Il 20 marzo 2025 nella cornice istituzionale del “CNEL”, affacciato sulla splendida romana Villa Borghese, è andata in onda la seconda puntata di “Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere”, quale ulteriore tappa del programma ideato d’intesa con il Ministero della Giustizia e varato il 16 aprile 2024.
La dicitura “andata in onda” evoca una kermesse e, senza alcun intento derisorio, preciso che effettivamente le presenze di calibro non si sono fatte desiderare con un plauso particolare alla copresenza di soggetti provenienti da esperienze diverse con linguaggi propri ma con intenti pressoché comuni.
Nessuna rivalità solo un po’ di scetticismo nel pensare che tante anime possano trovare un fil rouge per un intervento significativo sul carcere, per cui nessuna polemica solo la voglia di mettere in chiaro i problemi da parte di visioni politicamente differenti unite da un obiettivo comune.
La “Recidiva Zero” è un investimento sociale che non fa pagare costi alla società puntando sul fattore benessere, sull’equilibrio e sulla maggiore coesione. Sono parole dell’Onorevole Brunetta, Presidente del CNEL, in apertura della giornata di lavoro .Pare che la recidiva in Italia si attesti sul 68% di persone dimesse dal carcere. Il Presidente afferma si tratti di un fallimento sociale, e come dargli torto, ma sono tanti i fallimenti legati alla gestione dell’esecuzione penale per rispondere al dettato costituzionale di cui all’articolo 27.
Ci si propone di agganciare il mondo del lavoro e del volontariato al sistema penitenziario. È per questo che sono in sala circa 150 rappresentanti delle istituzioni, del sistema penitenziario, di associazioni datoriali ed enti del Terzo Settore. Non dobbiamo dimenticare che il Terzo settore è stato da sempre protagonista delle più importanti battaglie sociali fin dal secolo scorso. Queste non sono parole dell’Onorevole Brunetta ma ci piace immaginare che le stia pensando.
Quello che conta è sicuramente l’intendimento di mettere in gioco le parti sociali per avere una risposta operativa misurabile. L’intendimento è sicuramente condivisibile e la giornata di lavoro fa ben auspicare.
Il sottosegretario Ostellari sottolinea con fermezza la necessità del rispetto delle regole e del rispetto di chi rappresenta lo Stato e la proposta di riforma della Giustizia, che attende ancora l’approvazione definitiva, mette in risalto norme volte ad intensificare la sanzione per chi si oppone all’autorità dello Stato in un progetto di sicurezza collettiva.
La necessità di dare credibilità alle istituzioni, però, richiede anche una forma di educazione alla legalità il cui presupposto non riposa nell’autoritarismo ma nell’autorevolezza. Certo condividiamo la necessità del rispetto delle istituzioni ma, ancor più, il rispetto delle persone attraverso forme parallele di socializzazione e inclusione. Questo pensiero mi appartiene come appartiene a tutti coloro che lavorando nel Terzo settore cercando di modificare i comportamenti illeciti attraverso la persuasione e non solo attraverso la repressone. Mi auguro che anche il sottosegretario Ostellari non sia estraneo a questa riflessione.
Il Segretario Permanente Dr. Emilio Minunzio da voce proprio a tutte le necessità operative e ideologiche contemperando gli ardori repressivi con quelli che realmente percorrono la strada della pacificazione e dell’inclusione. Mi trova concorde la sua affermazione secondo la quale la valenza sociale di questa operazione riposa nell’interazione con i portatori di interessi e, in particolare, con il Terzo settore. Una valorizzazione di un passato glorioso del mondo del volontariato quale portare non solo di interessi, ma anche di contributi risolutivi. Infatti, Il Dr. Minunzio afferma con estrema lucidità che la recidiva non si risolve all’interno delle istituzioni ma solo quando viene attivato il coinvolgimento della società civile che, accanto al desiderio di certezza della pena, esprime la necessità che sia realizzata l’inclusione.
Il Dr. Minunzio è portatore di una importante mediazione tra istanze sociali e civili, tra la richiesta di affermazione dello Sato e inclusione come forma di investimento mel senso del benessere. Questo intendimento merita attenzione e condivisione.
Il “Benessere”, dunque, si palesa come elemento di qualificazione di tutte le iniziative che si susseguono nel corso della Giornata, nutrita di interventi e di forte coinvolgimento operativo, sia nelle relazioni della mattinata che sui Tavoli di lavoro del pomeriggio.
