Quelli virgolettati sono i titoli di due libri scritti- qualche anno fa- da Bruno Viani, giornalista genovese da sempre interessato alle vicende del “sociale” della città; due persone molto diverse tra loro nei modi di fare ma molto simili per gli obiettivi che si erano prefissi di raggiungere e per la capacità di aggregare attorno a loro persone con cui condividere il percorso.
Ho avuto la fortuna di lavorare circa un quarto di secolo al fianco di Bianca e ho avuto modo di conoscere da vicino Don Gallo, voglio provare a raccontare qualcosa sul loro rapporto visto da una posizione privilegiata.
Inizierei dal fatto che i nostri due erano coetanei, nacquero entrambi nel 1928 in contesti diversi ma in famiglie con solide radici cattoliche che loro hanno assimilato completamente. Le vicende personali li portarono ad incontrarsi e collaborare insieme alla fine degli anni 60, succede alla Caritas di Genova, Ente che aveva come guida un’altra figura di sacerdote molto attento alle vicende dei più deboli e bisognosi: Don Piero Tubino. Proprio in quel periodo l’abuso di droga inizia a diventare un problema sempre più diffuso tra i giovani così, agli inizi degli anni ’70, Bianca e Don Andrea decidono di concentrare i loro sforzi per arginare questa piaga e aiutare i giovani che ne fanno uso e le loro famiglie. Lo fanno seguendo strade diverse in linea con i diversi modi di essere: Nel 1973 Bianca fonda il Centro di Solidarietà di Genova (per tutti il Ceis) e nel 1975 Don Gallo fa nascere l’Associazione San Benedetto al porto. Sono le due comunità “storiche” di Genova e della Liguria, differiscono per il metodo: il Ceis è una Comunità terapeutica e tra i fondatori della FICT (Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche), San Benedetto è una Comunità di accoglienza ed è tra i fondatori del CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza), in sostanza rappresentano i due insiemi maggiori attivi su tutto il territorio nazionale.
Tra Bianca e Don Gallo vi era una grande, reciproca stima che li portava ad unire gli sforzi, dalle loro diverse posizioni di partenza hanno fatto spesso fronte comune affinché fossero riconosciuti la professionalità, la bontà e l’importanza del lavoro svolto nelle comunità in favore delle persone dipendenti e dei loro famigliari. Tanto Don Andrea era visibile e non disdegnava atteggiamenti provocatori per attirare l’attenzione sui problemi da affrontare, tanto Bianca era tenace e mediatrice nel perseguire i propri obiettivi. Entrambi erano dei passionali, nel senso migliore del termine, ed avevano una grande forza che derivava loro dalla Fede. Non era inusuale che i due si confrontassero e consigliassero a vicenda prima di iniziare un nuovo progetto. L’antagonismo tra i due Enti era più nell’immaginario collettivo che nella realtà, al punto che quando un incendio distrusse la sede del Centro nel 1997 uno dei primi aiuti economici arrivò proprio da san Benedetto; in seguito, Ceis e S.Benedetto, hanno avviato e gestito insieme due servizi a bassa soglia per persone con problemi di dipendenza: Odissea e Casabella e sono stati tra gli ideatori e fondatori del COREAT, il coordinamento di tutti gli organismi del privato accreditato che si occupano di dipendenze in Liguria.
Entrambi ora non ci sono più, hanno lasciato una eredità fatta di valori morali, di approccio ai problemi delle persone in difficoltà, di fiducia negli uomini e nella loro capacità di superare i problemi se aiutati senza pregiudizio; il tutto reso concreto dai servizi che i due Enti offrono alle persone in difficoltà che si rivolgono a loro.
Sta a noi che restiamo portare avanti la loro opera nel modo migliore, coscienti che il compito non è semplice ma consapevoli che loro due- da lassù- veglieranno su di noi e saranno un aiuto nei momenti di sconforto. Loro si erano temprati attraversando una guerra, a noi rimangono un sacco di battaglie prima di poter dire che la guerra è finita.
di Ramon Fresta