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DROGA/ Una città in allarme
"Lettera alla città": un invito del vescovo di Campobasso alle famiglie per recuperare la capacità educativa.

 

Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano, profondamente toccato dai tragici eventi che hanno seminato sgomento e angoscia in una Campobasso sempre più in allarme per la diffusione della droga, ha scritto una "Lettera alla città". In essa padre Giancarlo esprime vicinanza affettuosa e fedele alle famiglie in lacrime e invita energicamente la città a reagire, in ogni sua componente.

Egli invita le famiglie alla preghiera e all'ascolto di Dio, ma anche a un profondo cambiamento degli stili di vita per recuperare una credibile capacità di educare. Invita la scuola a proporre ideali alti, la politica a fare la sua parte con scelte concrete (come la revisione del lavoro festivo), gli educatori e i preti a mettersi in stato di vera riflessione e a stare accanto ai giovani.

Il vescovo, ammirato dalle famiglie che hanno costituito un gruppo di auto-aiuto per la tossicodipendenza, auspica la formazione di "operatori di strada" contro la droga ed esorta a valorizzare le esperienze di recupero già presenti nella diocesi e ad ascoltare anche altri testimoni per capire cosa stia succedendo.

Infine, avvicinandosi la Quaresima, il presule raccomanda la via del cambiamento che passa attraverso la valorizzazione del dolore come occasione di maturazione interiore.

 

Il testo integrale della lettera:

Carissimi, anche in questi giorni quel fiume di fango che avevamo visto scorrere mesi fa, torna a invadere la nostra città. La droga sta bruciando i nostri giovani. E sta sconvolgendo le nostre famiglie.

Tutta la città prova un momento di grande fatica nel vivere. Come Vescovo ne raccolgo il grido di dolore!

Questi lutti e queste ferite rivelano una crisi che si unisce sia a quella di chi sta perdendo il lavoro nella nostra regione sia a quella che attanaglia i giovani che il lavoro lo cercano e non lo trovano.

A tutte queste famiglie in lacrime esprimiamo la nostra vicinanza affettuosa e fedele.

E' un dramma di tutti, poiché portiamo gli uni i pesi dell'altro. La vita è una catena. Se si spezza l'anello più debole, si spezza per tutti. Tutti precipitiamo.

Ma insieme allo sdegno e all'immenso dolore, crediamo che questa emergenza ci interpelli per un diverso modo di vivere ed educare i nostri figli.

Cresca nelle famiglie l'ascolto Dio, soprattutto nella preghiera. Più ascoltiamo Dio più saremo capaci di ascoltarci tra di noi.

Cresca nelle famiglie il dialogo tra genitori e figli.

Sia rivisto il lavoro festivo, che smembra le famiglie e soprattutto strappa le mamme dalle loro case.

Nelle scuole si parli con chiarezza di questi problemi. Ma soprattutto si presentino sempre alti gli ideali della vita. Mai abbassare i valori. Il cuore è saziato dal bene e dal bello. Per tutti. Specie per i giovani.

Si valorizzino perciò prima di tutto le esperienze di recupero già presenti in diocesi - come la comunità di padre Lino - ma sia anche ascoltata la voce di altri testimoni, che ci aiutano a capire cosa sta succedendo. Soprattutto i genitori e gli educatori si mettano in seria riflessione. Il momento è grave. Tante cose vanno cambiate.

Guardiamo con fiducia alle famiglie con ragazzi che hanno problemi di droga, che si sono messe insieme, per un "gruppo di auto-aiuto". Senza inutili pudori e senza veli, queste famiglie ci stanno insegnando ad essere sinceri, a non chiudere i nostri occhi. Ma ad imparare dai nostri errori e limiti.

La politica stessa ascolti queste famiglie, si faccia carico concretamente degli urgenti e gravi problemi che esse denunciano e impari da loro.

Chi sa, parli, con coraggio, per fare muro al male tutti insieme.

Bello sarà se riusciamo a creare un gruppo di "operatori di strada", che possano, ben preparati, farsi presenti nei luoghi della città dove la morte è venduta. Occupare cioè la città in tutte le sue dimensioni! Stare con i ragazzi e le ragazze. Stare con loro. Questo sia il nostro compito di preti e di educatori.

La Quaresima che si sta avvicinando ci aiuti a cogliere il messaggio di cambiamento che la realtà ci chiede e ci impone. In tutti e per tutti. Con una vita più sobria, meno consumismo, più sacrificio, più volontariato. Perché la sofferenza è l'unica strada che matura i nostri giovani. E la sofferenza redime. "Guai a chi è sazio, arrogante, sicuro di sé, presuntuoso!", ci dice Gesù nel vangelo di questa domenica. Beato invece chi incontra il dolore e lo sa valorizzare.

Dio benedica i nostri passi. Ci stia vicino. Soprattutto dia prospettive nuove e nuovo vigore a chi è immerso nel dramma della tossicodipendenza e alle loro famiglie.

Con forte condivisione del dolore di tutti, in rinnovata speranza.

 

Giancarlo Bregantini è arcivescovo di Campobasso-Bojano.

 

Data di pubblicazione on line: 19 febbraio 2010

 

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