una volta nella vita il 22% degli intervistati nel 2001 ed il 32% nel 2005): l’incremento si riferisce non solo al consumo nella vita, ma anche negli ultimi 12 mesi e 30 giorni. Le informazioni rilevate fanno inscrivere l’aumento dell’uso di eroina e cocaina nell’area del consumo sporadico/occasionale; il consumo frequente effettuato negli ultimi 30 giorni resta invece sostanzialmente stabile nel caso dell’eroina mentre subisce un lieve incremento per la cocaina. Le regioni che fanno registrare le più alte prevalenze di consumatori (una o più volte negli ultimi 12 mesi) sono il Lazio per i cannabinoidi (10,6%), la Lombardia per la cocaina (4,7%) e la Liguria per l’eroina (0,7%).

 

Fra il 2001 ed il 2005 si registra una generale diminuzione del numero di persone che hanno fatto uso di bevande alcoliche; tale dato risulta riscontrabile soprattutto tra i maschi nel passaggio dal 2003 al 2005 (hanno fatto uso di bevande alcoliche almeno una volta negli ultimi 12 mesi l’89% e 86% degli intervistati rispettivamente negli anni 2003 e 2005).

Tale riduzione non mette però in discussione il crescere, spesso riportato da più fonti, di nuovi modelli di consumo, in particolare nella popolazione giovanile, maggiormente problematici rispetto ai rischi a breve e medio termine. Sembrano essersi modificate in modo significativo le abitudini relative al consumo di tabacco; la percentuale del campione intervistato (con età compresa tra i 15 ed i 44 anni) che nel 2001 riferiva di aver fatto uso di almeno una sigaretta negli ultimi dodici mesi era del 36,3%, nel 2003 scende al 32%, prevalenza mantenuta anche nel 2005. L’analisi effettuata in base al genere degli intervistati, evidenzia un aumento significativo delle femmine fumatrici (+6,4%) ed una diminuzione dei maschi (-6,6%). L’associazione fra utilizzo di sostanze legali ed illegali evidenzia un decremento dal 2001 ad oggi. Contrariamente a ciò che si osserva per il consumo concomitante di sostanze psicoattive legali e non, dal 2001 in poi aumentano le persone che consumano più sostanze illegali (poli-utilizzatori); la quota passa dal 14% al 17%. In questo quadro resta però molto alto (87%) il dato relativo alla percentuale degli utilizzati di cannabis che non associano altre droghe illegali.

 

La prevalenza dei consumi psicoattivi fra gli studenti del campione ESPAD®Italia aumenta all’aumentare dell’età; tale dato si rileva nel corso dell’intero periodo di riferimento (2001-2005). L’uso di cannabis effettuato “una o più volte nel corso degli ultimi 12 mesi” viene riferito dal 24,5% degli intervistati, quello di cocaina ed eroina viene invece registrato rispettivamente in circa il 4% e 1,6% dei casi. Le quote di studenti delle scuole superiori che presentano pattern quantitativi, evocativi di unconsumo più problematico della sostanza (più di 20 volte nell’anno), sono più basse per quanto attiene alla cocaina (circa 12%) ed eroina (circa 16%) e più elevate nel caso dei cannabinoidi (circa 26%). Le Regioni in cui si registrano le più alte prevalenze (almeno una volta negli ultimi 12 mesi) di studenti consumatori sono il Piemonte per i cannabinoidi (28%), l’Umbria per la cocaina (quasi 5%) e il Molise (2%) per l’eroina. Gli allucinogeni e gli stimolanti di sintesi risultano distribuiti in modo omogeneo in tutta la penisola.

In controtendenza rispetto a quanto rilevato nella popolazione generale, la prevalenza globale di studenti che assumono alcolici è leggermente aumentata dal 2000 (64,7%) al 2006 (69,6%); la differenza di genere nei consumi è decisamente inferiore rispetto a quella rilevata per le sostanze illegali con un rapporto maschi/femmine pari a 1.2 in tutti gli anni.

