Paura, silenzio- silenzio e paura…….delle donne violentate, della società che muta, guarda oltre.
Oltre quegli occhi che cercano di nascondere…. Nel frattempo altre donne, altre bambine hanno pagato il prezzo della nostra indifferenza. Una ragazza è morta un po’ di tempo fa sotto le mani di ventisette persone che hanno abusato di lei per due giorni…E’ vero! Il Fatto è successo lontano da noi… e per di più era di colore, forse una prostituta.
di Mimmo Battaglia
Invece sulla bocca di tutti è l’abuso familiare che un padre perpetuava sulle figlie, non meno disgustoso ma certamente utile a qualcuno per sottolineare la solerzia dei servizi pubblici e degli organi competenti.
Ma in fondo, succede sempre questo.
Sono dolorante nel continuare ad ascoltare storie di violenze raccontatemi dalle donne,non solo quelle eclatanti, che fanno notizia e fanno crescere l’audience ma anche quelle che forse ci stanno più vicino di quanto in realtà vogliamo dire.
E, molto, molto stanco di ascoltare parole già dette alle quali si cambia il vestito e che nascondono un grande vuoto di contenuti, stanco dei professionisti del sociale ed esperti del disagio.
Stanco di una città che è disposta a perdere ore a fare la fila davanti ad un botteghino di teatro ma che si imbestialisce con il “piccolo” marocchino che fa perdere secondi preziosi mentre finisce di lavarti il vetro davanti al semaforo.
La verità, forse, è che mi sento in colpa con i miei ragazzi ai quali ripeto spesso che il mondo non è così indifferente e che ci sono infinite ragioni per le quali Dio continua ad essere innamorato degli uomini e per questo la loro speranza non deve finire mai.
Stanno male però, soprattutto in questo periodo, quando vedono arrivare pacchi dono che sinceramente, vorrei restituire al mittente perché non è possibile ricordarsi dei poveri e dei deboli solo quando sotto il proprio albero lo scintillio delle luci e dei pacchetti dorati è accecante… ma questa è un’altra storia.
Forse anche questa è violenza perché, non riguarda i segni sulla pelle ma quella fine, sottile ingiustizia che ferisce l’anima.
Questo è quello che succede anche a tante donne .
Oggi non voglio parlare di violenze brutali perché di queste se ne sta parlando anche troppo ma è su qualcosa altro che vorrei attirare la vostra attenzione: è tra le mura domestiche che vi voglio portare, negli uffici, tra i banchi di scuola, in mezzo a noi.
Voglio portarvi tra quegli uomini che si sentono sicuri e intoccabili, che si mostrano padri e mariti irreprensibili, uomini stimati e spesso benefattori delle vittime dello stesso loro potere.
Tra quelli, tanti, che la domenica vediamo sorridenti sul corso in compagnia della famiglia ma che lontano dai loro occhi e dai riflettori ritornano lupi.
Sto parlando di quanti sanno mescolare la rispettabilità con la spietatezza, e che dall’alto della loro cattedra, dalla porta dei loro uffici o in piedi davanti al lettino dei loro studi, guardano con occhi che stanno già violentando la tua dignità e ridono, beffandoti, quasi come se leggessi nei loro sguardi: “vediamo se hai il coraggio di denunciarmi”.
E di altri uomini, che hanno fatto dell’arroganza il loro potere, e della loro immagine il senso della loro vita, vantandosi di collezioni umane in gonnella di cui parlare, bevendo un aperitivo, ma, che ,una volta ritornati sotto i riflettori, si vestono di panni griffati e di intelligenza raffinata.
E voglio portarvi ancora tra quelle donne, e lo dico perché in questi anni ne ho ascoltate tante, che a loro stanno accanto.
Donne piccole, violentate, cantava una di loro, donne che tacciono non per vigliaccheria, ma per un senso intrinseco della sopportazione, per una soglia del dolore più alta.
Forse è per un retaggio antico come il mondo, perché è sempre lei la colpevole, è sempre lei che provoca, che se l’è cercata.
E sono proprio questi giudizi che feriscono, che fanno più male e che alzano ancor di più il muro del silenzio che le circonda.
Mi hanno sempre colpito le parole di una canzone di Mia Martini: “perché gli uomini che nascono sono figli delle donne ma non sono come loro”. Perché? Se un messaggio potesse arrivare ad esse, vorrei dire loro di non aver paura, di non permettere mai a nessuno di schiacciare o di violentare la loro dignità. Di non rinunciare mai a nessun diritto, perché la libertà non ha sesso.
Troppo spesso gli uomini dimenticano che se il mondo è ancora in piedi è perché dietro ad ogni uomo vive sempre nascosta la forza dell’amore e della speranza della donna che continua a credere nel valore della vita. Mi ha detto un giorno una ragazza: “se nell’orto degli ulivi ci fosse stata una donna in quella notte di infinita tristezza, pensi che si sarebbe addormentata come hanno fatto gli apostoli? E se invece di un uomo ci fosse stata una donna a dettare la condanna a morte del Cristo, pensi che sarebbe finito sulla croce? Fu proprio la moglie di Pilato che lo supplicò perché non venisse condannato. Ma lei non aveva potere: solo l’intuizione della giustizia. Se davvero la donna potesse creare insieme con l’uomo la vera storia, la vera politica, la vera giustizia, la vera comunità umana, è molto probabile che parole come “guerra” sarebbero definitivamente cancellate dal nostro dizionario, perché le donne meglio degli uomini sanno cos’è il dolore e la morte, dal momento che la vita comincia a piangere e a ridere nella loro stessa carne.