Dopo una breve esperienza in un primissimo tempo fatta a Reggio Emilia nella sede di via Oslavia da Settembre 2014, il Ceis ha costituito insieme alla Dimora d’Abramo, alla Cooperativa Ovile, alla Cooperativa Madre Teresa e alla Cooperativa Giovanni XXIII un raggruppamento temporaneo d’impresa con il quale abbiamo vinto una gara indetta dalla prefettura che copre il periodo Settembre 2014- febbraio 2015.
Dal mese di Giugno 2014 il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia onlus ha iniziato, attraverso il gruppo dei volontari dell’associazione Servire l’Uomo, ad accogliere migranti provenienti dall’Africa.
Ad oggi le persone accolte e ospitate sono state 16, di queste 2 hanno abbandonato il percorso d’accoglienza, una persona è stata allontanata e 13 sono attualmente in carico al progetto. Oltre alla casa di accoglienza di Reggio si stanno prodigando in questa attività anche la casa di Correggio, la casa di Carpineti e la Parrocchia di San Pellegrino.
Tra i migranti accolti ospitiamo anche 4 ragazze provenienti dalla Nigeria.
Le nazionalità che abbiamo incontrato sono Nigeria, Gambia e Mali.
Obiettivi del percorso di accoglienza sostanzialmente sono 2: favorire il percorso di regolarizzazione attraverso la richiesta dei documenti e garantire le minime condizioni di verifica delle condizioni di salute e di prima integrazione.
Oltre al dormire, al mangiare e all’espletamento delle formalità necessarie per i documenti, i nostri ospiti hanno avuto la possibilità di frequentare corsi d’italiano e di fare esperienze di socializzazione con operatori e volontari delle diverse strutture che seguono tale percorso e con gli amici che frequentano il Centro di Solidarietà. Questi piccoli numeri impattano sul nostro sistema intrecciando storie di persone che cercano di emanciparsi da situazioni di rischio per la propria vita con la nostra tradizione di persone che cercano di emanciparsi dall’uso dipendente di droghe. Sembrerà strano ma esistono diversi punti di contatto tra questi due mondi che sembrano così diversi tra di loro. La nostra fonte ispiratrice di lavoro si basa sull’idea di Progetto Uomo e forse anche per questo motivo, nonostante alcuni problemi e dubbi sullo sviluppo di questa attività, la maggior parte dei nostri volontari e dei nostri collaboratori, hanno compreso l’importanza della scelta del Centro di occuparsi di questa nuova esigenza sociale.
Per avvicinarci a capire alcuni elementi di questi drammi personali, è interessante leggere il racconto di un ospite proveniente dal Gambia. (clicca qui)
E se non venissero accolti?
Dall’ultima inchiesta fatta dall’Espresso uscita in dicembre dell’anno appena passato, è evidente l’ampiezza del fenomeno di migrazione che l’Europa e in particolare l’Italia si trova ad affrontare in questo periodo storico. Solo nel 2014 sono arrivate in Italia più di 170.000 persone, di queste 3.532 in Emilia Romagna e circa 270 sono ospitate in Provincia di Reggio Emilia.
Dalle storie che abbiamo incontrato risulta evidente come la maggior parte delle persone che affrontano questi viaggi della speranza si muova per migliorare il loro stato di vita.
Il fermento e lo stato di agitazione dei paesi africani e del Medio Oriente è notizia di tutti i giorni che ricaviamo da ogni qualsiasi giornale radio, telegiornale o altra fonte di informazione. Da qui la convinzione che comunque queste persone con o senza l’operazione Mare Nostrum i piedi sulla nostra penisola li avrebbero messi ugualmente. Di conseguenza credo che la migliore strategia per affrontare pragmaticamente, qui e ora, questo fenomeno stia nel preoccuparsi della salute degli immigrati che arrivano e delle modalità quotidiane della loro presenza da noi.
La controprova si ottiene immaginando cosa avrebbe potuto comportare il non aver improntato un minimo d’intervento sanitario all’accesso e di accoglienza “assistita” per i mesi di permanenza di queste persone.
È pur vero che molti migranti sono sbarcati in Italia per poi attraversarla così da potersi ricongiungersi con loro amici o familiari in tutta Europa. Lo sviluppo di questi flussi migratori di passaggio non fa altro che rafforzare l’idea e la convinzione che stiamo assistendo ad un fenomeno che non può essere solo considerato dal punto di vista della protezione dei confini. L’Italia è il primo approdo di questi imponenti flussi migratori che comportano altre mete da raggiungere in Europa, ed ora è giunto il momento di rendersene conto consapevolmente.