La prevalenza degli studenti che fuma quotidianamente tabacco è maggiore fra le ragazze (nel 2006 27,2%) rispetto ai coetanei maschi (nel 2006 26,6%); si tratta dell’unico ambito, tra i consumi psicoattivi, in cui le prevalenze di consumatori di genere femminile superano in termini assoluti quelli di genere maschile. Anche il contatto con gli anabolizzanti è più frequente fra gli studenti maschi rispetto alle coetanee; il 21% ne ha fatto uso 20 o più volte nel corso dell’anno 2006.

 

L’utilizzo concomitante di più sostanze sembra essere un fenomeno particolarmente diffuso fra gli studenti; in particolare, dal 2000 ad oggi, la percentuale di studenti che consumano più sostanze illegali (poliutilizzatori) pur subendo alcune oscillazioni, è rimasta sostanzialmente stabile (nel 2005 e nel 2006 tale quota è pari al 22%). Anche tra gli studenti la quota dei consumatori di cannabis come unica droga illegale è molto elevata (87%)

Le caratteristiche della popolazione scolarizzata che maggiormente risultano positivamente associate con il consumo di sostanze illegali sono “l’avere fratelli che abusano di alcol e/o fanno uso di droghe”, “l’uso pregresso di psicofarmaci” e “l’avere avuto rapporti sessuali non protetti”.

 

Relativamente all’uso problematico, la prevalenza di utilizzatori problematici di oppiacei è stimata intorno ai 210.000 soggetti (5,4 ogni mille residenti di età 15-64). Quella di utilizzatori problematici di cocaina intorno ai 147.000 (3,8 ogni mille residenti di età 15-64). L’analisi dell’andamento temporale delle stime mostra un incremento rilevante per quanto concerne i soggetti eleggibili al trattamento per uso problematico di cocaina e una stabilità per quanto riguarda, invece, la popolazione eleggibile al trattamento per l’uso problematico di oppiacei. Gli utilizzatori problematici di oppiacei richiedono il primo trattamento al SerT entro sei anni dall’inizio dell’uso, mentre per quanto riguarda la cocaina si impiegano in media sette-otto anni per arrivare ai Servizi.

 

Per il 2006, si è stimato che in Italia tra gli “esordienti” al consumo di oppiacei e cocaina siano, rispettivamente, circa 30.000 e 9.500 le persone che negli anni a venire, mantenendosi gli attuali trend di accesso ai servizi, richiederanno un trattamento. Rapportando tali valori con la popolazione residente di età compresa tra i 15 e i 64 anni, si ottiene che il tasso di incidenza di uso problematico è di circa 8 per 10.000 per gli oppiacei e circa 3 per 10.000 per la cocaina. L’analisi del trend delle stime di incidenza evidenzia, nell’ultimo decennio, un aumento dei nuovi utilizzatori sia di oppiacei che di cocaina.

 

Nel 2006 si stima che i soggetti in trattamento presso i SerT siano stati circa 176.000, con un trend in aumento dal 2001. L’utenza dei SerT (14% nuovi utenti, 86% utenti già in carico dall’anno precedente o rientrati) è composta prevalentemente da soggetti di genere maschile (87%), di nazionalità italiana (94%) e con età media di quasi 35 anni (30 anni per i nuovi utenti). Le sostanze per le quali si richiede il trattamento sono nella maggior parte dei casi oppiacei (72%), seguite dalla cocaina (16%) e dalla cannabis (10%), queste ultime molto più diffuse tra i nuovi utenti. L’uso iniettivo si riscontra nel 74% degli utilizzatori di oppiacei e nell’8% degli utilizzatori di cocaina; sia per gli oppiacei che per la cocaina la probabilità di assumere la sostanza per via parenterale aumenta al crescere dell’età. Il 49% degli utenti utilizza almeno un’altra sostanza psicoattiva oltre a quella per la quale risulta in trattamento (43% tra i casi incidenti, 52% tra i prevalenti). La maggior parte degli utenti in carico (61%) dichiara di avere un livello di istruzione medio e di lavorare (60%).

