Un primo maggio davvero fantastico quello che ha vissuto la delegazione di ragazzi, minori e adolescenti, e donne tossicodipendenti, con i loro bambini, del centro di solidarietà “Il Ponte”, di Civitavecchia. Quarantuno giovani e sette bambini, residenti nei percorsi riabilitativi del centro, accompagnati dal fondatore della comunità don Egidio Smacchia e dai responsabili educativi, sono partiti da Civitavecchia alle cinque del mattino per essere lì ad ascoltare e lasciarsi coinvolgere dalle parole del Santo Padre.
Messa privata a Santa Marta di Papa Francesco, con la comunità Il Ponte di Civitavecchia accompagnata dal vescovo diocesano monsignor Marrucci.
Direttamente da Laura, Maura ed i ragazzi che hanno avuto il privilegio di viverla, il diario di questa giornata indimenticabile.
“L’occasione di partecipare alla celebrazione eucaristica nella cappella di santa Marta, residenza di papa Francesco, è arrivata dopo una richiesta molto audace che il nostro presidente don Egidio Smacchia fece, dopo pasqua, al pontefice, invitandolo a venire a trovare i ragazzi nella struttura della nostra comunità a Civitavecchia. La risposta è giunta, in qualche modo inaspettata perché ci veniva detto che il Papa non sarebbe venuto, ma ci offriva l’occasione di partecipare alla Messa con la possibilità di condurvi 40 persone fra ragazzi, donne con i bambini ed educatori. “Ma quando ci ricapiterà?”, ci siamo chiesti un po’ increduli e molto emozionati. E così don Egidio, con l’entusiasmo che lo contraddistingue, ha subito organizzato questo viaggio speciale di cui tutti noi siamo stati parte attiva.
Ma veniamo alla cronaca del 1° maggio. Sono le cinque del mattino, saliamo tutti sul pullman che ci porterà a Roma. L’atmosfera è elettrica, gioiosa. Attraversiamo la città silenziosa, ringraziando Dio di questo dono inaspettato. Arriviamo a Roma verso le 6.30 e percorriamo via della Conciliazione. Ad attenderci al cancello che porta alla sala Nervi, il nostro vescovo diocesano monsignor Luigi Marrucci con il segretario don Fabio.
I ragazzi, le mamme, persino i bambini nei loro passeggini, sono silenziosi, forse increduli, comunque molto emozionati. Entriamo nella cappella dove un sacerdote ci indica i posti e ci istruisce per le letture e le preghiere.Una sedia di velluto verde sembra essere lì per caso ma una piccola suora ci dice che quello è il posto dove il Santo Padre siederà in preghiera dopo la celebrazione.
Eccolo entrare, in silenzio prende posto e iniziamo. Voce bassa, un grande carisma. Traspare chiaramente la sua umanità, il suo essere “normale”. Nell’omelia ci parla della dignità dell’uomo, dell’importanza del lavoro (il primo maggio è la festa di san Giuseppe lavoratore) e della creatività dell’uomo, del prodotto del suo impegno. Con parole semplici e dirette, ci parla del riappropriarsi della propria consapevolezza di uomini e di donne, della dignità della persona, ci invita a porre attenzione all’Uomo e non alle cose materiali, valori questi che noi ogni giorno cerchiamo di trasmettere ai nostri ragazzi.
Alla fine della messa la sorpresa più grande: Papa Francesco è proprio lì, nell’atrio, che ci saluta uno ad uno. Siamo tutti emozionati, alcuni hanno gli occhi lucidi, davanti a lui. Gli offriamo la preghiera di tutti quelli che abbiamo lasciato a casa, le nostre famiglie, i ragazzi, i volontari, e lui ci dice “Pregate per me”. Abbiamo anche l’occasione di cantare per lui, brevemente, la canzone della nostra comunità. Lui ci ascolta sorridendo, ci saluta e fa con noi una fotografia a ricordo di questa giornata indimenticabile.
Ecco alcune riflessioni a caldo espresse dai nostri ragazzi e mamme, dopo l’incontro.
N.: “Mi sento onorata e fortunata per questo incontro. Abbiamo potuto esprimere il nostro pensiero a lui. Spero tanto in altre occasioni come questa, per me e i miei figli”.
S.: “Mi colpisce la semplicità di questo Papa che non ci ha permesso di metterci in ginocchio davanti a lui ed anche il fatto che mi abbia chiesto “come stai?”.
E.: “Mi ha toccata la sua semplicità, la sua attenzione ai bambini, la sua grande umanità”.
A.: “Un fatto straordinario stare davanti a lui: il Papa ha guardato proprio me e mio figlio. Ringrazio Il Ponte perché in questi anni nel centro ho potuto vivere esperienze così forti”.
G.: “Io non sono credente ma mi piace conoscere nuove realtà. Oggi, con il Papa, sento di aver vissuto proprio un INCONTRO e mi sono piaciute le sue parole”.
A.: “Volevo che il Papa avesse una mia poesia, ci ho creduto e l’ha avuta! Con la fede si ottiene tutto”.
D.: “Non avevo mai pensato che è il lavoro che dà dignità all’uomo. Questa cosa mi colpisce molto”.
Questo incontro con il Santo Padre è stato per la comunità Il Ponte un’esperienza davvero unica che si colloca all’interno di una serie di iniziative organizzate nella ricorrenza del 35° anno della sua fondazione. Oltre al convegno svoltosi lo scorso 20 aprile, all’aula consiliare del comune di Civitavecchia, con la partecipazione di tutte le componenti del centro, il nostro vescovo Luigi Marrucci, il sindaco di Civitavecchia Tidei, il presidente della Federazione Comunità Terapeutiche don Mimmo Battaglia e molti altri, ricordiamo la posa della reliquia di Madre Teresa di Calcutta nella cappellina della comunità in via Veneto.
Nell’ultima settimana di luglio si terrà la Settimana della Spiritualità, che coinvolgerà i ragazzi del programma e le mamme tossicodipendenti del percorso riabilitativo che, in un cammino di consapevolezza e rafforzamento dei valori evangelici, percorreranno a piedi, diretti verso diversi luoghi dello spirito. Nel contempo, l’avventura più grande la compiranno i genitori dei ragazzi in programma che vivranno una settimana residenziale di vita comunitaria proprio come i loro figli.
Il centro di Solidarietà “Il Ponte” è da sempre sinonimo di Solidarietà, ascolto, prevenzione ed attenzione alla Persona. È il luogo per prendere coscienza dei propri limiti, trovare la forza di superarli, riscoprire le proprie capacità di azioni positive.
Poiché soprattutto per i giovani perdere la fiducia nel futuro è come lasciarsi morire, ritrovare la fiducia in sé stessi, la speranza e la condivisione, è ritornare alla Vita.
Papa Francesco questo lo sa bene, sa che l’unico rimedio per ricominciare è buttarsi fuori di sé, guardare avanti, soprattutto fare qualcosa di concreto per il prossimo. «Rimanete saldi nel cammino di rinascita, – ci ha detto il Santo Padre – con la ferma speranza e fede nel Signore. Qui sta il segreto del nostro cammino», perché «andare controcorrente fa bene al cuore» e «non ci sono difficoltà, tribolazioni, incomprensioni che ci devono far paura. Questo anche e soprattutto se ci sentiamo poveri, deboli, peccatori, perché Dio dona forza alla nostra debolezza, ricchezza alla nostra povertà, conversione e perdono al nostro peccato».