Buon Primo Maggio! È proprio il caso di dirlo. Ascolto e apprezzo la giusta tutela ed il riconoscimento di quanti quotidianamente si spendono per rendere produttivo ed operoso il nostro Paese. Leggo di come ancora oggi non ne sia tutelata a sufficienza salute e sicurezza, nonostante gli ormai continui provvedimenti legislativi, che altro non sembrano francamente che aggravi burocratici e prebende economiche. Ma leggo poco o nulla su quei lavoratori, quella moltitudine di donne e di uomini, in Italia sono quasi un milione, che si impegnano quotidianamente nei servizi verso i più deboli, verso gli esclusi. Servizi educativi, di assistenza, sanitari e sociosanitari, portati avanti attraverso quel variegato mondo di associazionismo e cooperazione che chiamano Terzo Settore. Professionisti di altissima qualità, specializzati ed in continua formazione, capaci di unire testa e cuore, intelligenza e passione. Lavoratori però che ancora oggi, anche quando rappresentano oltre il 5% del Pil italiano sono sottovalutati, precarizzati, sviliti nella loro dignità…con stipendi al limite della sopravvivenza, sempre che lo riescano a prendere, e che anche quando finalmente vedono adeguati i propri contratti nazionali, rischiano di perdere il posto, perché a non essere adeguate sono le tariffe pagate dalle pubbliche amministrazioni. Ed è questo il punto principale. Il mondo del terzo settore che lavora nel campo sociale e socio sanitario vive una condizione paradossale di “monopolio al contrario” in cui ad essere monopolista è, contrariamente alla normalità, l’acquirente, e quindi proprio lo Stato, nelle sue diverse articolazioni. Quello stesso Stato che oggi celebra il primo maggio e che, come “compratore” unico, può decidere quanto, come e persino quando pagare! Eppure in occasioni come quella di oggi ecco i nostri governanti a condannare, giustamente, chi sfrutta i lavoratori sottopagandoli e svilendoli. Ma si dimenticano di questi lavoratori che, nonostante la loro alta professionalità e l’enorme responsabilità che hanno a lavorare con le persone fragili, sono considerati dai più alla stregua di una sorta di “volontari” che è normale debbano sopportare tagli e ritardi abnormi nei pagamenti. Eppure quei lavoratori sono lì, a portare avanti servizi essenziali, senza i quali rimarrebbero abbandonate centinaia di migliaia di persone, come chiarito da una recente indagine della rivista Vita. Un’indagine con un titolo molto centrato “Provate a farne senza!”. Ecco, tra le tante voci di questo giorno, alcune con il sapore di ipocrita beffa, mi piacerebbe risuonasse nelle orecchie di tanti governanti poco attenti, o peggio in mala fede, questa frase chiara e diretta “provate a farne senza!”, senza i nostri educatori, i nostri assistenti, i nostri psicologi, medici, cuochi…provate a farne senza…oppure, almeno il primo maggio, ricordatevi anche di loro, restituitegli un minimo di dignità!
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