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Nizzoli: “Nella lotta alla droga abbiamo bisogno di fare sistema”
Condivisione dal presidente onorario di Erit-Italia al documento di FederSerD, CNCA e FICT, ma si tengano presente altre realtà, come la Carta di Venezia.

 

 

In riferimento al documento stilato da FederSerD, CNCA e FICT sulla droga riportato nelle pagine di progettouomo.net , riceviamo da Umberto Nizzoli, presidente onorario di Erit-Italia, la seguente replica: “Condivido sostanzialmente il testo del documento presentato in occasione del 26 giugno. Proprio per questo mi sarebbe piaciuto che gli estensori citassero almeno altre e precedenti posizioni assunte da altre associazioni, se si vuole minori, ma non per questo trascurabili; sempre che le condividano, beninteso. A meno che non si ritenga che ognuno faccia per sé; personalmente lo troverei poco coerente col bisogno di fare sistema. Perciò vi ritrasmetto la ‘Carta di Venezia’, elaborata da Erit e da SIA (www.dfc.unifi.it/SIA) e fatta propria da un considerevole numero di agenzie italiane che si occupano di dipendenze”.

 

CARTA DI VENEZIA

 “Charter per formulare anche in Italia una politica del settore  dell'uso delle sostanze psicoattive e/o dei comportamenti che determinano dipendenza o condizioni problematiche sociali e di salute“

 

   L’uso di sostanze psicoattive, lecite ed illecite ha assunto proporzioni di massa, in continua, rapida e pericolosa crescita. E’ innegabile che: sospingere la gente ad un consumo senza limiti tanto di  sostanze quanto di beni di consumo; condizionare con raffinate strategie di marketing e di pubblicità diretta ed indiretta gli stili di vita di intere masse, specie giovanili, costringendole a conformarsi e ad omologarsi in maniera acritica a mode sempre più in veloce trasformazione; proporre politiche persecutorie contro chi rimane ai margini; non mettere in campo le risorse adeguate a costruire percorsi di educazione alla salute e di promozione alla salute; non riuscire a creare comunità educanti, coese e solidali; non predisporre, supportare e integrare, nella pratica quotidiana, adeguati e validi percorsi di cura e di inclusione sociale per chi soffre di uno stato di dipendenza dalle droghe, lasciando migliaia di persone e le loro famiglie succubi della delinquenza e dell’isolamento, danneggia non soltanto il singolo ma l’intera società. E’ in ambiti di solitudine, o di eccessiva competizione, o di sfruttamento e disgregazione sociale, ovvero in contesti “normali” o quanto meno molto diffusi che la droga ha la sua subdola capacità, il nefasto potere di infiltrarsi e di determinare la schiavitù della dipendenza, l’emarginazione, la sofferenza di chi a volte reputa erroneamente di poter risolvere disagi o difficoltà attraverso l’uso di sostanze legali ed illegali .

   Si tratta allora di uscire da una cultura centrata su sterili contrapposizioni, che si illude che esistano facili soluzioni al problema e di iniziare un percorso fatto da piani concreti di intervento capaci di contrastare questo fenomeno. L’intenzione dichiarata dal Governo di predisporre un Piano Nazionale sulle dipendenze va nella giusta direzione.

   L’auspicio è che i livelli di governo regionali, nazionali ed europei possano supportare l’adozione di linee programmatiche condivise che giungano ad assicurare livelli omogenei di assistenza su tutto il territorio europeo, nel pieno rispetto delle caratteristiche autonome locali ma nel comune intento di contribuire a diminuire ed azzerare le disuguaglianze di salute ed i gradienti che contraddistinguono aree geografiche spesso anche limitrofe.

   E’ tempo di elaborare strategie di empowerment a livello sociale. E’ tempo di innescare iniziative e misure che possano attribuire realmente a tutti i cittadini ed ai loro rappresentanti un ruolo centrale insieme alla responsabilità,  le competenze ed il potere di costruire contesti sociali maggiormente solidali, capaci di contribuire a contrastare la diffusione e l’uso delle droghe e a modificare l’accettazione sociale e la stessa cultura dell’uso improprio di sostanze psicoattive, come ad esempio l’alcol, che determinano dipendenza o condizioni problematiche relazionali, collettive e di salute. Si rende inoltre necessario diffondere anche le competenze sul piano del sapere, saper fare e saper essere, tanto ai singoli cittadini quanto alle diverse componenti sociali ed istituzionali

 

Il Piano nazionale dovrebbe ispirarsi ai seguenti principi e metodi:

 

