Sono ormai alla diciottesima missione umanitaria in giro per il mondo con diverse associazioni, ma quella che mi ha segnato di più è stata certamente in IRAQ, per 4 mesi, febbraio – giugno 2011, con Smile Train Italia ONLUS, prima di diventare Emergenza Sorrisi, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri italiano.

La coordinatrice dell’associazione mi chiama in mezzo ad una mattinata di routine in sala operatoria di cardiochirurgia pediatrica del Bambino Gesù di Roma, dove lavoro come CardioAnestesista e Rianimatore dal 2007: “Buongiorno Stefano, disturbo?”
“No Chicca, dimmi pure!”
“Sei il terzo anestesista che chiamo, gli altri 2 non possono.. Saresti disposto a passare 4 mesi a Nassiriya, in Iraq, per gestire un ospedale da campo per gli irakeni, sotto l’egida del Ministero degli Esteri? ..ma, per favore, entro domani al massimo devi darmi una risposta..”
Torno in sala operatoria, mi faccio dare il cambio da un collega.. Il tempo, credo non più di 5 minuti, per visualizzare tutto quello che avrei potuto svolgere come attività medica in un posto così al limite, ma che conoscevo già da 5 missioni fatte in precedenza, che alzo subito il telefono e: “OK! Quando si parte?”
La partenza è stata nell’ambito di una delle 5 missioni che l’associazione ha svolto durante la mia permanenza al Campo Base americano di Tallil. Infatti alloggiavo in un container del P.R.T. del Ministero degli Esteri italiano, all’interno del campo militare in cui coesistevano forze militari di più nazioni: americani, inglesi, australiani, rumeni.
Posto surreale per un civile: cielo sempre velato dalla polvere di quel deserto argilloso, sollevata dal continuo via vai dei carro-armati che andavano o tornavano dalle varie missioni, un rumore di fondo continuo e ipnotizzante a volte dei generatori di corrente, spezzato spesso da un boato sordo di qualche bomba o scarica improvvisa di mitraglia. Il tutto condito da una fragranza di petrolio bruciato di tutte le macchine in funzione. Almeno 2 volte a settimana scattava un allarme di emergenza di attacchi militari, che congelava per qualche secondo tutti, fermando qualsiasi attività svolgessimo, per poi subito dopo attivarci con elmetto e giubbotto antiproiettile per cercare riparo sotto il primo stabile a disposizione. Alcune volte erano semplici esercitazioni, ma questo non era lecito sapersi! Ora vi chiederete cosa mi avesse mosso a fare quella scelta, in una realtà simile, che tra l’altro già conoscevo.. Non lo so! Ovviamente il primo mese è stato il più difficile, adattandomi ad una vita da campo, con pochi comfort e senza tutte quelle calde relazioni umane che avevo lasciato a casa.
Ma da subito ho trovato la soluzione a tutte le mie perplessità e paure nel popolo irakeno, pronto da giorni a ricevere le cure gratuite del Team di medici italiani. La loro semplicità e voglia di risollevarsi era contagiosa e ogni volta che dovevo rientrare alla base, dopo una giornata dedicata alle malattie più disparate, mi sembrava di non aver fatto abbastanza.
E così in un batter d’occhio, immerso in un bagno di umanità, mi sentivo uno di loro, sempre più insofferente delle regole militari degli americani! Ahimé.. questo è uno degli effetti collaterali di ogni missione: al tuo ritorno rimetti in discussione gli schemi della società da cui provieni, semplicemente perché cominci a dare il giusto peso alle cose e trovi nel prossimo una fonte inesauribile di vita che può solo arricchirti, basta saperla cogliere..
Iniziò così un nuovo modo di lavorare in un paese in via di sviluppo: fianco a fianco con i medici e infermieri locali, con scambio reciproco di risorse: le mie conoscenze anche se di un giovane medico di 34 anni e la loro piena disponibilità materiale e umana per aiutare i più bisognosi della loro popolazione. Un popolo orgoglioso della propria cultura, ma congelato e quindi bloccatosi a 20 anni indietro, a causa di 10 anni di guerra mossa da Saddam Hussein e altri 10 anni di controllo militare sul campo da parte degli americani.
Mi trovai a gestire un ambulatorio di medicina generale che mi fece visitare circa 490 pazienti, inviandoli poi ai relativi specialisti sparsi nel territorio della provincia sud dell’Iraq, il Dhi Qar, fino a Baghdad. Nel frattempo reclutavo pazienti, per lo più pediatrici, affetti da Labio-Palato Schisi, che venivano via via operati durante le Missioni di Chirurgia Plastica, organizzate da Dr. Fabio Massimo Abenavoli, Presidente di Smile Train Italia ONLUS, per un totale di 350 bambini operati in 4 mesi. Ero invaso da un’ondata di pazienti, per lo più bambini, con esiti di ustioni da arma da fuoco e incidenti domestici per esplosione di bombole del gas o da bracieri per il riscaldamento delle case. Si iniziò anche un programma di Chirurgia Plastica per le Ustioni, operandone 120 di 290 screenati in tutto il periodo. Tra un Team italiano e l’altro che si succedevano, portandomi un po’ di calore di casa, tenevo attivi i 2 tavoli operatori dell’Unità Mobile adibita a sala operatoria e recovery room (un Tir con tanto di Motrice), operando con i chirurghi generali (l’amico Dr. Muslim) e urologi irakeni, per un totale di 25 pazienti adulti. Non mancava certo qualche ustionato acuto da ristabilizzare con una Terapia Intensiva di base allestita da me e dai paramedici locali, che cercavo di indirizzare alle buone norme di igiene, coordinati da Khalid, diventato un fratello, che era spiccato già dalle prime missioni per elevata professionalità e dedizione al lavoro!
Proprio perché se ami questo lavoro ti sembra sempre di non fare abbastanza, iniziai anche un Programma di Insegnamento Teorico-Pratico a Medici e Infermieri sul trattamento delle patologie più frequenti nella zona, con particolare interesse all’aspetto delle Urgenze e Terapia Intensiva. In sala operatoria e reparto di degenza con 20 posti letto dentro ad una serie di containers, i locali si esercitavano a mettere in pratica le nuove nozioni e in particolare 3 anestesisti cominciarono ad eseguire per la prima volta nella loro carriera anestesie loco-regionali, peridurali e spinali, e blocchi nervosi periferici con elettroneurostimolatore.
Dopo tutto questo vi risparmio il ritorno a casa, dopo una serie di saluti, inondati di lacrime vere, che si sono rivelati un semplice arrivederci. Oggi il progetto Nassiriya continua con lo stesso gruppo diventato ora O.N.G. Emergenza Sorrisi, direttamente in città, liberi dal controllo militare occidentale, respirando una nuova aria di rinascita, simile al primo dopoguerra italiano.
Il gioco accanto alla morte, la vita nella povertà, continui contrasti di un popolo orgoglioso, che non vuole perdere la parola.
La stanchezza di chi vuole fare, ma non trova i giusti mezzi, nuove generazioni pronte a sbocciare in un deserto difficile da coltivare.
Questo è l’Iraq, antica culla della civiltà..

un volontario,

dr. Stefano Morelli – CardioAnestesista pediatrico dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma