Tra sogno e realtà
Da bambino, Giuseppe, aveva tanti sogni. Gli sarebbe piaciuto fare il pilota di F1 (non il calciatore, era troppo pigro), ma anche fare il veterinario o l’esploratore o il condottiero di eserciti invincibili. Insomma (Sn ) = sogni all’infinito. Uso questa notazione perché non basterebbe un foglio intero per raccontarvi dei suoi sogni e poi perché la memoria un po’ mi tradisce. Cresciuto e arrivato al liceo i sogni c’erano sempre, erano solo un po’ più seri. Come tanti ragazzi avrebbe voluto cambiare il mondo, credeva nella politica come partecipazione, impegno, sacrificio, lotta di ideali e condivisione.
Erano i sogni più belli perché li poteva quasi toccare, ne poteva sentire il profumo nelle serate passate al collettivo parlando di rivoluzione e di giustizia sociale. Ne poteva ammirare la bellezza utopistica piena di contraddizioni e di dubbi durante i giorni dell’occupazione a scuola o durante le manifestazioni per i diritti del popolo palestinese. Erano i suoi sogni e li condivideva, li vedeva crescere e diventare forti assieme a quelli dei suoi amici. Spesso non lo facevano dormire nell’attesa che la notte (inutile perdita di tempo biologica) passasse e lasciasse spazio al nuovo giorno pieno di nuovi limiti da sfidare e superare. Si sentiva vivo!!!!
Uno di questi sogni, più tardi, lo ha portato ad innamorarsi della pace e a fare la scelta dell’obiezione di coscienza e del servizio civile (No, caro Ignazio ,non il tuo servizio svilito di ogni sacrificio e pensato come un mestiere. Quel servizio lo si pagava con mesi in più di punizione e con lo sguardo pieno di arroganza del colonnello comandante l’Ufficio Forze Assenti che li controllava ogni mese). Durante questo periodo l’incontro con tante persone, quelle che i sociologi chiamano emarginati (come se questa categoria si potesse sostituire a quella di “essere umano”, quasi dando una giustificazione alla negazione dei diritti più elementari) gli ha rivelato un altro aspetto dei sogni. Pensa un po’, lui che si riteneva un grande sognatore (etichetta tante volte confermata da tutte quelle persone che sentendolo parlare lo interrompevano dicendo “…vabbè ma per essere più realisti……”) aveva ancora da imparare sui sogni!!!
Ha imparato che i sogni possono fare male quando sono negati ,uccisi, rubati o peggio violentati. Ha capito che uno dei più grandi genocidi che la nostra società consuma ogni giorno è costituito dalla scientifica e sistematica eliminazione della speranza che dei sogni è la linfa vitale. Le conseguenze?
Tutte quelle persone che ha incontrato durante il suo servizio, al di là della categoria che era stata attaccata sulla loro pelle (un pò come la stella di Davide di colori diversi e di tristissima memoria) avevano in comune una speranza violentata e uccisa. Non potevano più sognare per loro stessi un quotidiano diverso, non gli era più permesso: dalla vita , dalla droga, dalla menomazione fisica o mentale. Quello che si cercava di fare era di prestare un po’ della nostra speranza, come si fa con i cavi della batteria per fare ripartire la macchina. Ma non puoi condividere certe situazioni se non lasci che ti interroghino e ti mettano in discussione. Ha cominciato allora a chiedersi perché. Perché una persona viene impoverita fino al punto di perdere i diritti ai propri sogni..
La risposta ha cominciato ad averla lavorando con i ragazzi dei licei. L’idea era quella di incontrarli per parlare del servizio civile. All’inizio è stato un bel pugno nello stomaco. Giuseppe parlava della bellezza di trasformare l’utopia di un sogno in realtà, e dall’altra parte si trovava “ gente sgamata” dall’esperienza di una “lunga vita vissuta” nella quale non c’era più posto per i sogni. Il senso di disillusione, l’idea che l’unica cosa che conta è quella che si può toccare, o comprare, o possedere, l’idea che avere più degli altri è quello che conta, o che gli altri sono solo un termine di riferimento per misurare la tua capacità di essere superiore, tutto questo gli faceva capire che tra i loro sedici anni così “definitivi” e consumati ed i suoi sedici anni ormai lontani, c’era un abisso.