Il 38% degli utenti dei SerT sono stati sottoposti a trattamenti diagnosticoterapeutico-riabilitativi non farmacologicamente assistiti. Hanno usufruito di tali trattamenti per la maggior parte soggetti di genere maschile (88%), con un’età media di 32 anni, consumatori di oppiacei nel 51% dei casi, di cocaina nel 28% e di cannabis nel 19%. Questa tipologia di trattamenti, somministrati a quasi la metà di tutti i casi incidenti nell’anno 2006, consiste per lo più in psicoterapia individuale (37%), counselling (30%) e sostegno psicologico (25%). Ai consumatori di oppiacei sono somministrati prevalentemente interventi psicoterapici individuali (36%). Il 42% dell'utenza che fa uso di cocaina come sostanza “primaria” risulta in trattamento con interventi psicoterapeutici individuali e la maggioranza (40%) degli utilizzatori di cannabis riceve interventi di servizio sociale o lavorativi. Il 62% dell’utenza ha usufruito di trattamenti farmacologicamente assistiti, la metà dei quali integrati con terapie di tipo psico-sociale e/o riabilitative. La maggior parte (93%) è destinatario di trattamenti con oppioagonisti (68% con metadone, 20% buprenorfina). Ad usufruire di questi ultimi sono soprattutto maschi (86%%) con un’età media di 35 anni, consumatori problematici di oppiacei (96%).

 

Secondo le rilevazioni effettuate attraverso lo studio multicentrico SIMI®Italia, i soggetti inviati presso le Comunità Terapeutiche dai SerT partecipanti allo studio (circa il 20% dei Servizi italiani) sono complessivamente 2.729, fra questi oltre i 3/4 (77%) già in carico dagli anni precedenti. L’84% dei soggetti è di genere maschile, l’età media è di 33 anni (32 anni per i nuovi utenti). Le sostanze d’abuso primarie sono nella maggior parte dei casi oppiacei (83%), seguite dalla cocaina (13%) e dalla cannabis (3%). Il 76% degli utenti in trattamento residenziale proviene da un uso delle sostanze per via iniettiva, contro il 57% di coloro in trattamento non residenziale. Risulta più che doppia la probabilità di essere inviati in Comunità se si è consumatori per via iniettiva. Tra gli utenti inviati in trattamento presso le comunità terapeutiche il 62% dichiara di far uso di altre sostanze oltre a quella per la quale risulta in trattamento. In particolare i soggetti di età inferiore ai 35 anni hanno il 50% di probabilità in più di essere poliabusatori rispetto ai più anziani. Il 67% degli utenti ha un livello di istruzione medio e, a differenza di quanto si rileva per gli utenti non residenziali, la maggior parte dei soggetti in trattamento presso le Comunità Terapeutiche è disoccupato (54%). L'8% degli utenti in carico nei SerT risulta trattato in strutture terapeutiche residenziali. Di questi il 54% riceve, ad integrazione della terapia d’ambiente di base, trattamenti farmacologicamente assistiti (metadone 51% e buprenorfina 12%) integrati con terapie psicosociali e/o riabilitative, mentre il rimanente 46% è sottoposto a trattamenti aggiuntivi esclusivamente di carattere psicosociale e/o riabilitativo non farmacologicamente assistito.

