Feb13

Approfondimenti: Metadone, manetta chimica?

Approfondimenti: Metadone, manetta chimica?

 

L’incontro d’équipe in comunità è cominciato da poco.

Il responsabile della C.T. Franco sta girando la testa di qua e di là, poi mi dice a bruciapelo:

“Si può finire la riabilitazione in comunità e andare al rientro con addosso ancora delle partite di metadone da prendere ogni giorno?”.

 

 

“Mi assale un dubbio”, commenta, “stiamo facendo tante cose e tanta fatica per niente?”.

La domanda piove sull’équipe, diventata di colpo muta, e resta appesa nell’aria per qualche minuto.  Sorpresa, imbarazzo, nove cervelli in cerca di parole.

Rompo il silenzio e chiedo: “Chi si trova in questa situazione?”.

Il nome è presto detto.

“Come mai?”.

“L’interessato non vuol sentire di ridurre ed è d’accordo con il suo medico, perché va avanti così da una vita”, dice Franco, “anche il suo Sert è d’accordo”.

“Ma che senso ha?”.

“Ha una paura maledetta di star male e non c’è verso di convincerlo a sperimentarsi sotto i suoi milligrammi”, dice Barbara la sua psicologa.

“La paura è buona”, commento, “è mentalmente che non vuole andarsela a sentire. Se la sentisse davvero farebbe un bel salto di qualità. Il metadone gli è così diventato uno strumento chimico che gli fa da alibi a non sentirsi, come ogni persona nella norma si sente. C’è tanta gente come lui in famiglia e nelle città. Cosa pensate di fare?”.

Uno per uno dice la propria.

Noto con lo sguardo che tutti tirano indietro le spalle con senso di impotenza: accettazione di un  dato di fatto che nessuno vorrebbe.

La domanda iniziale di Franco, alla fine, resta senza risposta.

Aleggia la domanda nascosta: un ragazzo così, sta in comunità a che fare?

Mentre tutti gli altri residenti a scalare, prima in accoglienza e poi anche in CT, si sono tolti il metadone, questo ragazzo non vuole assolutamente sentir ragioni.

Il ragazzo prende farmaci da sempre, fin da piccolo, e pare intenzionato ad affrontare tutta la sua vita a braccetto con le manette chimiche.

* * *

Non ho alcuna intenzione di riaprire discussioni e battaglie, ma solo di fare alcune considerazioni.

Una percentuale crescente di bambini e ragazzi viene avanti con il “passeggino chimico”.

Oltre a essere nativi internettiani sono pure abitanti delle foreste chimiche, in barba a ogni ecologia e a conclamata nutrizione di cibi a chilometri zero e zero inquinamenti.

I medici di base affrontano le ansie e le depressioni dei loro pazienti assegnando psicofarmaci piuttosto a man bassa, perché strumento rapido, efficace e con risultati subito percepiti dagli interessati. Psicofarmaci “pret à porter”, quasi da banco.

Dei risultati finali poi però devono interessarsi gli psichiatri che a volte registrano autentici disastri.

Una parte di questi farmaci per adulti, insipienza o stupida disattenzione, finisce nelle bocche e nei circuiti neurali di bambini e ragazzi. Talvolta vi è connivenza.

“Prendi, fa bene anche a te, se sei giù”.

Classico. Poi il nonno si accorge che le boccette sono vuote e non ci sono più pasticche, rubate dal nipotino.

Conclusioni semplici.

La vita dei cittadini è troppo medicalizzata e chimichizzata.

Non è accettabile un percorso riabilitativo dalla dipendenza, senza una sana, controllata e verificata sperimentazione per ridurre – possibilmente a zero – gli psicofarmaci succedanei, cioè che sono presi in alternativa alla droga.

La dipendenza da farmaci, psicofarmaci e droghe ha un costo reale per le tasche di tutti e molto spesso è improduttiva,  il loro uso non risolve problemi di vita, di salute e di riduzione del danno.

Quel che è peggio, diventa uno strumento di controllo sociale.

Dove sono i radicali sostenitori delle libertà individuali al di fuori di ogni limite?

Se dallo spinello libero si arriva al farmaco obbligatorio, più a meno a spese di tutti cittadini, che senso hanno le battaglie libertarie?

Domande affatto retoriche. Non è una domanda retorica quella di Franco responsabile di comunità.

A che serve battersi per tirare fuori dei giovani dalla dipendenza quando si è inculcato loro, in modo tacito o esplicito, che la vita, senza farmaco inutile, non è vita?

Ammanettare chimicamente la vita!

Mi sento di denunciare questa aberrazione logica.

di Gigetto De Bortoli

 

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