“Cosa dici della strage al Charlie Hebdo di Parigi?”
Ci siamo appena seduti a tavola con lo sparuto gruppo rimasto a casa, il sabato, nella sede della Casa Alloggio/Rientro di Serravalle. Voce e occhi sono rivolti a me.
riflessione su Charlie Hebdo
– La domanda mi manda di traverso gli spaghetti, ma vorrei sentire prima voi.
Uno dopo l’altro, unanimi: “Atto terroristico inaccettabile!”.
Tre però affermano con decisione:
“Se la sono anche cercata. Erano stati avvisati!”.
Ascolto molto attento questa osservazione e collego mentalmente al dato di fatto.
Nella comunità ci sono degli islamici. Di là, negli ambienti liberati dai miei residenti per ospitarli, la maggioranza dei Profughi è islamica. Lo è pure l’interprete mediatore.
Qualcuno, che risulta piuttosto informato, cava fuori dei precedenti, il libro “Versetti Satanici” e le minacce all’autore Sahlman Rhusdie. Chi lo cita, dice testuale:
“Va bene la libertà di parlare e scrivere, ma io ho delle cose che per me sono sacre, credo che anche altri le abbiano, e le cose ritenute sacre vanno rispettate. Io non mi sono sentito rispettato, quando i giornali hanno messo fuori cose della mia famiglia che non c’entravano per niente con i fatti miei di droga. Per di più cose false, inesistenti. Hanno s. (infangato, ndr, per non usare la parola volgare) mio padre e mia madre, rapporto che per me è sacro”.
Dico tra me e me: siamo sul sentiero giusto, questi hanno qualcosa da insegnare a me.
“Noi adesso te l’abbiamo detto. Tu come la pensi?”.
– Vorrei lasciar perdere tutti i discorsi e le chiacchiere fatte lungo questi giorni. Parto dalla tua parola, Elvio. La parola ‘sacro’.
– Non riguarda solo la religione. Riguarda qualcosa che viene ancora prima e che abbiamo nel cuore. Sta nella natura delle cose. Ne parlano esperti psichiatri e psicologi – chi ricorda Jung? – non c’entrano solo religiosi, preti frati monaci iman guru e tanti altri. Tutti siamo consapevoli della spiritualità della persona e che la persona innocente è sacra.
– Quando si tratta di cose sacre – ripeto – bisogna andare e stare sempre cauti. Voi mi siete maestri. Ne avete combinate un po’ di tutti i colori e ci tenete al rispetto per le vostre cose sacre. Ma anche voi, quando si tratta di dare risposta alle voglie di farsi… be’ non vi siete fermati davanti a niente, neppure davanti alle cose sacre.
“E’ vero, dice Elvio, il rischio è questo”.
– A mio avviso, possiamo imparare qualcosa per noi dall’orrenda storia di Parigi? E dato che abbiamo tra noi Nigeriani, Malesi e Ghanesi, posso dirvi che mi sento strabico in questa Europa ultra strabica e piena di fifa. Non ho visto riempirsi la piazza di Serravalle – tanto per dire – per i 2000 trucidati l’altro giorno, da Boko Haram in Nigeria. Stragi di ben altra consistenza rispetto a quella di Parigi. Ma là è Africa e qui è Europa e …abbiamo paura. Nelle folle di Parigi c’è paura, al di là delle parole dette, giuste o sbagliate.
Continuiamo a mangiare, ma vedo chiaro che l’attenzione è alle parole e alle idee e non ai bocconi che girano con le forchette. Mi fermo un attimo. Penso e riprendo.
– Tutti noi corriamo il rischio dei disegnatori Charlie Hebdo, un rischio sì, in certo senso molto buono, per la libertà di parola e di espressione, ma non certo per la pace. Il rischio che corriamo si chiama complesso ‘ioico’.
“Cos’è sta roba? ‘Ioico’, che cosa mai ci dici? Sembri un asino”.
Tutti mi guardano sorpresi e come alleggeriti. Convinti che li abbia portati fuori seminato, con la voglia di scherzare.
– Ho detto proprio ‘IOICO’. Me la sono inventata adesso, questa parola. È formata da un grande IO, portato alla massima potenza, a cui ho aggiunto ICO. Come paranoico, termine con un bel ‘ico’ che usate spesso, anche voi. O no?
Sorridono.“Bella questa”!
– Vuol dire che gli impulsi dei redattori del Charlie non tenevano dentro solo il diritto alla libertà di parola e di espressione, ma affermavano il diritto di provocazione e di sfida. Là, in redazione, si proclamava e raggiungeva l’IO più bravo, lodato e gratificato proprio chi le sparava più provocanti e più forti, perfino più volgari – sia parole che vignette. Un IO immenso e senza limiti, a mostrare furbizia e intelligenza.
– Come l’IO del dipendente da sostanze, ricordate?, che usava tutto e tutti, per darsi il massimo, il meglio della sostanza su cui riusciva a mettere le mani. Scusate, ma da quanto ho letto e sentito alcuni dei disegnatori e autori, qualcuno di essi aveva una dipendenza ‘ioica’ per niente differente da quella che qui conosciamo bene, anche se non si facevano – a quanto pare – di sostanze. E sappiamo tutti che questa faccenda del proprio IO immenso e inarrestabile, che sa tutto e vuole tutto, per ottenere quello che brama, non porta pace. Neanche per i disegnatori e gli scrittori. Meno che meno per chi è dipendente.
Adesso nessuno più fiata. Si mangia in silenzio per un po’.
Taglia la pausa di silenzio, Giangi, operatore.
“Questa è una spiegazione che non ci aspettavamo a quanto pare. Giusto! ‘Ioico’ è una specie di tumore che non dà pace”.
– Grazie, Giangi, sei stato più sintetico ancora di me. La violenza del terrorismo, come ogni altra violenza, ha radici profonde, che hanno spazzato e spazzano via le cose più sacre della vita, molto prima delle religioni e di altre questioni. La radice della violenza è quando l’IO, e il suo piacere, il suo diritto, di qualsiasi natura esso sia, diventa totalitario e terroristico verso gli altri. Appunto tumore di nome “ioico”. Per il piacere “ioico” di una riga, qualcuno ha strappato e venduto la medaglietta d’argento, portata dalla madre, con dentro la minuscola immagine del padre morto. Sapete ben come vanno le cose. Questa è violenza, contro qualcosa di sacro.
“Anche oggi abbiamo preso la nostra”, commenta Elvio.
– Ci tengo a precisare che non sto facendo la morale. Sto dicendovi che le cose funzionano e girano proprio così quando c’è diritto o piacere ‘ioico’ di mezzo. Violenza e guerra. Così salta per aria la pace e la vita, oltre che la libertà. E la morte si porta via tutti i diritti.