Remigio (nome cambiato) è una persona tossicodipendente pluri problematica, con sofferenza psichica che lo spinge a essere insistente, scontento, depresso, auto lesionista.

È persona che non fa del male ad altri, si fa del male. Innocua, eppure fa paura. Di difficile gestione, fino a un certo punto però.
L’assistente sociale sta operando per farlo ritornare in comunità, dalla quale è stato prelevato per un ri-arresto. Il magistrato si muove, l’operatore torna in carcere a fargli visita.  Quasi ci siamo. Tra qualche giorno può tornare in affido.
Di punto in bianco il carcere decide di spostarlo, d’autorità, in un carcere dotato di servizio psichiatrico. Bene! Solo che il carcere psichiatrico è a circa 500 km dalla comunità in cui stava per rientrare.
Fra breve comunque lui è di nuovo in affido. Arriva alla comunità una telefonata allarmata: chi andrà a prenderlo?
Chi ve l’ha inviato! Impossibile. Fuori dal carcere è libero, nessun obbligo.
Il Servizio sociale! Nessuna autorizzazione e procedura lo prevede.
Il Comune! Non c’è voce e delibera in merito.
Un taxi! E chi lo paga?
Verrà in treno! Ma con i soldi di chi? Soprattutto, si farà del male, probabile perché è sempre successo così?
Vada la Comunità! Però, a che titolo, quando nel momento dell’aggancio e inserimento Remigio è stato tolto – subito – dalla sua competenza?
Ecco scattato uno dei soliti e tipici corti circuiti del carcere: con la sua autonomia irrazionale, l’incapacità di progettare col territorio, nella schizofrenica facoltà di mandare in tilt i progetti e la disponibilità altrui, la naturalezza nel rendere complicate le cose semplici.
Il carcere prende decisioni come un mondo a se stante, non aiutato molto in questo neppure dalla magistratura.
È uno dei casi e si spera resti l’unico, ma l’universo intero sa che non è così.
“Soluzione. Si muova il volontariato, è lì per questo!”
Come dire, il volontariato non è là per dare aiuto alle persone, ma per coprire i buchi e l’irragionevole gestione di un Ente.
No, grazie. Altrimenti il carcere diventa un labirinto mentale, la miniera dei danni e delle beffe.