Già qualche mese fa sono stato costretto a rappresentare a tutti voi la tragica situazione delle politiche sociali a Reggio Calabria (Cfr. “Il terzo settore e l’implosione dello stato sociale a Reggio Calabria”), ed ovviamente il gravissimo stato di crisi che stanno vivendo ormai da troppo tempo gli organismi del Terzo Settore che gestiscono servizi per conto del Comune.
Sono infatti quasi tre anni che il Terzo Settore reggino sta combattendo una battaglia impari tentando si salvaguardare i diritti dei più deboli e fragili della comunità, di fronte ad una deriva preoccupante che li vede perdenti tra i perdenti, ultimi di una città ultima.
Sono quasi 50 le organizzazioni, tra cooperative sociali, associazioni e fondazioni, che da oltre 40 anni portano avanti esperienze di grande valore umano, etico e professionale. Un mondo che nonostante le difficoltà proprie di un territorio difficile, è riuscito a crescere e costruire speranza e futuro per i tanti dis-sperati che ha incontrato ed accompagnato a recuperare la propria dignità di cittadini. Percorsi che hanno sancito il rispetto dei diritti di tutti, a partire dai più deboli e fragili. Migliaia di piccole storie di straordinaria umanità e di quotidiana resistenza. Un sistema costruito con poco, ma di enorme valore.
Oggi tutto questo rischia di morire, di implodere nel silenzio e nell’indifferenza dei più.
Dopo anni di battaglie, il Terzo Settore reggino è ormai allo stremo, ridotto ai minimi termini da una logorante guerra di nervi, di promesse disattese, di illusioni disilluse, di falsi progetti. Mesi e mesi di pacche sulle spalle, di vuoti riconoscimenti, di inutili dichiarazioni di intenti.
Ad oggi le organizzazioni del Terzo Settore aspettano dal Comune spettanze arretrate di oltre due anni, crediti che riguardano servizi resi in passato e puntualmente ascritti al bilancio comunale. Non si tratta certo degli effetti della crisi o del taglio dei fondi nazionali. Sono debiti per i quali era prevista adeguata copertura, ma che non sono stati saldati per precise scelte politiche, che evidentemente rispettavano altre priorità.
Eppure, nonostante tutto, oltre 500 lavoratrici e lavoratori, operatori, professionisti di grande spessore umano e valoriale, hanno continuato a “servire la città” a partire dai suoi figli più deboli, senza smettere mai, con il sorriso sul volto. Uomini e donne che vivono questo lavoro come un servizio, ma che pure debbono pensare alle proprie famiglie, ai propri figli. Gente che non percepisce lo stipendio, in alcuni casi, da oltre un anno!
Oggi questi operatori, questi piccoli “eroi normali”, sono ormai più poveri dei poveri che assistono!
Il mondo del Terzo Settore reggino, che ha scelto la via dell’unità e della condivisione, costituendo 2 anni fa un coordinamento che a poco a poco ha coinvolto l’intera provincia ed oltre 180 organizzazioni, lo scorso dicembre ha intravisto uno spiraglio di luce in una notte che sembrava interminabile.
Dopo una dura stagione di lotta di piazza, il Sindaco di Reggio ha sottoscritto con il Coordinamento un protocollo di intesa che prevedeva il pagamento puntuale delle mensilità correnti, ed il recupero dei crediti pregressi attraverso un piano di rientro condiviso, la cui prima rata, pari al 30% dell’intero, doveva essere versata entro il 31 marzo.
Un accordo che il Coordinamento ha accettato a malincuore, ritenendolo l’unica via possibile per salvare i servizi e soprattutto le persone che ne fruiscono. Si sono riaccesi i fidi, è aumentata ancora l’esposizione bancaria, si è chiesto agli operatori di pazientare ancora, di resistere, in attesa di ricevere finalmente il 30% dei propri crediti (considerate che sarebbe comunque mancato tutto il 70%!).
Ma la realtà a volte supera l’immaginazione. Qualche giorno fa, il 5 aprile, Giovedì Santo, il Sindaco ha comunicato al Coordinamento che non aveva la liquidità per fare fronte agli impegni assunti. Una sentenza senza appello che ha determinato, di fatto, la morte civile del Terzo Settore reggino.
