Ferdinando Camon non è l’ultimo degli scrittori ed editorialisti, tanto che ama “sporcare la sua penna” per andare contro la corrente del pensiero massificato e totalitario.
Ha scritto queste parole d’evidenza solare: “Torna la proposta di concedere la semilibertà alla droga: libera vendita no, ma in uso controllato sì, allo scopo di evitare l’uso incontrollato, e quindi il mercato”. (vedi Avvenire 12.05.11)
Camon si riferisce a un esperimento lanciato e attuato da uno psicologo di Bolzano, in via di adozione in Austria e in Emilia Romagna.
Ed egli continua: “E’ la tecnica non del ‘niente droga’, ma del ‘meno droga’. Se non si può dire ‘smetti di drogarti’, si può però dire ‘drogati meno’, starai meno male. Interessante, ma non può dirlo un medico. E dirò perché.
L’ultimo drogato che ho visto risale a una settimana fa. Era l’alba, io uscivo per comprare i giornali, lui s’era fanno nella notte. Era caduto a terra sotto i portici, i passanti frettolosi lo schivavano, lui stava lì con occhi e bocca aperti, aspettava un aiuto ma non pronunciava parola.
Alcuni di questi drogati vanno ai Sert, cioè ricevono droga controllata. Ma la droga ‘terapeutica’ che ricevono, il metadone, non libera dagli effetti della droga vera: procura gli stessi danni.
Quando lavoravo nel primo centro regionale anti-droga istituto in Italia, il presidente, uno psichiatra tracciò una linea: ‘Metadone, mai’. Perché? Perché fa male e noi vogliamo guarire dal male, no regalarlo. Lo stesso discorso vale per questo esperimento di Bolzano: se la droga fa male, danneggia la mente, il cervello, la volontà, chi fa il curatore non può fornirla.
La soluzione sta nel non cascarci. Lo psicologo di Bolzano, a modo suo, ci dice che il problema permane. Colpa nostra se lo dimentichiamo. I drogati del sabato sera, immenso nostro dramma, ogni sabato vogliono ‘cambiare corpo’, uscire dal corpo con cui studiano o lavorano, e indossare un altro corpo, con cui godere. In questo salto perdono il controllo di se stessi e del mondo e troppo spesso muoiono.
Devono capire che non hanno altro corpo che questo.
Lo psichiatra del nostro Centro Antidroga ci spiegava: ‘C’è una porta chiusa. Il drogato di eroina si siede e s’addormenta, aspettando che s’apra. Il drogato di cocaina s’infuria e la prende a spallate. Il drogato di Lsd fa un ragionamento e cerca di passare per il buco della serratura’.
Ragazzi, procuratevi una chiave, conclude Camon. Provate a bussare. O se no, cercate un’altra porta. C’è chi la tiene aperta , e vi aspetta”.
Ringrazio Ferdinando Camon perché ha posto il crudo problema in modo educativo.
La sua posizione merita un dibattito. Perché il cambiare corpo il sabato sera, da parte dei giovanissimi, non ha niente a che fare con la droga.
Si tratta di personcine, di ogni stato e grado sociale, che hanno sostanzialmente tutto. Sono in gran parte pieni fino al collo di tutti le merci della nostra civiltà materiale, ormai post opulenta. Telefonini compresi, che risolvono ogni difficoltà di contatto, mentre il contatto verso si costruisce con la propria pelle, le proprie mani e il proprio cervello. Il cervello poi s’è massificato nel “cosa vuoi che sia, così fan tutti”.
Camon richiama, con l’amico psichiatra, i pilastri educativi.
La presenza di una porta, un cuore e un cervello adulto e libero da schemi, a cui bussare.
La chiave del dialogo e del confronto, che può essere spietato se è onesto.
Il tempo dell’ascolto sulla soglia.