 

Relativamente all’area delle conseguenze socio-sanitarie, in merito ai decessi per overdose, nel 2006 in Italia si sono registrati 517 decessi dovuti ad intossicazione acuta da overdose (dati DCSA); rispetto al biennio precedente si registra una riduzione del 20%, sebbene il dato sia suscettibile di aggiornamento. La mortalità acuta droga correlata è un fenomeno prevalentemente maschile (si contano mediamente circa 10 decessi tra gli uomini per ogni decesso tra le donne); i tassi annuali di decesso sulla popolazione residente tra i 15 e i 64 anni di età nel periodo 2001-2006 evidenziano a livello regionale i valori medi più elevati in Liguria, Lazio ed Umbria (circa 7 decessi per overdose ogni 100 mila residenti) a cui seguono Piemonte, Emilia-Romagna e Campania (circa 5).

 

L’età al decesso è progressivamente aumentata: se nel 2001 circa il 36% dei decessi era costituito da over 35enni, nel 2006 tale quota sfiora il 50%. Nella metà dei casi rilevati nel 2006 la causa di morte - basata su elementi circostanziali e non su esami tossicologici - non è stata riconducibile con ragionevole sicurezza ad alcuna sostanza precisa, mentre nel 41% e nel 9% dei decessi questa è stata attribuita rispettivamente all’eroina ed alla cocaina. Dal 2001 la quota di morti attribuite ad intossicazione da eroina rimane sostanzialmente costante, mentre quella riconducibile alla cocaina è passata, nello stesso lasso temporale, da circa il 2% al 9%. Il confronto tra i dati della DCSA e quelli del Gruppo Italiano Tossicologi Forensi che si basano, invece, su specifici esami tossicologici, evidenzia una sottostima rilevante della mortalità determinata dall’uso/abuso da cocaina.

Lo studio VEdeTTE (studio longitudinale prospettico) ha evidenziato l’importanza dello stare in trattamento nel prevenire la morte; chi è in trattamento presenta un rischio di mortalità acuta circa 11 volte inferiore a chi è fuori trattamento. Risultano quindi fondamentali ritenzione in trattamento e durata degli interventi; rispetto a tali caratteristiche i trattamenti presentano invece ampie differenze: i trattamenti di mantenimento con metadone (in particolare se con dosi superiori a 60 mg al giorno e integrati da un supporto psicosociale o da una psicoterapia), rivelano la massima capacità di mantenere in trattamento; la comunità terapeutica è risultata poco inferiore al mantenimento con metadone nella ritenzione, almeno per quanto riguarda i nuovi utenti, mentre tutti gli altri trattamenti, hanno mostrato una minore capacità di ritenzione.

 

Nel corso del 2006 nei Servizi per le Tossicodipendenze sono stati sottoposti a test 67.300 soggetti per individuare la presenza di infezione da HIV e di questi il 12% è risultato essere positivo: l’86% di questi è di sesso maschile e l’età media è prossima ai 38 anni senza differenze di genere. Sono inoltre stati testati 62.635 soggetti per individuare la presenza di infezione da HBV e 75.213 soggetti per individuare la presenza di infezione da HCV e tra i testati sono risultati positivi rispettivamente il 39,5% ed il 61,9%. Nell’utenza positiva alla presenza di virus per l’epatite B o C la quota dei maschi è pressoché identica (87%) mentre l’età media risulta maggiore nei soggetti HCV positivi (38 anni contro i 36 dei soggetti HBV positivi) con differenze per genere al limite della significatività statistica in entrambi i gruppi: i maschi risultano in media un anno più grandi rispetto alle donne.

 

Relativamente alla presenza concomitante di patologie psichiatriche tra i soggetti in cura per disturbi da uso di sostanze psicoattive, l’80% delle Regioni ha attivato interventi di trattamento specifici per i tossicodipendenti con doppia diagnosi per i quali sia la disponibilità che l’accessibilità è valutata essere da buona a molto buona (dati questionari strutturati E.M.C.D.D.A.). Per quanto riguarda le caratteristiche dell’utenza con doppia diagnosi trattata nei servizi per l’anno 2006 (dati progetto SIMI®Italia5) per i quali è stata effettuata una diagnosi in merito alla presenza concomitante di disturbi psichiatrici, il 31% è risultato avere diagnosi positiva e tra questi l’80% è costituito da maschi; l’età media è di poco superiore ai 35 anni; circa il 90% dei soggetti in doppia diagnosi risulta associato all’uso primario di oppiacei, circa il 6% alla cocaina e poco più del 3% alla cannabis.

