Mi associo allo stupore espresso da Sorrenti. L’idea di istituire il reato di omicidio stradale, quale forma dolosa di un reato così grave, si insinua in un momento storico sicuramente caratterizzato da forte risentimento nei confronti di chi si pone alla guida di veicoli dopo aver assunto bevande alcooliche.
La scelta di condurre veicoli senza averne la necessaria lucidità viene interpretata dal novello legislatore quale coscienza dell’eventualità che si verifichi un fatto grave come quello accaduto questa estate e che ha sollevato l’indignazione popolare.

di Marco Cafiero

Il legislatore deve essere molto cauto ogniqualvolta decide di assumere posizioni sanzionatorie fondate esclusivamente sull’indignazione popolare, perché il suo compito è quello di contemperarle con le linee di politica criminale che ne prescindono.
In questi ultimi anni l’intervento legislativo in tema di alcool e guida è andato sempre più irrigidendosi, una progressiva criminalizzazione della figura dell’assuntore di bevande alcooliche che spesso ha colpito con severità anche normali bevitori. Con tutto ciò credo sia stato corretto assumere atteggiamenti di scarsa tolleranza nei confronti di chi non si attiene alle regole di prudenza e responsabilità allorché decida di guidare. Non ci rendiamo conto, infatti, che un banale momento di distrazione, anche solo per rispondere al telefonino, può cagionare danni irreparabili.
Ma prevedere che un atteggiamento gravemente irresponsabile sconfini nella dolosità dell’azione compiuta non mi convince molto.
Caro Sorrenti, condivido dunque la necessità di non assecondare con il silenzio assenso un proposta normativa che, pur allineandosi alla rigidità nei confronti di condotte inequivocabilmente pericolose, rischia di creare situazioni giudiziarie complesse di cui, in questo momento storico non abbiamo certo bisogno.
Il nuovo Ministro della Giustizia ha palesato la propria intenzione di depenalizzare una serie di reati minori, probabilmente consapevole dell’affollamento di norme penali esistenti, per cui questa nuova posizione rischia di porsi in controtendenza con le esigenze di politica criminale attuale.
Pensiamo alla buona norma sulla istituzione dei lavori socialmente utili sul tema che stiamo trattando. Una norma di cui mi riservo di parlare in altra sede, per evidenziarne la difficile applicazione, ma che risponde alle caratteristiche di uno stato veramente moderno ed illuminato che inserisce una sanzione veramente tratta mentale in un contesto normativo rigido e che consente quell’atteggiamento ripartivo di consapevolizzazione nei confronti di condotte scarsamente responsabili. Sicuramente l’idea di creare il delitto di omicidio colposo vanifica quell’atteggiamento educativo nei confronti dei conducenti di veicoli.
E’ sostanzialmente vero che la promulgazione di una norma del genere produrrebbe una serie di eventuali “nuovi detenuti” con lungo fine pena in un sistema carcerario già al collasso e su cui si continuano a scrivere fiumi di parole senza mai affrontare con serietà l’argomento.
Stiamo continuando a girare intorno, ormai da sempre, all’idea che la sanzione penale debba avere finalità educative, affrancandosi sempre di più da quel modello retributivo che oggi resta in vigore a dispetto delle buone idee e della “buona volontà”
Sicuramente una norma del genere cavalcherà l’indignazione comune ma di educativo ha ben poco.

di Marco Cafiero