Giornata intensa il 17 ottobre per il Centro di Solidarietà di Genova, in agenda due appuntamenti diversi ma ugualmente importanti: la consegna del premio Bianca Costa e il convegno “solidarietà e sussidiarietà: l’apporto del volontariato nel settore delle tossicodipendenze”, appuntamento organizzato in partnership con CELIVO.
Il Premio Bianca Costa è stato istituito dalla Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa ONLUS per ricordare la sua fondatrice. Viene assegnato annualmente ad un laureando presso l’Università di Genova, autore di una tesi che abbia come argomento il trattamento delle tossicodipendenze, particolarmente riferito alle attività di prevenzione, cura e reinserimento in essere presso i servizi del Centro stesso.

Consegna Premio Bianca Costa

Quello  del 2011 è stato il primo assegnato, anche se il premio è stato istituito già da un paio d’anni. Grazie alla generosità del Rotary Club “Golfo Paradiso”, oltre al riconoscimento pubblico, il premio consiste anche in una borsa di studio. La commissione, presieduta da Sergio “Pippo” Rossetti, composta dalla Prof.ssa Luisa Stagi in rappresentanza dell’Università e dal Prof. Massimo Musio-Sale per il Rotary ha assegnato il premio 2011 a Laura Ruaro, già volontaria e- in seguito- operatrice al Centro, con la seguente motivazione: “La candidata ha ampiamente approfondito le tematiche dell’uso di sostanze da parte degli adolescenti e i mutamenti sociali e culturali conseguenti, a partire da quelli del mercato della droga e dalla comparsa di nuove sostanze, fino alle modalità di consumo e all’associazione delle sostanze stesse, che hanno portato al passaggio dalla dipendenza alle dipendenze. La candidata ha messo in luce come le dipendenze e la poliassunzione richiedano anche da parte della Comunità Terapeutica una riflessione critica sui propri strumenti e modalità d’intervento. La tesi appare bene sviluppata sotto il profilo teorico e le parti relative allo specifico caso analizzato paiono molto pertinenti e ben descritte.” Nel ricevere il premio, Laura Ruaro,  ha sottolineato come questo riconoscimento abbia per lei, che ha conosciuto Bianca Costa, anche un enorme valore affettivo.

La giornata è proseguita con lo svolgimento del convegno “solidarietà e sussidiarietà: l’apporto del volontariato nel settore delle tossicodipendenze”. Questo incontro si inserisce nell’ambito delle manifestazione dell’anno europeo del volontariato, arriva alla fine di un periodo in cui molto si è dibattuto sul volontariato e, più in generale, sul terzo settore. Il refrain è sempre lo stesso: il volontariato può essere un valore aggiunto in un sistema creato con il  servizio pubblico, ma non potrà mai sostituirsi alle istituzioni; la dignità e i diritti del singolo devono avere risposte pubbliche. Questo è stato un argomento sul quale hanno insistito anche i rappresentanti degli Enti Locali intervenuti: Pippo Rossetti per la Regione, Milò Bertolotto per la Provincia e Maria Rosa Biggi per il Comune.
Luis Bononato, presidente della commissione del volontariato dello spagnolo Proyecto Hombre, ha articolato il suo intervento sulla contaminazione positiva che si è creata nelle organizzazioni di volontariato dove, a fianco della iniziale spinta valoriale e motivazionale dei volontari, si è inserita la professionalità di personale stipendiato che aderisce, comunque, ai valori di base delle associazioni. Bella la sua metafora dell’albero che se non ha radici forti (i valori), riuscirà a crescere e produrre foglie, ma finirà fatalmente per piegarsi sotto il loro peso. Per questo motivo ricordava come si importante che, ogni nuovo membro, venga adeguatamente istruito e formato rispetto alla filosofia e i valori aziendali.
Dal canto suo, Filippo Guiglia responsabile regionale di AGESCI Liguria, ha offerto un angolo di visuale diverso: AGESCI è frequentato soprattutto da persone giovani, la maggior parte dei capi sono ragazzi under 30, il messaggio che cercano di far passare ai bambini dei vari gruppi è quello che interessarsi agli altri (la famosa “buona azione” giornaliera dello scout) è una cosa che fa stare bene, che riempie la vita. E’ un’azione con una duplice valenza: educativa e politica (nella migliore accezione del termine) quindi è un’azione non rivolta solo all’oggi ma ha anche una prospettiva per il futuro. Nel suo interessante intervento, Padre Alberto Remondini dell’Associazione San Marcellino, presenta l’opera svolta dall’associazione con le persone senza dimora alle quali viene proposto un percorso di ri-acquisizione di diritti e dignità come persone.  Le persone si rivolgono a loro come “una lista di bisogni”, l’obiettivo è far emergere la persona che sta dietro ai bisogni e che possiede delle risorse. A questo proposito racconta un aneddoto illuminante: ogni anno loro organizzano una vacanza estiva in montagna, vi partecipano sia gli ospiti dell’associazione sia i volontari con le loro famiglie, in questo modo si crea un’atmosfera positiva, familiare dove emergono le persone nella loro vera sostanza, una volta durante un momento assembleare il figlio di un volontario è andato a sedersi in braccio ad un ospite, sancendo in questo modo il suo passaggio da persona “diversa” a “normale”, con il suo gesto istintivo quel bambino ha evidenziato una trasformazione dovuta alla reciproca conoscenza.  Rimarca come l’ambiguità della politica, che spinge affinché il volontariato si sostituisca nell’erogare quanto non viene dato dagli organismi deputati, finisca per creare una situazione in cui le persone non sono più titolari di diritti ma fruitori di carità. L’ultima relatrice è stata Stefania Traverso in rappresentanza del SERMIG, gruppo storico del volontariato con sede a Torino, fondato da Ernesto Oliviero più volte candidato al premio Nobel per la pace. Anche lei presenta la sua associazione ne fa conoscere la ramificazione in altre nazioni. Dice come il loro stile di fondo sia la “restituzione” ossia ogni volontario quotidianamente offre quello che lui è,  ogni giorno è una verifica costante di cosa una persona sia e possa offrire agli altri e cosa può avere in cambio da loro. Un reciprocità che è arricchimento e crescita comune.
“Io ci sto, ci metto la faccia, la testa e il cuore!” è il titolo di un motivo cantato dai giovani del SERMIG. Mi sembra che racchiuda l’essenza stessa del fare volontariato e di questo convegno.

Ramon Fresta