 

L’ammontare dei costi sociali legati all’uso di sostanze illegali, è stimato per il 2006 intorno ai dieci miliardi e cinquecento milioni di euro. Tale valore, calcolato sommando i costi per l’acquisto delle sostanze e per l’applicazione della legge (65%), i costi sociali dell’intervento socio-sanitario (17%) e i costi legati alla perdita di produttività il (18%), corrisponde allo 0,7% del Prodotto Interno Lordo Italiano del 2006 e all’1,2% della spesa delle famiglie residenti.

In merito alle attività di prevenzione implementate nel 2006 in Italia, relativamente a quelle rivolte agli studenti delle scuole superiori secondarie (dati ESPAD®Italia 6, studio condotto in 573 istituti scolastici) si evidenzia un quadro eterogeneo, in cui nel 21,2% delle scuole del sud e delle isole non è stato attivato alcun progetto specifico in materia, quota che scende al 10,8% tra le scuole del centro ed al 9,6% per quelle del nord.

Complessivamente, negli Istituti professionali si osserva una maggiore attenzione sia verso la formazione degli insegnanti che verso la presenza di progetti genere-specifici; gli Istituti d’arte si caratterizzano per la realizzazione di iniziative specifiche al rilevamento precoce degli alunni in difficoltà (sportelli, punti di ascolto, ecc.); nei Licei si registra una minore attenzione sia alla formazione degli insegnanti in materia di prevenzione del consumo di droghe, sia una minor presenza di iniziative volte al rilevamento precoce di alunni in difficoltà.

A livello di prevenzione rivolta verso le famiglie, si evidenziano (dati relativi ai questionari strutturati dell’Osservatorio Europeo sulle droghe e le tossicodipendenze) prevalentemente programmi di incontri rivolti a famiglie, seguiti da programmi di formazione per le famiglie e quelli basati sull’auto-mutuo-aiuto; tali tipologie di attività mirano a promuovere la funzione educativa e quindi preventiva del nucleo familiare, dando la possibilità di migliorare la comunicazione in famiglia ed individuare precocemente gli eventuali fattori di rischio per l’uso ed il consumo problematico di sostanze psicoattive. Le famiglie problematiche sono esse stesse oggetto di prevenzione mirata, in merito a situazioni familiari socialmente o economicamente svantaggiate, famiglie ad alta conflittualità o con al suo interno problemi di salute mentale.

Prevenzione selettiva e mirata è stata svolta nel 2006 anche verso particolari gruppi a rischio, e nello specifico verso gruppi etnici ed immigrati, studenti con problemi di emarginazione scolastica e sociale, minorenni pregiudicati, soggetti senza fissa dimora, giovani in ambiti ricreazionali.

Altro livello di prevenzione è quello rivolto ai decessi per intossicazione acuta da sostanze: le attività maggiormente svolte a livello territoriale sono quelle effettuate all’interno del processo di presa in carico dell’utente presso i servizi, quali la somministrazione di trattamenti con agonisti e la valutazione del rischio individuale, a cui seguono gli interventi di educazione al rischio e alla capacità di risposta in situazione di emergenza, prevalentemente nelle unità a bassa soglia; la distribuzione di siringhe e/o materiale sterile, di profilattici e di materiale informativo sono le attività principalmente rivolte alla prevenzione delle malattie infettive.

