In occasione della Giornata Internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga, una delegazione della FICT, Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, è stata ricevuta questa mattina in udienza da Papa Leone XIV, nel Cortile di San Damaso. Presenti circa 700 persone tra operatori, utenti e familiari delle comunità federate.
L’incontro ha rappresentato un momento di profondo valore umano e simbolico: un’occasione per portare all’attenzione della Chiesa e del Paese la voce di chi vive o ha vissuto l’esperienza della dipendenza, e di chi quotidianamente accompagna percorsi di cura, relazione e reinserimento.
Nel suo intervento, Papa Leone XIV ha rivolto parole intense, che hanno toccato il cuore di tutti i presenti: “Insieme, su ogni dipendenza che degrada faremo prevalere la dignità infinita impressa in ciascuno. Tale dignità, purtroppo, a volte brilla solo quando è quasi del tutto smarrita. Allora sopravviene un sussulto e diventa chiaro che rialzarsi è questione di vita o di morte.” “Tutta la società ha bisogno di quel sussulto, ha bisogno della vostra testimonianza e del grande lavoro che state facendo. Tutti abbiamo, infatti, la vocazione ad essere più liberi e ad essere umani, la vocazione alla pace. È questa la vocazione più divina.”
Ha poi lanciato un appello a moltiplicare i luoghi di incontro e di speranza: “Andiamo avanti insieme, allora, moltiplicando i luoghi di guarigione, di incontro e di educazione: percorsi pastorali e politiche sociali che comincino dalla strada e non diano mai nessuno per perso.”
A margine dell’incontro, Luciano Squillaci, presidente nazionale della FICT, ha dichiarato: “Essere ricevuti dal Santo Padre proprio oggi, nella Giornata Mondiale contro l’abuso di droga, è un segno importante di attenzione e prossimità. È un gesto che valorizza i percorsi di vita di tante persone che, con coraggio e determinazione, stanno affrontando un cammino di cambiamento e rafforza l’impegno quotidiano di chi le accompagna. Il Papa ha indicato con chiarezza le vere responsabilità: le dipendenze non sono una colpa, ma una ferita. Le organizzazioni criminali, chi sfrutta, chi specula e chi lucra sulla sofferenza delle persone è un mercante di morte. “
“In un tempo in cui la dipendenza rischia di essere normalizzata o invisibile, la nostra responsabilità è quella di ascoltare davvero, senza pregiudizi, con rispetto e con umanità. Questa, conclude il presidente FICT, è l’essenza del nostro lavoro: riconoscere la persona, costruire relazioni autentiche, restituire possibilità concrete di rinascita e di futuro. Essere davvero prossimi.”