Un comunicato a sorpresa, firmato da Andrea Muccioli, Letizia e Gianmarco Moratti, ha dato certezza a voci e chiacchiere che circolavano tra i giovani e i parenti degli ospiti residenti  a San Patrignano.
Andrea Muccioli lascia la direzione della più grande comunità d’Europa.
Tutto continuerà come prima e più di prima, “anche nel momento in cui chi oggi ricopre il ruolo di responsabile decide di lasciare i suoi incarichi”.

Una precisazione importante e un apporto di chiarezza, quello di Andrea, di fronte a voci che facevano intravedere difficoltà economiche, problemi di gestione e anche altro. Nulla di strano, a mio avviso, viste le vicissitudini che tutte le comunità stanno vivendo, sia nei sempre più rapidi e rischiosi stili di vita dei giovani sia per la maggior complessità negli interventi da fare.
Credo che, data l’impostazione lavorativa di San Patrignano, anche la crisi economica abbia fatto sentire il suo peso, sia con la diminuzione delle oblazioni spontanee dei sostenitori (cosa sofferta da tutti) sia della domanda di mercato sui prodotti di Sanpa.
Ho conosciuto personalmente tre volte Vincenzo Muccioli, portato da uno dei suoi giovani più amati e fra i primi residenti ( M.B.), che Vincenzo prese affettuosamente sulle ginocchia, nel mentre dava a noi (non ero il solo) le sue idee e le sue indicazioni. Vincenzo era pieno di energia, forza e decisione, incrollabile nelle linee portanti dell’opera.
Ebbi modo di ascoltare in silenzio e di fare i confronti tra un’impostazione di comunità lavorativa e un’impostazione di comunità terapeutica. Filosofie e gestioni molto diverse. Diverso in particolare l’approccio con i genitori. Fui sorpreso  di vedere Vincenzo capace di prendersi delega genitoriale, mentre mi sentivo del tutto non in grado, né legalmente né moralmente, di assumere deleghe. Anche oggi per me genitori e famiglia sono risorse e alleati, con nessuna licenza da parte di chicchessia di renderli etero diretti, qualsiasi sia il programma o percorso riabilitativo. Si tratta invece di camminare insieme verso una meta.
Due mondi e due metodi diversi, ma – così almeno sentii nel profondo – medesimo amore per la creatività e la libertà dei giovani. Senza creatività e lavoro non si diventa indipendenti, senza responsabilità non si va verso alcuna meta, senza la volontà di andare oltre la droga per il piacere di vivere, non c’è speranza.  
Ho sofferto abbastanza per le vicissitudine giudiziarie vissute da V. Muccioli e mi sono sempre interrogato sui rischi e le risorse educative, oltre che finanziarie ed economiche, da assumere giorno per giorno da parte di chi lavora a liberare giovani e meno giovani dalle catene della dipendenza.
Mi sono pure affezionato a San Patrignano, tramite consulenza, vicinanza e amicizia a coloro che ritornavano a casa o nelle zone di origine dopo lunga permanenza a Sampa. Dopo l’esperienza di crescita si ritorna sì nel proprio mondo ma ci si sente spaesati ed estranei, talvolta peggio di prima. 
 M.B.  mi portò a Coriano proprio  per riconoscenza e nell’orgoglio di mostrarmi le vigne, sulle quali aveva strappato polloni avventizi e inutili, settimana dopo settimana e mesi dopo mesi, fino a rinsavire.
Spiace che la presenza dei Muccioli venga meno, perché è come il venire meno la bandiera dell’ideatore e  creatore di una pianta robusta e piena di frutti. Al suo posto sottentra una gestione collegiale.
Ad Andrea Muccioli l’augurio di fare il bene dei giovani in altra maniera, nella certezza che egli non potrà mai dimenticare le fatiche e le passioni vissute con suo Padre e i giovani nelle colline di Coriano.           

Gigetto De Bortoli