Il Natale del Bimbo che nasce, nell’Anno che muore e risorge, nelle macerie della sua terra, è proprio questo: un volto sporco e stravolto, di bimba, la sorellina sulle spalle, di traverso, due creature, accostate l’una all’altra che si mettono in strada, direzione ignota, a cercare e salvare la vita.
Quando volano le bombe, centrato il bersaglio, scompare la luce. Tenebre su tenebre avvolgono le macerie, e sotto – 99 su 100 – sono dilaniati innocenti.
Che Natale invocare, quale Anno Nuovo gridare, sulle parole di odio, e la volontà di uccidere, vicini e lontani, considerati nemici?
Lo spettro della guerra ha sete di sangue, sangue, che non si degna di guardare. E chi attribuisce colpe fuori si chiama, non ci mette dito, lo punta anzi sugli altri…
Chi esce vivo, dalle mura crollate, tende le mani, trova ribrezzo, chi rifiuta le sue, per paura di sporcarsi. Chi grida di più fa sempre di meno.
Le bombe intanto volano e piombano addosso, creando macerie, tenebre e morte.
Lei invece, sporca di tutto, appena 6 anni, esce in strada, sfuggita casualmente a chissà quale maceria, e porta in spalla, una creatura come lei, una sorellina sotto i 2 anni. Non sa dove andare, non c’è alcuno cui rivolgersi, nessuno per strada, ma sente d’essere viva, attaccata e portante l’altra creatura, e nella paura protegge la vita.
Bimbe e bimbi come Gesù salveranno il futuro, amano la vita e la stringono, dentro ogni nefandezza adulta. Dal dolore innocente, una nuova speranza, nel giubileo di riconciliazione.
Volti sporchi di polvere e terra, corpi affranti e denutriti, ma vogliosi di tempo, pace e vita.
Prego di guardare questo scenario terribile, come cerco di guardarlo nel piccolo io. Nell’angustia della guerra, che domina il mondo, c’è una guerra quotidiana che entra nelle nostre case, tramite figli dediti alla droga. E ogni droga porta violenza, spesso fisica, anche nelle nostre “case sicure dalle bombe”. E sapere che quei soldi della droga e di tante altre sostanze finanziano la guerra…
Ecco il motivo delle mie parole. L’impegno quotidiano per fermare i figli dall’uso di sostanze è principio che impedisce le violenze in famiglia, nella nostra società e i pericoli di guerra in ogni luogo. Non ci si può alleare con le azioni violente.
L’alleanza va fatta sempre coi pensieri di pace. Quando vediamo violenza, nel rispetto della realtà, conduciamo, con chi s’è arrogato il diritto di farla, un’azione di consapevolezza, di riparazione, di restituzione e di sentite scuse alle vittime. Specie se sono nostri figli.
E ricordiamoci: ogni piccolo nato porta con sé la parte oscura dell’attacco fisico e morale, per difendersi oltre misura, ma pure per avere superiorità e potere. I guerrafondai sono stati figli essi pure.
Uno solo fa eccezione, Gesù, che, come la bimba di Gaza, si carica la sorellina per portarla in salvo.
Egli è nato proprio in quei luoghi per dare la vita contro ogni violenza. L’ha eliminata donando grazia di amore e sete di libertà al mondo intero.
Egli è nato in una stalla e invita nell’Anno Nuovo a fermare ogni guerra e costruire la pace.
Possiamo costruire la Pace tra tutti noi?
Sì, perché la pace è bisogno del cuore ed è la parte luminosa di ogni vita.
Nel suo Nome, un augurio di Pace e un augurio di Vita.

don Gigetto De Bortoli, Direttore Responsabile del Settimanale Progetto Uomo e Presidente CEIS di Belluno