“Il Ponte-Centro di Solidarietà”, nasce a Civitavecchia nel 1978 ad opera di volontari che si occupano di accogliere e sostenere adulti con problemi di dipendenza.
In quest’esperienza sono stati coinvolti famiglie, parrocchie, scuole, luoghi d’incontro, aperti i primi Centri d’Ascolto, organizzati Campi Estivi, convegni, Scuola per Consulenti Familiari, ecc.
Nel tempo, ispirandoci a “Progetto Uomo”, siamo diventati una casa per la “Persona”: nel 1990 inizia un’esperienza per adolescenti e minori con problemi comportamentali legati alla dipendenza e/o a rischio di devianza di ambo i sessi, dai 14 ai 23 anni; nel 1995 il Centro “Famiglia-Adolescenti”, un servizio di consulenze a psicoterapie; nel 2000 “Coccinella” un percorso per donne disagiate con figli minori al seguito.
Una casa per tutti dove partendo dalle capacità e dalle potenzialità della “Persona” la si può accompagnare affinché possa tornare ad essere protagonista di sé.
Una particolare attenzione assume, nei nostri programmi, il lavoro con le famiglie, affidato al servizio di Coinvolgimento Familiare Parallelo che le accoglie, orienta e sostiene lungo tutto il percorso di riabilitazione dei propri figli.
Lavorare con e per le famiglie, per noi significa rispondere ad una URGENZA EDUCATIVA che non può essere più ignorata poiché coinvolge tutti.
Siamo abituati, ormai da tempo, ai richiami da parte dei media, della politica, dalla Chiesa, di porre attenzione ai giovani, alla necessità di attenzione nel fornire loro tutti gli strumenti necessari perché possano essere ben “armati” per affrontare la vita.
“L’urgenza” di cui parliamo non é altro che il prendere coscienza della responsabilità che abbiamo noi adulti, genitori, educatori, insegnanti, ecc.
Abbiamo la responsabilità di “sporcarci le mani”, sapendo che non possiamo chiamarci fuori, che il mondo dei giovani non é un qualcosa da osservare da fuori, con curiosità, con apprensione, con occhio giudicante.
Dobbiamo vivere sentendoci spinti a dare il nostro contributo con serietà, autorevolezza e coerenza, non scimmiottando un ruolo confuso, non si può e non si deve “essere amici” dei figli, degli alunni, o nasconderci dietro un ruolo.
Dobbiamo promuovere sfide positive.
Proprio perché é importante incontrarsi su un terreno comune, senza paura, senza confusione di ruoli, quest’anno, l’ultima settimana di Luglio, abbiamo proposto ai genitori dei ragazzi ospiti nella Comunità di Via Veneto a Civitavecchia, di vivere qualche giorno facendo le stesse esperienze dei figli.
Abbiamo voluto chiamare questo percorso “Genitori in Comunità”, un ‘esperienza nuova mai sperimentata prima negli altri Centri della FICT (Federazione Italiana Comunità Terapeutiche).
E’ stata per tutti noi e per tutti i partecipanti veramente una sfida.
Così mentre i figli si trovavano a Barbiana, luogo dell’esperienza educativa di Don Lorenzo Milani, per trascorrere momenti di lavoro e riflessione, un gruppo di genitori ha “occupato” la Comunità.
Il gruppo per tre mattine si é incontrato con il nostro Presidente Don Egidio Smacchia, che li ha coinvolti in momenti di riflessione sulla spiritualità, condivisione e il senso della nostra “filosofia”.
Noi operatori abbiamo visto genitori lavorare, aiutare, confrontare, ascoltare, consolare…tradurre in gesti una della frasi della Filosofia di “Progetto Uomo”…”dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo trovare un tale specchio…?”.
Una grande e magnifica verità é emersa: genitori e figli, condividendo esperienze, emozioni, difficoltà si sono incontrati proprio in quei punti comuni, e, nelle differenze hanno trovato motivo di pensiero e riflessione.
Tutti hanno necessità di sfide positive, di guardare in alto e non accontentarsi di banali soddisfazioni passeggere.
I giovani, i nostri figli, hanno bisogno di vedere attraverso noi la voglia di mettersi in discussione, lanciare sfide, di non vergognarsi a realizzare sogni, a perseguire valori, credo, ecc.
Per i nostri ragazzi, sapere che i loro genitori per alcuni giorni hanno provato il significato del vivere in Comunità, del prendersi la responsabilità del proprio agire, del confrontarsi con gli altri guardandosi negli occhi, del condividere emozioni e pensieri, é stata una lezione di vita.
L’urgenza educativa chiede a noi adulti di incontrarsi con i giovani guardandosi negli occhi senza avere paura.
I genitori, su un quaderno hanno lasciato messaggi, pensieri, scrive una mamma: “…la vita é meravigliosa. Un dramma, come avere un figlio tossicodipendente, si é trasformato in una grande opportunità, noi genitori in Comunità stiamo vivendo i loro stessi ritmi, piccole e grandi difficoltà, ma anche la gioia della solidarietà, della vicinanza tra noi…”.
Ed ancora: “…una settimana nella stessa Comunità dove é mio figlio…accetto subito. Una “vacanza” speciale, tutti insieme ad affrontare le giornate con le sue regole: cucina, lavanderia, pulizia, ascolto, confronto, condivisione, gruppi… per sentire, vivere le stesse emozioni…e da sconosciuti di noi stessi e degli altri diventiamo un solo essere.”
Maura Cecere – responsabile del Coinvolgimento Familiare Parallelo e Gruppi di Auto-Aiuto – “Il Ponte Centro di Solidarietà” Onlus di Civitavecchia.