Don Mimmo ha scritto. Ancora una volta, ma per la prima volta. Si, ha scritto. Ha cercato di spiegare perché s’è fatto prete, perché è un prete di strada, perché crede in Dio e dove lo vede. Dove lo trova. Se gli dà la mano.
”I poveri hanno sempre ragione’, Cittadella editrice, viene fuori “facile” e noi l’abbiamo letto. Tutto. D’un fiato. Lo stesso fiato spezzato in alcuni passaggi di un libro di un prete troppo umano per essere prete, vicino perché Dio unisce le distanze e lui Dio l’ha sentito.

fonte: Catanzaro Informa

Non subito però. Leggendo si ha l’impressione che Don Mimmo abbia visto Dio quando era piccolo. Era lì, negli occhi della mamma. Amata naturalmente e sopra ogni cosa, amore che certifica che Dio ha dovuto fare Dio per crearla. Ma poteva non bastare. Per Don Mimmo- e per diventare Don Mimmo – poteva non bastare. Ha ascoltato il suo Don Luigi, parroco di quando era piccino, ha toccato Don Tonino Bello, ha abbracciato la fede. Tutto questo è servito, ma non è bastato.
Don Mimmo si è tatuato la tunica quando Dio gli ha dato l’ennesimo appuntamento e lui non ha potuto rispondere ‘no’ perché il grido è stato forte, perché lungo. Lento. Sofferto. Ma deciso.
Don Mimmo racconta: ”ero in seminario ma avevo dubbi e paure.’ Umano Don Mimmo, incredulo Don Mimmo. Della sua Chiesa – critica ma comunque amata – e della chiamata. Ma poi ha dovuto dire ‘si’. ”Un mio amico mi portò da una donna, e all’inizio non ci volevo andare. Ma poi dissi si.’
La donna? Leggi e rimani allibito, vuoi subito il seguito per capire. Arriva: ”Il mio amico mi portò in un posto dove c’erano tanti bimbi down. Fermi. Impassibili. Ed ero fermo anch’io perché il mio amico andò in un’altra stanza.’ Don Mimmo vide un pallone, iniziò a palleggiare per poi dribblare tutti i bimbi down che nel frattempo rincorrevano felici quella palla. Quando andò via, un bimbo chiamò balbettando ”Mi…mmmm…mo, rimani qui.’ Eccola, la chiamata. Eccolo, l’appuntamento. Rimbalzano nell’opera le parole dei suoi sacerdoti, dei suoi studi ”inutili e noiosi’ ma che trovavano riscontro divino, reale. Don Mimmo parla di appuntamenti. Dio chiama e fa in modo che un prete dica ‘si’ ogni giorno e non una volta per la vita.
Nel libro, attraverso le storie dei ragazzi della comunità, Don Mimmo spiega perché è prete. Ogni giorno. Non fa filosofia ma parla di vita. Nella vita mette filosofia perché lei porta riflessione e i pensieri fanno domande. Nelle risposte c’è il segreto del mistero. Don Mimmo ha studiato i sacramenti ma è attraverso la condivisione, la comunità, le esperienze che li scopre e li spiega. Rita, morta di Aids e scopritrice di Dio e della Conversione. Stefano, uomo di ‘ndrangheta che ha commesso omicidi e trasforma Don Mimmo nel lupo di Francesco D’Assisi: ”lui mi raccontava del suo dolore, quello crudele che creò il mostro dentro di lui. Lui parlava, io mi sentivo svenire’.
E leggerete chi è il povero, cos’è la povertà d’animo e a cosa deve arrivare. Scoprirete chi è Don Mimmo, l’uomo-prete con i dubbi da uomo e il dono del prete. Non ha scelto Dio, è Dio che ha scelto lui. Guarda i suoi ragazzi e li scruta, in loro trova Dio e li ascolta soprattutto quando loro fanno paura e Dio ancora sembra non esserci.
In una comunità ogni individuo dà un appuntamento, scopre un sacramento come un medico tocca un nervo scoperto: salti per il dolore, poi lo stesso si affievolisce e il tuo animo si rasserena.
”I poveri hanno sempre ragione’ è da leggere per fissare il proprio appuntamento. Perché potrebbe non interessare scoprire Don Mimmo, ma potrebbe stravolgere un’esistenza capire qual è il proprio compito sulla terra attraverso il rapporto con Dio.
Don Mimmo ha scoperto il suo e lo racconta al mondo. E’ partito dagli occhi della mamma. Innamorato. E’ passato da un dribbling ad un bimbo down, ad un rifiuto con Rita, ad una notte in barca con Stefano. Ha mille appuntamenti al giorno, tutti convergono ad un solo, grande, inspiegabile, misterioso appuntamento divido.
Lui, Dio, l’ha chiamato: ”mi…mmmmmm…mo’. Gli ha risposto ‘si’.

 di Gianluigi Mardente