“Nell’arco di un triennio edificheremo undici nuove strutture carcerarie”.  Questa è l’affermazione del Dr. Franco Ionta, capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria

 

di Marco Cafiero

allorché è stato sentito il 29 settembre u.s. dalla commissione di inchiesta del senato su servizio nazionale.
Il piano di realizzazione prevede il coinvolgimento delle Regioni chiamate ad individuare le aree dove costruire le nuove strutture. A fronte di ciò, lo stesso Ionta lamenta la carenza di personale del corpo di polizia penitenziaria. Una carenza già attuale che aumenterà nel momento in cui gli agenti saranno chiamati a coprire i ruoli all’interno delle realizzande strutture.
Tutto ciò comporta, dunque, un esborso economico ingente: la costruzione e l’assunzione di circa 1800 poliziotti penitenziari, questa è la stima presentata.
Mi chiedo se questo sia l’unico modo per rispondere all’allarmante grido di sofferenza che proviene dagli attuali Istituti penitenziari. La parola “sovraffollamento” ormai è entrata nel linguaggio comune, perché qualunque sia la politica del governo in carica e gli intereventi conseguenti il risultato è sempre “sovraffollamento”.
“Indulto”, “indultino” e palliativi vari – realizzati tra l’altro in periodi inidonei – sono panacee di brevissima durata.
Ma perché, allora, non pensare ad una politica penitenziaria più degna di un momento storico evoluto, in cui la riposta al dettato costituzionale, che vuole la pena educativa e non repressiva, possa trovare spazio e rivestire quel carattere preventivo alla ricaduta? Mettiamo finalmente un blocco a quell’infernale meccanismo della “porta girevole” in cui la maggior parte dei nostri detenuti incorre.
Proviamo a pensare che i costi stimati per realizzare quanto Ionta affermato, e che graveranno inevitabilmente sui cittadini incolpevoli, possano ridursi attraverso la costruzione di percorsi sociali, ben più economici, in cui il monito educativo prevalga su quello meramente repressivo.
Proviamo ad affermare che certe leggi impopolari, quanto inutili, volute da alcuni, accettate da altri, vengano abolite: allora si che cominceremo, con poco sforzo, a vedere una riduzione della popolazione carceraria e saremo incoraggiati ad andare avanti sulla strada delle riforme: quelle riforme che riguardano tutti, non solo pochi eletti.