Il contributo espresso dal Cardinale Bagnasco attraverso la prolusione tenuta alla 68 conferenza episcopale italiana, non può che essere accolta con attenzione e soddisfazione da chi lavora nel sociale ed ha bisogno di contestualizzare fenomeni di portata così straordinaria.
La profondità e l’ampiezza degli argomenti trattati meriterebbero uno specifico approfondimento, ma è sulla questione Paese che concentrerò la mia attenzione.
Riflessione sulla prolusione del Cardinal Bagnasco alla Conferenza Episcopale Italiana
I temi sensibili sottolineati ed evidenziati riguardano la disoccupazione, la realtà migrante, giovani e l’alcool.
Siamo in una fase storica dove si dice che manca il lavoro e dove in questi giorni si gioisce, forse anche a ragione, per l’aumento del PIL dello 0,4, e poi se si fa un affondo su questa cifra si nota che di pari passo non aumenta l’occupazione.
Dal mio piccolo osservatorio noto che in realtà il lavoro non manca, basta, per esempio, osservare l’incuria in cui versano i manti stradali o i canali di scolo delle acque per non parlare della fragilità dell’assetto idrogeologico… ma per tutto questo le risorse economiche sembrano non esistere.
Il lavoro è dignità, identità, speranza per un futuro migliore, occorrerebbero azioni incisive e chiare. Lo stato sociale per come lo conosciamo è sicuramente giunto al capolinea, ma non possiamo pensare che questo venga sostituito da un Welfare caritatevole. La carità è fondamentale, ma è vera carità quando è disinteressata e sostenibile e c’è giustizia sociale.
Il tema del lavoro è anche il filo conduttore che connette la questione dei migranti. Molte sono le cause di questo nuovo esodo, che non riguarda solo il mediterraneo, ma tutti i luoghi in cui la povertà è il carburante che muove milioni di persone verso luoghi più ricchi e in cui il benessere oramai è una conquista ben consolidata. Il sogno di un riscatto e di una vita migliore per se e per chi rimane nei propri territori è la meta di questo fenomeno. Non può essere un approccio burocratico, se pur necessario, la risposta a movimenti di persone che raggiungono dimensioni epiche. Accogliere, accompagnare, orientare, formare ed integrare diventano le parole non solo dell’urgenza, ma saranno il contenuto del lavoro del sociale nei prossimi anni per la nostra Nazione. Paradosso dei paradossi sono le stesse attenzioni che dovremo utilizzare come bussola per orientare i nostri giovani.
Da troppo tempo si è alzata una cortina di silenzio e disinteresse sui temi delle dipendenze e dei comportamenti dipendenti e non solo da sostanze. Ben fatto segnalare il pericolo dell’alcol nei giovani … ed esistono anche in altre fasce d’età il tema della cocaina, degli acquisti compulsivi e del gioco d’azzardo, causa di molte situazioni di degrado e rottura di relazioni familiari.
Bisogna essere lucidi e sentire il senso del tempo, avere la consapevolezza di ciò che stiamo vivendo. Molte storie che noi incontriamo nelle nostre Comunità della FICT sono racconti di una promessa non mantenuta, di una promessa infranta. Vite di giovani e adulti per le quali non è stata mantenuta la speranza di una vita buona. La vita si è manifestata subito come trascuratezza, solitudine, incuria rispetto a problemi mentali, come povertà di relazione e progetti di vita sui quali far crescere una intenzionalità ricca.
E’ netta la sensazione di forze che si orientano verso una solidarietà perimetrata…dove l’interesse particolare sovrasta il bene comune. La frammentazione del senso di solidarietà più che costruire senso di appartenenza, corre il rischio di creare dinamiche sociali conflittuali. E’ sul senso di vita in comune che occorre concentrare gli sforzi delle energie vitali del sociale
Il nostro è un tempo di esodo, di passaggio non di crisi. In questo tempo è importante costruire una convivenza nella quale ci sia più ascolto, più differenze, più stili di vita, più fragilità, più ambiti culturali. Questo è il verso della nuova ricerca…