 

Relativamente all’area tematica del mercato della droga e criminalità droga-correlata, nel corso del 2006 il mercato Italiano è stato alimentato prevalentemente dalla cocaina prodotta in Colombia, dall’eroina afgana, dall’hashish prodotto in Marocco, dalla marijuana albanese e dalle droghe sintetiche provenienti per lo più dall’Olanda. In Italia, e più nello specifico in Calabria, il controllo del mercato della cocaina è pressoché completo appannaggio delle organizzazioni della “ndrangheta”. L’analisi delle attività coordinate dalla Direzione Centrale Antidroga evidenziano inoltre la tendenza di tale organizzazione ad operare fuori della regione Regione d’origine: pur non essendosi registrati grandi sequestri nel territorio calabrese si rileva, infatti, un costante coinvolgimento di tale organizzazione nell’ambito di importanti operazioni realizzate sul territorio nazionale ed internazionale. Le organizzazioni di stampo camorristico, a differenza della “ndrangheta” che opera prevalentemente al di fuori dei confini regionali, svolgono ampia parte della propria attività, consistente nello spaccio soprattutto di cocaina, sul territorio campano ed in piccola parte sul versante Adriatico e nelle Marche. La mafia siciliana, con l’aumentare esponenziale della domanda di cocaina e la contestuale flessione di quella di eroina, ha perso progressivamente terreno in favore della ‘ndrangheta: l’attuale scenario del narcotraffico in Sicilia evidenzia una generica tendenza della criminalità a servirsi, per i grandi approvvigionamenti, delle organizzazioni calabresi e campane.

Così come osservato nel biennio precedente, anche nel 2006 si è continuato ad assistere all’aumento del numero di operazioni effettuate dalle Forze dell’Ordine sul territorio nazionale (20.580): continuano a crescere sia il numero di interventi volti al contrasto del traffico di cocaina che i quantitativi intercettati, così come aumentano anche il numero di operazioni che hanno portato al sequestro/rinvenimento di piante e derivati della cannabis e di eroina.

 

Circa gli atteggiamenti verso le sostanze stupefacenti, il contesto sociale e culturale del fenomeno delle tossicodipendenze risulta fortemente determinato anche dall’approvazione e percezione del rischio per la propria salute legato all’uso di sostanze psicoattive; tale percezione presenta solitamente una forte connotazione di genere anche se nel corso degli anni tale consapevolezza è andata ma mano uguagliandosi.

La sostanza maggiormente disapprovata e percepita come rischiosa per la propria salute, dalla quasi totalità dei rispondenti all’indagine IPSAD®Italia7, è l’eroina, segue la cocaina, tabacco ed infine i cannabinoidi; a fronte di un aumento e/o stabilità registrati nella percezione del rischio legato all’uso di eroina e cocaina, si evidenziano significative diminuzioni per quanto attiene il tabacco ed i cannabinoidi. Le Regioni in cui si registra una generale maggiore percezione del rischio e disapprovazione in merito all’uso di sostanze psicoattive legali ed illegali sono la Sicilia, la Calabria e l’Emilia Romagna mentre i valori più bassi si rilevano in Toscana, Marche e Friuli. E’ interessante rilevare però che non sempre ad un atteggiamento di disapprovazione o di percezione del rischio circa l’uso di determinate sostanze corrisponde una bassa prevalenza stimata dei consumi di sostanze. Eccezioni a tale relazione si ritrovano in diverse Regioni d’Italia quali ad esempio la Sicilia e la Valle d’Aosta dove, a fronte di un’alta percezione del rischio e di un atteggiamento di disapprovazione nei confronti dell’uso di cannabis, si evidenziano le prevalenze più alte di consumo della sostanza.

L’analisi condotta in base alla quantità di sostanze illegali (suddivise per tipologia) rinvenute e sequestrate, ha consentito di evidenziare maggiori livelli di problematicità connessa al traffico degli stupefacenti in quasi tutte le aree settentrionali, nelle Regioni tirreniche ed in Puglia.

