Approfondimenti: Grazie, Steve Jobs
Caro Steve,
mi hai fatto un dono: leggere, mentre tu stavi morendo, la tua vita aziendale, scritta dal tuo amico e socio Jay Elliot, con il tuo grande nome per titolo e l’aggiunta “uomo che ha inventato il futuro”.
Non so per quale misteriosa coincidenza ho finito di leggere il libro proprio ieri, 6 ottobre, giorno della tua morte.
Negli anni ‘90 comprai un’intera stazioncina Apple per lavoro ed è sempre andata benissimo, anche se – accidenti! - l’hai fatta invecchiare presto.
Sulla mia scrivania c’è però un eMac e funziona benissimo.
Anche sulle scrivanie della sede della Fict a Roma operano i tuoi gioielli.
Grazie, Steve.
Il punto però non è tecnico, è umano.
Permetti che ti ricordi con le frasi del tuo discorso del 2005 alla Stanford University, fatto ai neo-laureati, tu che laureato non eri. Nell’evento annotavi che era “la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata”.
Quel dialogo, fatto alla mano, è il tuo testamento.
Un testamento da grande imprenditore, ma soprattutto innamorato fino all’ultimo dell’indipendenza, autonomia e libertà della vita.
Sei stato un uomo vitale, pur morto giovane.
Per questo sei grande!
Di nuovo, grazie!
***
“ Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita”.
***
“Avevamo (con Woz) appena realizzato la nostra migliore creazione – il Macintosh – e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questo fatto”.
***
“Il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti, consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita”.
***
“E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete scoprire ciò che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro ch e capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato”.
***
“Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore”.
Gigetto De Bortoli

Commenti (0)