“Sono confortato e sereno per la vostra numerosa presenza e vi dico solo grazie”, ha commentato il presidente Fict don Mimmo Battaglia alla chiusura della due giorni di lavoro tenutasi con i presidenti e collaboratori della Federazione, impegnati in tutta Italia a realizzare Progetto Uomo, al servizio di tutti coloro che si trovano nella fragilità e in varie forme di sofferenza, oltre la dipendenza.
A caldo tre sono state le sensazioni colte durante i lavori: velocità, flessibilità e speranza.
Velocità dei numerosi interventi, dato che quasi tutti hanno preso la parola e mercoledì si è andati avanti dall’apertura a pranzo senza soluzione di continuità. La stessa velocità con la quale i centri studi e i responsabili prendono decisioni nello sporcarsi le mani a risolvere casi altrimenti intrattabili e sempre più numerosi.
Flessibilità nell’adeguare gli interventi ai bisogni, facendo uso di tutte le professioni necessarie, coordinandole al maggior bene della persona, che così viene fatta sentire come protagonista ed è accolta sempre con il fine che diventi capace di gestire le sue problematiche. E questo avviene in tutti i Centri.
Speranza perché, al di là della crisi che tocca tutti, la crisi sta risvegliando nuove risorse e muovi strumenti per fronte alla complessità economica e sociale di oggi.
Il dato più importante è comunque il cambiamento e la rigenerazione dei dirigenti e responsabili dei cari Centri sparsi nelle regioni, dato che la Fict esprime una forte territorialità e radicamento nelle regioni, per tutti gli aspetti sanitari, sociali ed educativi.
Qualcuno ha evocato i 30 anni di lavoro insieme. Trent’anni fa agli incontri c’erano una trentina di preti, religiosi e religiose, rarissimi i laici. In quest’incontro i sacerdoti non erano neppure dieci e i partecipanti una cinquantina. Gli interventi sono stati sostenuti da laici competenti, professionali, decisi e a tener testa alle sfide e farsi carico della continuità di contenuti nei servizi erogati, nel metodo e soprattutto nella capacità di tenere le relazioni con chi è nella sofferenza, senza mai mollare la relazione interpersonale. Anzi questa fa parte dei fini e delle stesse tecniche, al punto che le istituzioni se ne stanno accorgendo.
Circa la mission e il metodo c’è stato generale accordo sui pilastri che reggono le strutture operative e la stessa Fict: la comunità terapeutica come modello educativo nel lavoro di cambiamento fatto insieme; l’auto mutuo aiuto proposto agli stessi utenti dei servizi a tutti i livelli; l’attenzione alla globalità della persona, come valore portato e garantivo dal volontariato; la pluriprofessionalità e vere competenze per affrontare le problematiche sociali sempre più complicate e variabili; l’accompagnamento costante nei percorsi di miglioramento ponendo al centro la relazione tra i professionisti e gli utenti.
Questi pilastri pongono i Centri federati come portatori di uno specifico servizio sul territorio in cui operano, danno un contributo anche politico oltre che professionale nella risposta ai bisogni e nel contempo in modo attivo interrogano gli stessi fruitori dei servizi, per coinvolgerli nella condivisione dei cambiamenti lungo i percorso di riabilitazione per l’indipendenza, l’autonomia e la libertà.
Pensieri vari, proposte e stimoli sono stati posti sul piatto in vista del rinnovo delle cariche della Federazione sollecitando per il prossimo futuro una volontà di nuove scelte su ciò che si tiene, si rinnova o si cambia, tenute presenti le aree specifiche di intervento che hanno visto accrescere l’appartenenza e l’efficacia dei servizi proposti.
Lo stimolo per tutti riguarda il mantenimento della velocità a dare risposta ai bisogni sociali e soprattutto fedeltà al metodo dell’accompagnamento, dello stare insieme sui problemi e, in base alla storia vissuta da tutti, mai abbandonare la speranza e la fiducia, che oggi in gran parte manca nella società italiana.
Gigetto De Bortoli