Arrivai in Brasile, nella città di S. Paolo, alle prime luci dell’alba.
I miei occhi avvolsero l’irregolare spazio che avevo davanti
Balzò, immediato, il S. Paolo festoso, ricco, fatto di lustro e di immagine; un mondo incantevole e appagante anche per chi lo guarda.
Mi sembrò un colosso di ferro, messo lì, ben distinto, perché tutti lo ammirassero. Neanche gli stupefacenti toni del Creato, in quell’alba, riuscivano a confonderlo o a sbiadirlo. E giù, ai suoi piedi, in ginocchio, “le favelas”, impenetrabili.
Seppur ricche di luci accese, mi apparivano oscurate dalla miseria, dalla povertà