Il “Benessere” passa attraverso l’equità intergenerazionale e il rispetto dell’ambiente, reali modalità di interruzione di carriere criminali anche sedimentate nel tempo.
Sul tema del lavoro mi piace evidenziare il contributo del Dr Vincenzo De Bernardo, Direttore Confcooperative Federsolidarietà nazionale, “sono oltre duemila le assunzioni a tempo indeterminato operate dalle cooperative sociali di inserimento lavorativo e oltre 4000 interventi formativi.” Evidenzia la fatica che i soggetti imprenditoriali sociali riscontrano nell’inserire persone al lavoro, ancor più faticheranno le altre imprese. Ritiene incisivi strumenti politici che connettono competenze, energie e comportamenti oltre che una governance condivisa. Si deve puntare su una profilazione che aiuti le persone a diventare quello che vogliono essere tenendo conto della volontà di prendere dalle distanze da dallo status precedente. Nella cooperazione sociale è previsto un tutor per cui auspica che questo passaggio sia previsto, altrimenti si rischia il fallimento. Il Terzo Settore potrebbe ben offrire questo ruolo affiancando le imprese in quella connessione che il Presidente del Cnel ipotizza e che il Dr. De Bernardo reclama con forza.
Sarebbe sufficiente recuperare l’1% del fondo giustizia con il cofinanziamento di altri soggetti per dedicarsi a bandi rivolti all’inclusione. Mi piace trovare nelle sue parole ciò che noi della Federazione pensiamo e cerchiamo di realizzare attraverso i nostri progetti: il percorso formativo è percorso educativo!
Nonostante tutti questi intenti ancora poco convince questo voler intervenire all’interno degli istituti penitenziari vanificando ciò che il rappresentante del “Gruppo persone private della libertà personale del Forum del Terzo Settore” Dr. Antonio Turco, proclama infiammando la platea e l’anima de volontariato: il Terzo Settore agisce da sempre per affermare la consapevolezza dell’inclusione sui territori, riducendo al minimo il passaggio carcerario, perché il volontariato agisce con maggiore agilità attraverso quello strumento dissuasivo alla prosecuzione del percorso criminale che si identifica con l’inserimento valoriale nel contesto societario, non in un contesto chiuso.
In un contesto di detenzione il Terzo Settore fatica essere riconosciuto e fa comprendere come non sia adeguato parlare di “detenuti” ma di “ospiti, di un percorso repressivo, perché l’ospitalità presuppone che un giorno queste persone saranno parte integrante della società e non un microcosmo differenziato.
Dobbiamo prevenire piuttosto che curare, proprio come rivendicavamo parlando di dipendenze. Dobbiamo evitare che le persone delinquano.
È ancora la nostra Federazione ad affermare la necessità di riparare il sé in modo prodromico a qualunque progetto inclusivo. La Giustizia Riparativa non deve restare sullo sfondo di una volontà reinseritiva. Il Terzo Settore attende con ansia di poter interagire in un sistema di giustizia già normato e trascurato. È anche questo il senso delle parole del Dr. Turco quando reclama la necessità di lavorare sul territorio.
Una riparazione che anche il Prof. Paolo Sommaggio, dell’Università di Padova, aveva evocato già l’anno scorso e che oggi coniuga chiedendo che l’intervento sul condannato vada ad agire sulla sua sfera valoriale evitando il rischio di strumentalizzare il reo come elemento di dissuasione al crimine.

Infine pochi cenni al progetto che estende l’utilizzo della piattaforma SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa) anche alle persone in esecuzione penale.
SIISL è una piattaforma digitale istituita dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e gestita dall’INPS, che mira a facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Intende supportare le misure che hanno sostituito il Reddito di Cittadinanza, La piattaforma è costruita per agevolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, fornendo percorsi di formazione e supporto all’inserimento lavorativo. Prevede, finanche, l’utilizzo di strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale, per la compilazione del curriculum e l’autovalutazione delle proprie competenze.
Il SIISL è complementare a GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori), che alcuni Centri della federazione già utilizzano, In questo modo si intende ampliare la piattaforma SIISL attraverso il coinvolgimento di nuovi target, tra cui spiccano i reclusi. Il progetto “Esperienze lavorative negli istituti penitenziari” potrà essere realizzato con il coinvolgimento di enti, istituzioni, cooperative, professionisti, soggetti pubblici e privati, integrando in ottica sinergica l’attività e il ruolo di ciascuno e valorizzando le migliori esperienze già condotte presso gli istituti penitenziari.

di avv. Marco Cafiero, penalista specializzato in criminologia clinica, consulente FICT.