Nelle coppie anziane l’adozione di un bimbo può trasformarsi in aspettative deluse - di Annabella Morelli
La duplice lettura fatta dall’esperto Nicolò Pisanu sulla vicenda del bimbo massacrato dalla madre adottiva.
Nei giorni scorsi la città di Viterbo è stata lo scenario di un agghiacciante fatto di cronaca: una mamma massacra di botte il bimbo adottato alcuni mesi prima e tenta di abbandonarlo in una strada poco transitata.
Fortunatamente un passante si accorge del bambino riverso a terra e chiama i soccorsi. La madre, alla polizia intervenuta sul posto fornirà una ricostruzione dell’accaduto non molto convincente. È stato il piccolo stesso, con l’aiuto di un interprete, a fornire l’esatta dinamica dei fatti.
Su questa brutale storia interviene lo psicologo psico-terapeuta Nicolò Pisanu, dirigente dell’istituto Progetto Uomo, con una duplice lettura dell’accaduto.
“La prima è etno-psicologica e riguarda persone di diversa cultura che danno un valore diverso alla vita e alla morte. Sono le cosiddette - e non è un termine spregiativo - culture primitive della terra più legate alla fattualità e all’ineluttabile ritmo dell’esistenza. Infatti, mentre l’occidente cerca in tutti i modi di conservare la vita, le culture primitive non rincorrono la vita a ogni costo e accettano l’inevitabile. Pensiamo ai nostri contadini di una volta e alla loro partecipazione a un lutto: sofferenza ma anche silente accettazione”.
Poi un secondo livello che riguarda le adozioni da sempre centro dell’interesse dello psicologo. “In questo fatto di cronaca, gli attori sono persone al limite dell’adottabilità, con 50 anni e più. A volte una coppia che aspetta per tanto tempo un bambino, e non riesce ad averne uno proprio, investe molto nell’adozione. Le aspettative di una coppia matura sono diverse da quelle di un nucleo giovane, perché più si va avanti con l’età più forte è il logorio del tempo. E il rischio è che il bambino tanto desiderato, una volta che arriva, non corrisponda al fantasma di bambino a lungo accarezzato e sognato. A volte la ricerca del figlio è simbolica e finalizzata a riempire un vuoto o lenire la frustrazione di non essere riusciti ad avere uno”.
Sono dinamiche che portano a sognare il bambino-bambolotto?. “Certo. E se quello che arriva non corrisponde alle aspettative, questo logora le difese psicologiche e la resistenza fisica, tanto più appunto quando la coppia è in età avanzata. Può accadere allora che la madre (che non è quella biologica, ma anche quelle naturali compiono atti folli) rifiuti quel figlio che ha avuto, ma non è quello che voleva e non risponde a dinamiche egocentriche e gratificanti. Quindi il bambino diventa un “altro” ingestibile e ingombrante. A questo punto è plausibile, ma non giustificabile, che ci si voglia sbarazzare dell’oggetto (termine psichiatrico, ndr) diventato oggetto di frustrazione”.
Fonte: IL MESSAGGERO

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