Siccome è una testa dura calabrese, non ha voluto mollare, non si è voluto arrendere al luogo comune che parla di generazioni vuote, annichilite. Così ha continuato ad incontrarli e piano piano si è accorto che i sogni albergavano anche in quei ragazzi, solo che qualcuno aveva fatto capire loro che non ne valeva la pena. Parlando con loro di amicizia, di dolore di amore e di futuro, leggendo insieme Tonino Bello o don Milani (loro non li conoscevano e qualche volta gli chiedevano chi era il cantante che aveva scritto quelle cose!!!!) piano piano cominciavano a guardarsi dentro, a immaginare,…… a sognare.
Che bello!!! Si è detto, il vecchio e abusato adagio che dice che i ragazzi sono la speranza del futuro funziona ancora! Ma se i ragazzi sono capaci di sognare allora di chi è la colpa del genocidio dei sogni? Dopo tanto tempo, da allora, ha capito che la responsabilità è di ……quelli come lui. Già, devo confessarvi che con l’età gli è capitato spesso di fare il vecchio gufo rompiscatole, anch’egli qualche volta ha pensato che è meglio essere più concreti, non si può sempre sognare e forse ha persino riso dei suoi amici più giovani e dei loro sogni. Ha pensato che l’avere assistito sul letto di morte a tanti dei suoi sogni, gli desse il diritto di ridere di quelli che l’utopia la portano ancora nel cuore. Si sentiva autorizzato dalla rabbia per i suoi sogni sconfitti ad uccidere quelli degli altri. Che errore. I sogni, quelli belli, grandi, quelli che ti tolgono il respiro, insomma quelli che ha vissuto e perso sono nell’anima dell’uomo. Negarli è come negare la sacralità stessa dell’essere umano. Adesso, non gli resta che dire a quelli che come lui, senza accorgersene, hanno mandato in pensione la loro capacità di sognare, che se proprio sono così stanchi e sconfitti da non volere più sperare, almeno possono cercare di essere educatori, o genitori o semplicemente essere umani, alimentando, sostenendo , proteggendo la capacità di sognare che si rinnova dentro ogni ragazzo. La vita, con tutte le sue contraddizioni e la sua bellezza è quello che, inevitabilmente, dobbiamo proporre. E se scegliamo questo, allora dobbiamo gridare forte che : credere di cambiare un mondo dominato da Pil, scudi fiscali, escort, globalizzazione, un mondo dove la guerra è giusta solo se la facciamo noi per esportare la democrazia, un mondo dove lo sterminio per fame e malattia è inevitabile perché sono sempre i soliti altri a pagarlo, un mondo che è tutto da consumare (tanto chi se ne frega di quelli che lo abiteranno tra cento anni), in fondo è un bel modo di sognare e di riappropriarsi della speranza.
Perchè i sogni sono protèsi e si infrangono per poi rigenerarsi come il sereno dopo la tempesta, come il giorno dopo la notte. E sarà proprio quella inquietudine interiore ,”quella porzione di sogno che se n'è volata via senza mai realizzarsi a dare ai ruderi della nostra vita,come per certe statue mutile dell'antichità, il pregio della riuscita” (se non sbaglio, credo di aver sentito queste parole in una “canzone” di Tonino Bello!!). E sarà proprio quell'inquietudine il prezzo da pagare per garantire e proteggere e sostenere il sogno dei nostri ragazzi. Perchè il sogno è l'affermazione di ognuno nella pienezza dell'essere. É la punta più alta dell'anima dopo aver ascoltato cuore e mente. Il sogno è la vita con tutti i suoi perché!

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