1. ogni cittadino dl qualunque età, sesso, religione, orientamento sessuale, appartenenza etnica, culturale, nazionale ha diritto di vivere in un ambiente che promuova stili di vita sani e che lo protegga dalle conseguenze negative dell'uso di sostanze psicoattive e/o da comportamenti che determinano dipendenza o condizioni problematiche sociali e di salute .

        a) ogni comunità, secondo il principio di sussidiarietà, attiva il suo impegno e svolge un ruolo centrale nel promuovere, predisporre ed attuare un piano esplicito di prevenzione e promozione della salute che contrasti l’uso di sostanze psicoattive e/o l’adozione di comportamenti  che determinano dipendenza o condizioni problematiche sociali e di salute;

b) ogni cittadino ha diritto, qualora sia consumatore di sostanze psicoattive  e/o che adotti comportamenti che determinano dipendenza o condizioni problematiche sociali e di salute, di avere ac­cesso a servizi adeguati di tutela della salute fisica, emotiva, psichica e sociale.

 

2. tutti i bambini e gli adolescenti,  ad iniziare dal periodo della gravidanza, devono essere protetti dalle conseguenze negative derivanti dal vivere e crescere in un ambiente che solleciti l'uso di sostanze psicoattive e/o l’adozione di comportamenti che determinano dipendenza o condizioni problematiche sociali e di salute

a) per tutti i bambini che vivono in famiglie con problematiche correlate all’uso di  sostanze psicoattive o in contesti familiari in cui si agiscono comportamenti che determinano dipendenza o condizioni problematiche sociali e di salute, devono essere resi disponibili dei programmi in grado di avviare un processo di aiuto e di adeguata valutazione posta dalle capacità genitoriali;

b) và contrastata la disponibilità e l'offerta di sostanze psicoattive e l’adozione di comportamenti che determinano dipendenza o condizioni problematiche sociali e di salute.

 

3. la famiglia e la rete delle relazioni di comunità rappresentano i contesti educativi e di crescita centrali e le risorse sociali piu’ significative sia per prevenire che per favorire l’approccio di comunita’ ad una gestione partecipata e solidale dei problemi che derivano dall'uso di sostanze psicoattive e da comportamenti che determinano dipendenza o condizioni problematiche sociali e di salute

a) sostenere le organizzazioni non-governative ed in particolare i gruppi di auto-aiuto che promuovono stili di vita sani, in particolare coloro che operano nell’ambito delle sostanze psicoattive e/o l’adozione di comportamenti che determinano dipendenza o condizioni problematiche sociali e di salute.

 

4. i contesti di vita e di lavoro devono essere protetti dalle conseguenze negative che derivano dall'uso di sostanze psicoattive e/o da comportamenti che determinano dipendenza o condizioni problematiche sociali e di salute, con la partecipazione attiva dei cittadini alla predisposizione e gestione dei piani di azione in un processo di salutogenesi, autopromozione e autotutela della salute.

 

5. le comunità locali, le Regioni, lo Stato devono predisporre misure, attivare strumenti e rendere disponibili programmi di promozione della salute, garantendo adeguati finanziamenti, al fine di proteggere i cittadini dalle sollecitazioni e dalle conseguenze di strategie di comunicazione, pubblicita’ e marketing basate su messaggi, promozioni, sponsorizzazioni proposti attraverso tutti i canali di distribuzione (stampa, radio, giornali, internet, sms, ecc…) che indirettamente o direttamente incoraggiano, stimolano o inducono il consumo di sostanze psicoattive  e/o l’adozione di comportamenti che possano determinare condizioni di dipendenza o l’insorgenza di condizioni problematiche sociali e di salute.

 

6. il sistema dei servizi pubblici e privati per le dipendenze ha urgente necessita’ di essere rapidamente riorentato attraverso un processo attivo di definizione di obiettivi, risorse ed indicatori coerenti con una programmazione basata sull’analisi e la soddisfazione dei bisogni, sulla centralita’ della persona e non su quella delle prestazioni o delle remunerazioni. e' necessario passare dalla definizione dei servizi all’individuazione dei programmi incentivando la collaborazione tra pubblico e privato purché assoggettati a standard di accreditamento e di qualità omogenei. in questo senso la charter auspica e promuove  attivamente l’applicazione su tutto il territorio nazionale la pratica dell’accreditamento come buona prassi da privilegiare all’interno di un processo di programmazione partecipato.

l’attuazione di questo nuovo processo si integra e si completa con la necessita’ di garantire una formazione adeguata alle professioni impegnate nel settore, oggi troppo spesso trascurate, e che rappresentano le risorse essenziali al fine di garantire  l’intera strategia di prevenzione.

 

Data di pubblicazione on line: 30 luglio 2007

 

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