Ci troviamo costretti a combattere, da oltre due anni, come Coordinamento degli enti del Terzo Settore,con il Comune di Reggio Calabria per la sopravvivenza delle politiche sociali.

Siamo convinti, infatti, che la drammatica situazione di Reggio Calabria sia emblematica della condizione in cui versano i servizi sociali in generale nel meridione di Italia.

A Reggio, da oltre due anni, ci ritroviamo a combattere non per una migliore qualità ed un maggior numero di servizi, come potrebbe anche essere normale, ma per la sopravvivenza stessa di un sistema di welfare che sta “implodendo” silenziosamente.

di Luciano Squillaci

Ci troviamo a gestire servizi estremamente delicati, rivolti alle mille fragilità presenti sul nostro territorio, registrando ritardi nei pagamenti che superano i 14-15 mesi. Ciò evidentemente comporta una indicibile sofferenza per gli enti del terzo settore (che a Reggio Calabria gestiscono la totalità dei servizi sociali), una esposizione bancaria ormai insostenibile e ritardi nei pagamenti degli stipendi agli operatori che, in alcuni casi, superano le 8 mensilità!

Ma è altrettanto evidente che le reiterate inadempienze comunali determinano, è questo è il lato peggiore, un costante abbassamento della qualità nei servizi. Non esageriamo quando diciamo che vi sono strutture che fanno mangiare i proprio ospiti solo grazie a quanto (e non è molto) riescono a recuperare attraverso il banco alimentare o la Caritas. Non ci vergogniamo di dire che a Natale ed a Pasqua molti enti hanno raccolto faticosamente “buste di spesa” per permettere agli operatori di organizzare per le proprie famiglie almeno una parvenza di pranzo festivo. Annoveriamo ormai i professionisti che lavorano nel sociale tra i tanti nuovi poveri della nostra città. Chi può fugge, o trovando lavori di ripiego o emigrando per trovare fortuna altrove. Stiamo perdendo tutte le professionalità che siamo riusciti a formare nel corso degli anni e che hanno fatto la storia dei servizi di Reggio Calabria, perdendo un patrimonio di umanità e competenza difficilmente sostituibile.

Tutti i servizi hanno ormai ridotto le prestazioni e molti hanno chiuso completamente o sono in fase di dismissione. Viviamo un crisi sociale che, a detta di tutti, non ha precedenti nel nostro territorio.

Eppure, anche se la situazione appare disperata, le organizzazioni del Terzo Settore non intendono mollare. La gravità del momento ha consentito di superare le divisioni di un tempo, facendo scegliere ai più la strada unitaria come l’unica possibile per ottenere risultati altrimenti impossibili.

All’inizio del 2010 si è costituito un coordinamento spontaneo degli enti del terzo settore che gestiscono servizi per conto del comune di Reggio. La battaglia del coordinamento comunale e l’idea di base che lo ha originato si è poco a poco allargata a tutta la provincia ed il 13 novembre del 2010 erano quasi 1.500 le persone che hanno manifestato al centro di Reggio dietro lo slogan “Nei diritti di ognuno il futuro di un’intera comunità”.

Mentre il percorso del coordinamento provinciale è proseguito ed arriverà il prossimo 29 ottobre ad una fase costituente definitiva, parallelamente, nel corso dei due anni passati, la battaglia del coordinamento comunale non si è mai fermata, tra piccole vittorie e sonore sconfitte. Tra pagamenti parziali ed impegni disattesi.

Infine mercoledì scorso abbiamo occupato il Palazzo Comunale e dopo aver preteso di incontrare il Sindaco, gli abbiamo consegnato simbolicamente le diffide legali relative ai nostri crediti. Un’azione di protesta alla quale ha voluto partecipare anche il Vescovo della città Mons. Mondello, un fatto straordinario che dà contezza della gravità della situazione. A seguito di un serrato scambio di opinioni durante il quale gli oltre 100 operatori e responsabili degli enti aderenti al coordinamento presenti, hanno dato l’ennesima dimostrazione di civiltà e correttezza assistendo in dignitoso silenzio, il Sindaco si è impegnato a convocarci entro mercoledì prossimo per strutturare un piano di rientro e per un immediato pagamento (definito boccata di ossigeno). In quell’occasione, pur precisando che parleremo di futuro (a serio rischio) dei servizi sociali, solo se verrà garantita la sopravvivenza nel presente, abbiamo richiesto al Presidente del Consiglio Comunale la convocazione di un Consiglio ad hoc (che si terrà il prossimo 4 ottobre) per discutere della questione politiche sociali a Reggio Calabria. Riteniamo infatti che la cittadinanza, nelle persone dei suoi rappresentanti istituzionali, debba essere informato della gravità della situazione.

Sono però convinto che il risultato di essere ascoltati, cosa non scontata, lo abbiamo raggiunto solo perché da tempo privilegiamo la via unitaria.

Ho voluto informarvi, dicevo sopra, perché ritengo la vicenda di Reggio Calabria emblematica, e purtroppo non esclusiva di quel comune. Molti altri sono gli enti comunali calabresi ed in genere dell’intero meridione che stanno soffrendo oltre modo la carenza di liquidità, o peggio veri e propri dissesti, che puntualmente scaricano i loro problemi economici sugli enti del terzo settore, che di fatto gestiscono servizi con proprie risorse per conto del comune. Siamo diventati noi le “banche” dei comuni.

Non credo il tutto possa essere semplicisticamente riportato alla questione della crisi o alla riduzione delle risorse nazionali. Credo al contrario che paghiamo un’arretratezza della pubblica amministrazione meridionale, sia nei politici che nei burocrati che nulla ha a che vedere con la crisi, ma che ha radici ben più profonde. Riportare tutto alla crisi ed alla riduzione delle risorse serve semplicemente a fornire facili alibi a chi pensa che i servizi sociali siano optional tranquillamente rinunciabili quando non vi sono risorse. Dobbiamo al contrario riprendere e portare avanti in ogni parte del meridione e d’Italia la battaglia per i diritti irrinunciabili di ognuno.

Sono convinto che il grido di dolore che si alza da Reggio Calabria, purtroppo non diverso da quello degli amici di Napoli, di Palermo e dei tanti altri territori sofferenti del nostro meridione, riguarda tutta l’Italia. Ciò che sta accadendo da noi è solo il preludio di quanto, se non interverremo immediatamente, accadrà su tutto il territorio nazionale. La solidarietà non può essere considerata un optional. E’ per questo che stiamo tentando, con ogni mezzo, di divulgare il più possibile la drammaticità della situazione, ma anche la speranza che nutriamo nel percorso unitario che abbiamo avviato, e la voglia di non mollare, nonostante tutto. Grazie per l’attenzione che vorrete darci.

Luciano Squillaci – Portavoce del Coordinamento degli enti del Terzo Settore