Viviamo in meridione un momento grande crisi, che a mio avviso non può essere semplicisticamente ricondotta alla crisi economica globale che sta investendo il mondo occidentale e non solo.

Non mi dilungo sull’analisi perché sono convinto che ognuno di noi ha ampiamente approfondito, anche all’interno del nostro percorso di Formazione Quadri del Terzo Settore meridionale, i motivi e le radici storiche della drammatica situazione che vive il mezzogiorno, e della profonda crisi che il TS si trova ad affrontare proprio in questi mesi.

 

Intervento svolto in occasione degli Stati Generali del Terzo Settore che si sono tenuti a Napoli nell’ambito di un percorso di Formazione Quadri del Terzo Settore meridionale promosso dal forum del terzo settore dalla CONVOL e da CSVnet

 

Ritengo però giusto, in coscienza, ricordare il grido di dolore che da diverse città del meridione, Palermo, Napoli, Reggio Calabria, il TS sta lanciando. Un TS che mentre viene strangolato da ritardi abnormi nei pagamenti da parte di enti locali sempre più dissestati, si trova schiacciato dall’ombra di un futuro nero che non lascia alcuna speranza di sopravvivenza futura.

Un grido che purtroppo si unisce al silenzio assordante della moltitudine di persone e famiglie appartenenti alle cosiddette fasce deboli dei nostri territori, che assistono impotenti allo smantellamento dello stato sociale. Ma nel meridione, come ha detto Erri de Luca nel video mandato durante il convegno di venerdì, anche il silenzio ha un significato.

Uno smantellamento dello stato sociale che è prima di tutto culturale, uno smantellamento che viene sempre più spesso giustificato da logiche di antica memoria. Un ritorno al passato, verso modelli filantropici e di beneficenza, dove i diritti dei più deboli tornano ad essere optional  rinunciabili e dove la negazione di anni di conquiste sociali viene elegantemente nascosta dietro una nuova ed accattivante terminologia. Una deriva preoccupante alla quale non è avulso il ragionamento di questi ultimi mesi, a mio avviso preoccupante, su modelli che vengono letti come la panacea di ogni male, quasi fossero replicabili ovunque senza alcun problema, vedi ad esempio l’animato dibattito sulla big society.

Noi però apparteniamo al TS che non intende mollare, che non si vuole limitare a piangersi addosso. L’intero percorso di FQTS, sin dalla sua origine, ha inteso rappresentare una piena e consapevole assunzione di responsabilità. E la prima assunzione di responsabilità sta proprio nella ferma intenzione di camminare insieme, di un lavoro comune, appunto, per un rinnovato impegno.

Qualche tempo fa ho avuto la fortuna di leggere il tema di una bambina di 9 anni. Il titolo era “Il cortile della mia scuola”  e diceva più o meno così: il cortile della mia scuola è molto colorato, ci sono i bambini che giocano in attesa della campanella, le mamme che chiacchierano di ricette ed i papà che prima di andare a lavoro parlano tra loro delle partite di calcio, ci sono gli zainetti colorati, le voci e le risate. Il cortile della mia scuola è molto bello. Poi suona la campana, i bambini entrano ed i genitori se ne vanno, allora il cortile diventa brutto, grigio e silenzioso.”

A mio avviso il lavoro comune che ci attende deve ripartire da quanto fatto negli anni precedenti, ma deve operare un salto di qualità importante, almeno su tre questioni principali, che alla fine diventeranno quattro quando vi chiederò di riprendere per un momento l’immagine di prima.

Sono convinto che il nostro lavoro comune dovrà tendere verso un processo di ri-definizione, di ri-collegamento, di ri-posizionamento del Terzo Settore

Ri-definizione: negli anni passati abbiamo consentito l’incontro tra le persone, abbiamo permesso di allacciare relazioni, di andare oltre gli steccati del passato. Oggi occorre definire quale è la nuova situazione del TS meridionale. Sarebbe un peccato, e forse addirittura un danno, se non fossimo capaci di arrivare ad una ri-definizione del TS meridionale che tenga conto del mutato rapporto tra organizzazioni e persone e tra queste ed i beni comuni da tutelare. Ri-definirsi significa non solo chiarire lo status quo, ma soprattutto ha un valore di riconoscimento e di appartenenza, elementi basilari per una nuova e più forte identità del TS meridionale.