L’analisi del costo delle sostanze evidenzia come dal 2001 al 2006 la media dei prezzi sia diminuita per la cocaina (da 99 a 83 € per grammo) e l’eroina (da circa 68 a 52 € per quella nera e da 84 a 78 € per quella bianca), sia aumentata quella di una singola pasticca di ecstasy e/o dose di LSD, mentre rimane invariata quella dei cannabinoidi. A fronte dell’aumento dei prezzi dell’ecstasy, la percentuale media di sostanza pura (MDMA) riscontrata nei quantitativi analizzati nel 2006 è scesa a poco più del 18% contro circa il 28% del 2001. Anche la percentuale media di principio attivo di cocaina ed eroina si è ridotta, passando nel quinquennio rispettivamente dal 65% al 55% e dal 29% all’11%; stabile, su valori inferiori al 10%, la percentuale media di principio attivo (THC) presente nei cannabinoidi sequestrati con valori che non superano in nessun campione sequestrato il 20%.

 

In merito alle segnalazioni per possesso di sostanze stupefacenti, nel 2006 l’attività delle Prefetture ha riguardato 35.645 soggetti segnalati ex art. 75 DPR 309/90, per la maggior parte di sesso maschile (94%), con un’età media di circa 26 anni e mai segnalati in anni precedenti (76%). La sostanza maggiormente intercettata è stata la cannabis (75%), seguita dalla cocaina (15%) e dagli oppiacei (8%). Dal 2002, a fronte di una diminuzione della percentuale di soggetti segnalati per possesso di cannabinoidi, si è registrato un incremento di quella dei segnalati per cocaina (dal 9% nel 2002 al 15% nel 2006) e una stabilità per l’eroina (8%). Il numero totale dei colloqui svolti davanti al Prefetto è pari a 26.841, le sanzioni amministrative sono state complessivamente 7.146 (il 75% successivamente al colloquio, 25% per mancata presentazione al colloquio stesso), 5.816 soggetti sono stati inviati ai SerT e per 5.709 è stato archiviato il procedimento amministrativo per conclusione del programma terapeutico. È aumentato il numero di sanzioni emesse nei confronti dei nuovi soggetti segnalati negli ultimi quattro anni, in particolar modo per effetto delle sanzioni emesse dopo l’effettuazione del colloquio.

 

Per quanto attiene alle denunce effettuate per crimini commessi in violazione della normativa sugli stupefacenti, queste sono state 32.807 (10% per reati di associazione finalizzata alla produzione, traffico e vendita di stupefacenti, 90% per reati di produzione, traffico e vendita di sostanze psicotrope). I soggetti entrati, nel 2006, negli istituti penitenziari italiani per reati in violazione della normativa sugli stupefacenti sono 25.399 adulti e 219 minori, corrispondenti a oltre ¼ dei circa 91.000 ingressi annui totali. Di questi ingressi per violazione del DPR 309/90, circa il 60% ha riguardato soggetti censiti come tossicodipendenti. Circa il 27% del totale degli ingressi negli istituti penitenziari è rappresentato da consumatori di droghe; quasi i 2/3 (61%) degli incarcerati nel 2006 per violazione delle previsioni penali del DPR 309/90 sono costituiti da soggetti neocarcerati.

I soggetti che hanno usufruito di misure alternative in base a quanto previsto dall’art. 94 del DPR 309/90 sono rimasti sostanzialmente stabili come numero assoluto tra il 2001 ed il 2006, oscillando intorno a 3.000 unità circa all’anno. Circa il 29% dei tossicodipendenti affidati ha commesso reati in violazione della normativa sugli stupefacenti.

 

Fonte: Ministero Solidarietà sociale

 

Clicca qui per scaricare la Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia

 

Data di pubblicazione on line: 18 luglio 2007

 

Clicca qui per inviare un commento a questo articolo

 

 

 Invia questa pagina ad un amico

  Man At Work

ProgettoUomo.net - 2006 - Tutti i diritti sono riservati.
La riproduzione dei contenuti del sito è consentita citando la fonte ed indicando il relativo indirizzo URL.

Celleno Informatica