Il posto è segreto. Si sa solo che aprirà a Sarzana e sarà una novità assoluta. E sì perché la prima casa di recupero per giocatori d’azzardo della Liguria nascerà nel verde della Val di Magra avamposto locale contro la febbre delle scommesse. Parte con lo stesso principio utilizzato per i centri che strappano i tossicodipendenti dalla dose. L’ha studiata Don Franco Martini, direttore di Cometa, consorzio di cooperative sociali impegnate nel volontariato e nella lotta agli abusi di sostanze. “E’ un passo necessario. La ludopatia è ormai una piaga in città. C’è gente che si rovina”, commenta Don Martini.

Sono 1.500 i giocatori patologici nello Spezzino; 7mila persone se si considerano quelli a rischio

Il centro sarà un casolare nel cuore della provincia. Lì ci saranno spazi per i laboratori, attività di lavoro e terapie di gruppo, quelle necessarie per dire basta con la febbre delle puntate. Una guerra che don Martini vuole vincere forte della sua esperienza. Per anni al vertice della Caritas Diocesana da sempre è in prima linea contro le dipendenze.

Adesso il nemico è il gioco. E i numeri fanno paura. Un recente report Cometa censisce 1.500 giocatori patologici nello Spezzino. Cifra che schizza a 7mila persone se si considerano quelli a rischio. E ancora: 1.895 macchinette slot che fanno una media di ogni 120 abitanti. “Solo il 10% dei giocatori compulsivi pensa a terapie di recupero. Al momento noi e l’Asl curiamo 188 persone”, rivela. Ma chi sono? “Il 30% donne. Tra le professioni dominano le operaie e pensionati (54%). Il resto sono disoccupati o lavoratori autonomi tutti preda dei Gratta e Vinci, delle scommesse on line o delle slot”. Dei volenterosi che vogliono dire basta Cometa ne segue 81 con tre gruppi di recupero partiti un paio di anni fa. Due sono alla Spezia. L’altro è a Sarzana. “Puntiamo sulla psicoterapia individuale e sul team di auto aiuto. I farmaci subentrano se ci sono patologie correlate”, puntualizza don Martini. “Non parliamo ancora di successi. E’ presto. Preferiamo dire che la malattia è stata fermata. Per ora è questo il nostro obiettivo ma non sappiamo se quella  persona ricadrà nel problema”, rivela. “Per questo abbiamo pensato alla comunità residenziale. Faremo anche una campagna televisiva studiata insieme a Teleliguria Sud. Ogni persona in più che riusciremo a strappare al gioco anche grazie alla televisione sarà qualcosa in più”, conclude Don Martini guardando il volantino che Cometa diffonde come griglia di allerta. Un pool di sintomi da tenere in conto per evitare di cadere nel vizio. Dalla voglia compulsiva di giocare fino all’incapacità di smettere passando per le prime noie economiche per la famiglia. Se ne compare anche uno solo per Cometa la persona è già a rischio. se sono di più il problema è già grosso e il precipizio è dietro l’angolo.

fonte: Secolo XIX