Ri-collegamento: il ri-collegamento è conseguenza diretta e naturale della ri-definizione. Negli anni passati abbiamo lavorato su un TS destrutturato e frammentato provando a ripartire dalle persone, prima ancora che dalle organizzazioni. Abbiamo ritenuto che è molto più semplice fare incontrare le persone piuttosto che le sigle, poi le sigle gioco forza, hanno seguito.  Quindi, aperto un canale di confronto, ma soprattutto di condivisione, abbiamo provato a fare un passo ulteriore, individuando nei beni comuni un obiettivo sul quale di TS avrebbe potuto spendersi e soprattutto appassionarsi, senza preoccuparsi di mantenere posizioni o privilegi acquisiti. E’ ora giunto il momento per un ulteriore salto di qualità. Occorre recuperare tutto il lavoro svolto, fare leva sulle centinaia di relazioni che siamo riusciti ad avviare e renderle risorsa per una strutturazione definitiva di una grande rete del TS meridionale che serva a definire un nuovo soggetto, capace di stare insieme, di superare la questione della rappresentanza attraverso una reale e forte partecipazione sociale. In questo senso il lavoro comune delle realtà nazionali che hanno voluto e dato vita ad FQTS, quello che più volte è stato definito un patto dall’alto, ma comunque essenziale, avrà il compito di garantire, facilitare, accompagnare, un processo che, stavolta dal basso, arrivi al ri-collegamento di cui parlavo prima.

Ri-posizionamento: il TS è stato collocato, negli ultimi anni, in una posizione subalterna rispetto ai diversi ambiti all’interno dei quali ha provato a misurarsi. Come un personaggio in cerca di autore, di Pirandelliana memoria, il TS ha provato a collocarsi all’interno del mercato, sfidando le imprese su un terreno infido ed improprio, arrivando alla strutturazione di un sistema fortemente concorrenziale, totalmente contrario ai concetti di cooperazione e condivisione propri del mondo del TS. Un sistema che ha dato la stura a tutta una serie di aberrazioni che anche all’interno del TS, e lo dobbiamo dire con chiarezza, esistono e vanno eliminate. In crisi di risorse il TS ha poi tentato di recuperare un ruolo di interlocuzione politica che, però, svuotata della forza e della dignità propria delle radici storiche del TS e legata strettamente ad un problema cogente di sopravvivenza economica, lo ha relegato ad un ruolo subalterno, tramutando la concertazione in pietose richieste avanzate con il cappello in mano o, nella migliore delle ipotesi, in rivendicazione priva di una reale strategia politica. Oggi è necessario un serio ri-posizionamento, andando a riscoprire in primo luogo quelli che sono i valori fondanti, propri, del TS, smarcandolo da collocazioni etero-determinate all’interno di universi che nulla hanno a che vedere con la storia e la missione delle nostre organizzazioni. Nel meridione, e non solo, riacquisire per il TS un ruolo che gli sia proprio, diverso da quello imprenditoriale imposto dal mercato e da quello subalterno imposto dalla politica che troppo spesso sfocia in clientela, significa recuperare una posizione di pari dignità nell’interlocuzione con gli altri segmenti della società civile, un ruolo che oggi è assolutamente necessario non per il TS in sé stesso, ma perché il mondo del TS rappresenta un elemento imprescindibile in qualsivoglia modello di sviluppo si voglia costruire per il mezzogiorno. In altre parole, il ri-posizionamento, rappresenta un presupposto necessario ed irrinunciabile per l’acquisizione di una reale dimensione politica di un TS capace di incidere concretamente e coerentemente sui territori, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà. La solidarietà è elemento fondante del TS, ed una società senza solidarietà è una società incapace di futuro.

Il percorso di FQTS in questo senso potrebbe fornire gli strumenti necessari per la definizione di piano di azione che renda il TS meridionale capace di muoversi come massa critica, che vigili e denunci, ma che sia anche capace di porsi in modo propositivo rispetto alla soluzione delle diverse problematiche. In questo senso l’idea lanciata ieri di una sorta di grande progetto interregionale potrebbe essere una sperimentazione da provare a portare avanti all’interno di FQTS. In questo senso anche la crisi potrà divenire momento di crescita e sviluppo per lo stesso TS meridionale.

Prima di chiudere vi chiedo un attimo di andare all’immagine che mi sono permesso di rappresentarvi prima. La bimba parla del cortile della sua scuola e lo vede bello e colorato, non perché sono belle e colorate le strutture, ma perché i colori e la bellezza sono dati dalle persone che stanno nel cortile. Tolte le persone, il cortile diventa brutto e grigio.

Sono fermamente convinto che la risorsa principale del TS ed in particolare del TS meridionale, siano le persone è le relazioni che le uniscono. Queste connessioni rappresentano il nostro patrimonio presente e futuro e sono quelle che possono rendere bello e colorato il cortile. In questo senso, tornado al titolo di questo intervento, il lavoro comune rappresenta il patrimonio iniziale, la dote da non sperperare, l’investimento di base. Il rinnovato impegno invece non può che andare verso la ristrutturazione del cortile, perché possa tornare ad essere bello e colorato. Un’azione politica forte ed unitaria che consenta una reazione seria alla drammatica situazione in cui ci troviamo e che FQTS può accompagnare e sostenere.

Luciano Squillaci – Portavoce del coordinamento degli Enti del Terzo Settore