Abbiamo quindi dovuto annunciare la sospensione di tutti i servizi sociali gestiti in convenzione con il Comune e che riguardano oltre 10.000 cittadini appartenenti alle fasce più deboli. Una macelleria sociale senza precedenti in una società che si definisce civile!
Ma non siamo disponibili a morire nel silenzio, continueremo a lottare sino alla fine, ed anche oltre se necessario. Lo scorso 26 aprile eravamo quasi 500 in piazza, di fronte al Municipio, per gridare alla città lo scandalo che si sta consumando. In quell’occasione il Prefetto, che ha ricevuto simbolicamente le chiavi dei nostri servizi, ci ha chiesto di andare avanti almeno sino al 15 maggio, nella speranza che nel frattempo l’amministrazione comunale riesca a dare qualche risposta concreta.
Lunedì scorso, al termine di un’assemblea drammatica dei responsabili delle organizzazioni e degli operatori, abbiamo deciso di accogliere la richiesta del Prefetto, resistendo sino al 15 maggio.
Nel frattempo manteniamo costante lo stato di agitazione e le azioni lotta nei confronti del Comune. Abbiamo inoltre stabilito di rendere nota il più possibile la nostra situazione, prima di tutto ai cittadini di Reggio, ai quali è indirizzata la lettera aperta che di seguito pubblicata, ma anche a tutti coloro i quali riteniamo possano essere interessati, su tutto il territorio nazionale, ad un caso tristemente emblematico di un malcostume ormai diffuso ovunque e che pone sempre più a rischio i diritti dei più deboli, sostituiti da forme di beneficenza e filantropia, estranei alla storia del Terzo Settore ed alla nostra Costituzione.
di Luciano Squillaci
Lettera alla città di Reggio Calabria
nonostante la grande sofferenza di un Terzo Settore ignorato, evitato, escluso, screditato, rinviato, soffocato, vogliamo dire alla città CHI SIAMO:
– Siamo gli “ultimi”, quelli troppo spesso senza voce, i dimenticati di Reggio Calabria: disabili, minori, anziani, famiglie in difficoltà, migranti, poveri, senzatetto, … oltre 10.000 cittadini appartenenti alle fasce più deboli ed a rischio della città.
– Siamo tutte quelle organizzazioni, associazioni e cooperative sociali che gestiscono, senza trarne profitto, servizi e attività sociali per il Comune di Reggio Calabria. Siamo il mondo del Terzo Settore reggino, che ha costruito nel corso degli ultimi 40 anni un bagaglio di esperienze umane e professionali di rilievo nazionale, oggi messo in ginocchio da un credito nei confronti del Comune di oltre 5 milioni di euro.
– Siamo oltre 500 lavoratrici e lavoratori, operatori, qualificati professionisti, che hanno da sempre vissuto il loro lavoro come servizio, prima che come professione. Uomini e donne che oggi si trovano schiacciati dalla sofferenza quotidiana e che con oltre 10 stipendi arretrati sono diventati più disagiati di coloro che assistono.
– Siamo quelli che sanno che la crisi ed i tagli non c’entrano nulla con i soldi che gli spettano perché in gioco ci sono i crediti degli anni 2009-2010-2011, per servizi regolarmente previsti in bilancio comunale e per i quali era prevista adeguata copertura finanziaria
– Siamo organizzazioni e lavoratori che dopo aver inutilmente sperato sottoscrivendo un protocollo di intesa lo scorso dicembre, hanno subito l’ennesima delusione perché il Comune ha disatteso gli accordi, e che il prossimo 15 maggio, se non vi saranno risposte concrete da parte dell’amministrazione, si troveranno costretti a sospendere inevitabilmente quei servizi rivolti ai poveri, agli emarginati, agli ultimi, con ogni conseguenza e ricaduta sociale, morale ed economica, sull’intera città.
Il rispetto dei diritti più elementari di cittadinanza, il diritto alla famiglia, all’inclusione sociale e lavorativa, all’assistenza domiciliare e residenziale, alla salute, non è questione di pochi o di chi vive il problema, ma la misura della civiltà di un intero popolo. Vi chiediamo di starci a fianco, di lottare insieme a noi, per riprenderci il diritto di vivere il presente e di guardare al futuro, convinti che NEI DIRITTI DI OGNUNO si legge IL FUTURO DI UN’INTERA COMUNITA’