Non mi stanco mai di ricordare ai miei interlocutori che- ormai da molti anni-  quando si parla di Comunità terapeutiche non si deve più pensare solo all’intervento residenziale per persone con problemi di dipendenza da sostanze. La gamma di servizi offerti dai centri della FICT è assai variegata: oltre agli “storici” interventi residenziali, si spazia dalla prevenzione al disagio fino all’intervento per chi ha problemi con il gioco o nuove dipendenze, dagli interventi con persone del circuito carcerario ai progetti per il reinserimento lavorativo.

Per operare al meglio sulle diverse problematiche la Federazione ha istituito al suo interno degli organismi- le reti tematiche- dove gli specialisti dei diversi Centri  si confrontano a livello tecnico /culturale per arrivare a elaborazioni e  progettazioni condivise da utilizzare nei diversi territori in cui svolgono le loro azioni. Azioni destinate a target particolari del variegato mondo del disagio, perciò interventi molti diversi tra loro ma tutti ispirati dalla filosofia del Progetto Uomo. Il mio intendimento è quello di far conoscere maggiormente il lavoro di questi tavoli tematici, il cui operato è una risorsa, a volte poco conosciuta, a disposizione dei territori.

Parlando con Maria Calabrese, una delle coordinatrici della rete “interventi educativi territoriali”, mi ha illustrato come la composizione molto variegata per formazione, esperienza di lavoro e ruolo rivestito, sia una componente importante di questa rete e un valore aggiunto che permette un visione allargata delle problematiche in discussione, viene rimarcato che se la partecipazione fosse ancora maggiore sarebbe più proficuo. Un altro tratto distintivo nasce dal fatto che questa rete raccoglie- in parte-  l’eredità di una precedente che aveva come focus la prevenzione.

La prevenzione è intesa come un intervento di promozione dell’agio, volto a creare condizioni favorevoli perché lo sviluppo delle giovani generazioni avvenga in un contesto dove i fattori di protezione siano superiori a quelli di rischio. L’intervento prevede anche  di diventare interlocutori non solo delle famiglie, della scuola, o dell’ associazionismo giovanile, ma anche delle Istituzioni  e degli Enti territoriali per arrivare a  vere e proprie azioni politiche con e per i giovani. Una sorta di  comunità territoriale che produce azioni dirette ad attivare processi di cambiamento ed educare al senso di responsabilità personale, il tutto condito da una forte componente educativa e relazionale.

Da una analisi di quanto realizzato dai Centri membri della rete nel triennio 2010 – 2013, è emersa  la grande professionalità e la capacità plastica di adattare le risposte ai bisogni espressi dai territori. Notevole anche il dato meramente numerico: sono circa 17.000 gli alunni e oltre un migliaio tra docenti e genitori, quelli incontrati all’interno della scuola; trasferendoci alle azioni sul territorio, si parla di circa 11.000 persone contattate e alle quali si sono offerte diverse tipologie di intervento.

Numeri importanti che hanno prodotto i prossimi obiettivi della rete:

-proseguire con il lavoro di studio e ricerca per arrivare a creare una “cultura” comune dell’intervento preventivo utilizzabile su tutto il territorio della penisola, surrogata da una base scientifica fornita da approfondimenti e collaborazioni con il mondo accademico.

-una formazione ad hoc rivolta a tutte le diverse componenti coinvolte, sia interne ai centri FICT sia esterne. Evento formativo ( o più eventi) che potrebbe essere concordato con l’I.P.U.

-Offrire una maggiore visibilità dell’opera di prevenzione, sia a livello centrale sia locale, attraverso creazione di eventi pubblici.

-Per ultimo ma non ultimo, la creazione di sinergie e collaborazioni che possano garantire di bypassare la cronica carenza di risorse destinate a questo tipo di interventi, in questo deve essere coinvolta tutta la Federazione.

Per concludere direi che, con le reti tematiche, la FICT ha un valido strumento di penetrazione nei territori, strumento utile a “rompere” certi archetipi  che l’opinione pubblica ha rispetto alle comunità. Un ottimo mezzo  per diversificare gli interventi mantenendoli fedeli alla filosofia del Progetto Uomo.

Credo anche che siano un mezzo efficace, da sfruttare maggiormente, per fare comprendere a livello locale (dove i Centri sono molto integrati e visibili) che dietro all’agire delle singole realtà c’è il supporto di un pensiero comune e di una organizzazione nazionale.

Ai singoli centri mi permetto di suggerire un mezzo semplice per favorire la visibilità dell’insieme, fate pervenire alla redazione gli indirizzi email dei vostri interlocutori, in questo modo potranno essere inseriti nella mailing list ed essere aggiornati sulla vostra Federazione.

di Ramon Fresta