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Progetto Uomo

Settimanale on line per educatori e operatori nel sociale
Registrazione al Tribunale di Roma: n. 607/97 del 6.11.1997
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QUESTIONI DI PROSPETTIVA
I docenti possiedono maggiore professionalità degli educatori?

Durante una pausa di un convegno ho assistito ad un curioso dialogo fra un insegnante di Scuola primaria e un educatore professionale, impegnati in un medesimo progetto, con stessi ruoli e mansioni… ma retribuzione nettamente diversa.

Il tema di fondo riguardava, appunto, la retribuzione, in generale, che, si sa, sia nella scuola sia nel sociale raggiunge livelli più bassi che medi: ulteriore elemento frustrante di professioni ritenute tanto utili quanto orfane di riconoscimenti pubblici ed economici.

Il dialogo si incentrava, poi, sulle caratteristiche del progetto, sulla mole di impegno… e dalle considerazioni generali sulle retribuzioni inadeguate, l’educatore professionale, ahimè, passava ad asserire, a riprova, che quello che egli avrebbe percepito era ingiustamente più basso rispetto all’emolumento del docente stabilito dal progetto, nonostante che ambedue svolgessero funzioni educative simili, con una stessa fascia di utenza e nello stesso orario.

A questo punto, l’insegnante, colto da un rigurgito “professional-narcisistico”, rispondeva asserendo che tale paragone non era ammissibile in quanto il “docente” possiede una professionalità maggiore dell’educatore professionale.

Naturalmente, calava il “gelo”e i due con un pretesto si salutavano.

Che dire?

Forse quell’insegnate non sa che gli educatori professionali sono, ormai in gran parte,dei laureati, che svolgono un lavoro talvolta improbo in situazioni di disagio e rischio sociale, in ambiti meno strutturati e con meno risorse della Scuola, nonostante le falle che oggi questa presenta.

Inoltre, dovrebbe documentarsi sul fatto che gli educatori professionali, oltre a percepire una retribuzione ingiustamente sproporzionata nei confronti del monte ore e delle responsabilità che si trovano ad affrontare, non hanno sempre garantito lo stipendio, soprattutto nel privato-sociale, causa, fra l’altro, l’indecente e arrogante pratica amministrativa di pressoché tutte le Regioni italiane o Enti pubblici, che si permettono di non pagare, magari per anni, le rette degli assistiti in convenzione.

Cari docenti, i tempi di De Amicis sono tramontati: oltre al medico, al farmacista, al prete, all’avvocato e alla maestra… nei nostri paesi e città si registrano nuove professionalità, altrettanto meritevoli di stima e riconoscimenti.

Ed è bene che i “figli di un Dio minore” dimostrino maggior solidarietà fra di loro.

 

 

Data di pubblicazione on line: 12 dicembre 2007

 

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Nicolò Pisanu è direttore dell’Istituto “Progetto Uomo”

 

 

Commento di Antonio Montagna

 

Ho letto l’articolo in oggetto su orizzontescuola.it. Personalmente, penso che nella scuola ci siano cose ben più importanti a cui pensare e problemi ben più seri da risolvere. Pubblicare notizie del genere su siti di “servizio” che servono a fare informazione è, secondo me,  del tutto deleterio e pericoloso. La categoria dei docenti è già divisa in tante piccole sottocategorie pronte a darsi battaglia e adesso vogliamo creare o fomentare anche le lotte fra insegnanti ed educatori? Mi sembra davvero esagerato e, ribadisco, pericoloso, dare tanto peso e tanto spazio a un semplice scambio di battute e di vedute tra persone. Soprattutto se poi la pubblicazione non si limita a riportare i fatti ma anche a dare giudizi di parte. Io lavoro a diretto contatto e in piena armonia con insegnanti ed educatori e non ho mai avuto o riscontrato alcun problema. Infine, dico che  se proprio sentite il bisogno di far conoscere il vostro pensiero, fatevi un bel blog personale su internet e lasciate ai siti di pubblica utilità la prerogativa di fare “informazione”. (17 dicembre 2007)

 

Commento di Vito

Il commento può esaurirsi in una battuta: E' VERGOGNOSO QUELLO CHE HA DETTO L'INSEGNANTE, al massimo mi suscita pena dal momento che parla senza sapere quello che sta dicendo.
sono un pedagogista e sono soprattutto fermamente convinto che non è sempre un titolo (visto che oggi si compra tutto) che fa un bravo insegnante o un bravo educatore bensì :molto studio, lavoro sul campo, ricerca e sensibilità dalla nascita.
veniamo al nostro caso: lavoro da qualche anno nelle scuole come educatore a fianco degli alunni con problemi, con loro svolgo attività di educazione socioaffettiva, animazione socioculturale, teatrale, metodi di apprendimento specifici come il "Feuerstain". molti insegnanti non sapevano nemmeno dell'esistenza di queste cose: alcuni, molto umilmente le hanno apprese da me, altri le hanno  elogiate, altri ancora sono rimasti indifferenti.
molti alunni anche i cosiddetti "normali" molte volte non vedevano l'ora che qualche insegnante che "sapeva solo strillare" se ne andasse per lavorare insieme a me o i miei colleghi.
non solo: ho visto da parte di molti di questi "professionisti dell'apprendimento" atteggiamenti che stanno all'opposto di quella che è una buona educazione, formazione e non per ultima istruzione. fermi tutti!! ho visto e conosciuto anche ottimi insegnanti dai quali molto ho imparato e scambiato. ne ho conosciuti purtroppo altri che spiegavano la lezione per se stessi perchè senza la minima capacità di coinvolgimento della classe, altri minacciare solo con note ed espulsioni, altri che non sanno dove abita l'ascolto...
novella:un giorno, durante la ricreazione, una mia collega andava mano nella mano della ragazza da lei assistita, le due vengono incontrate dal preside (insegnante pure lui e "possessore di una professionalità maggiore") che le blocca e le intima di staccare le mani perchè questo "istiga alla omosessualità"
... giudicate voi....
lo ripeto: ho conosciuto anche tanti bravi e competenti insegnanti con i quali ho lavorato in perfetta sintonia.
ognuno ora guardi dentro di sè e rifletta.
tutte le negatività elencate sopra non provengono purtroppo solo da una "cattiva fede" di qualche insegnante, perchè credo fermamente che molti, agendo male, non ne sono consapevoli. piuttosto la "colpa" è della mancanza di formazione adeguata per loro, che va molto, ma molto al di la della mera conoscenza delle proprie discipline. purtroppo non si può imparare a fare gli insegnanti solo con le siss ma ci vuole tanto altro per "accogliere" un ragazzo nell'apprendimento, capirlo e capire quale è la migliore formula scolastica per lui.  e non ci vuole lo psicologo
serve tanta, tanta e lo ripeto tanta coscienza unita a tanta, tanta formazione (4 gennaio 2008).

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