Due giorni di calcio, di festa e di gioco, ma soprattutto un’importante occasione di confronto per illustrare i traguardi raggiunti: il Centro Tecnico Federale di Coverciano ospita l’atto conclusivo di ‘Belong’, il progetto europeo che promuove l’integrazione sociale degli adolescenti rifugiati o richiedenti asilo. L’iniziativa vede la FIGC nel ruolo di capofila, supportata dalla stretta collaborazione di tre storiche ONG – tra cui l’Associazione Il Ponte Centro di Solidarietà di Don Egidio Smacchia ODV di Civitavecchia, insieme a Solidarietà Caritas Onlus Firenze e Consorzio Gruppo CEIS Modena – e dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (Unimore).
In una splendida cornice di sole autunnale, i ragazzi accolti e supportati dall’Associazione ‘Il Ponte’ hanno coronato questo percorso calcando gli stessi storici campi frequentati dalle Nazionali Azzurre. Divisi in sei squadre, i giovani partecipanti si sono affrontati in sfide calcistiche all’insegna del puro divertimento e della conoscenza reciproca, senza l’assillo di classifiche o competizioni esasperate. Il pomeriggio è stato arricchito da una suggestiva visita al Museo del Calcio, alla scoperta di oltre un secolo di storia della Nazionale italiana, mentre la seconda giornata ha visto lo svolgimento delle ultime partite sul rettangolo di gioco prima della presentazione del report finale e della consegna degli ‘awards’.
Davanti a un’aula magna gremita da ragazzi e tecnici, il segretario del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC, Vito di Gioia, ha sottolineato il valore sociale dell’iniziativa: “Il calcio italiano è un patrimonio di questo Paese e appartiene a tutti, anche a chi ha altre origini. Questo sport è uno strumento eccezionale di educazione e di formazione […]. Non siamo a rincorrere solo numeri: il calcio fa fatti, socialità”.
Per l’Associazione Il Ponte Centro di Solidarietà di Don Egidio Smacchia ODV, la partecipazione a ‘Belong’ rappresenta la naturale prosecuzione di un impegno quotidiano e storico sul territorio a favore degli ultimi e dei percorsi di inclusione sociale. Utilizzare il calcio come linguaggio universale e come collante imprescindibile ha permesso di abbattere le barriere linguistiche e culturali, restituendo agli adolescenti accolti una dimensione di normalità, condivisione e crescita personale.
A commentare il successo dell’iniziativa anche Barbara Moschini, EU project senior expert della FIGC, che ha evidenziato l’impatto e la sostenibilità di un modello di rete così virtuoso tra istituzioni sportive, mondo accademico e terzo settore.