La posizione della FICT era già stata precedentemente esposta all’interno del Dipartimento Nazionale ed anche attraverso un comunicato stampa inviato “a caldo”, a ridosso della vicenda relativa alla puntata di Anno Zero incentrata sul tema in questione. Tuttavia ci pare proficuo lo scambio attuale in vista di nuove direzioni politiche e comunicative.

di Don Mimmo Battaglia – Presidente FICT

Intanto posso costatare con rammarico che, ancora una volta, i tempi del confronto e dei dibattiti sono dettati da presunte emergenze e non, come è ormai chiaro dai dati e dall’osservazione, dallo status di normalità e di espansione costante del fenomeno.

Mi sembra utile, anche se forse ridondante, sottolineare l’importanza e la lucidità scientifica di alcuni spunti già espressi in altri interventi, ampiamente condivisibili, come la lettura critica di Riccardo Gatti sui canali comunicativi e sull’attenzione alla problematica dell’additività “in toto”, a prescindere dalla legalità o illegalità delle sostanze in questione, così come l’attenzione rivolta nella lettera di Alfio Lucchini sulla necessità di un intervento culturale più ampio.

Fedeli alla nostra filosofia di base ed alla nostra vocazione alla “persona”, continuiamo a sostenere che il problema non può e non deve risolversi in un dibattito sulle sostanze d’abuso, sul quando, come ed a chi parlarne. Non bastano gli slogan ed i testimonial, né la presenza di esperti nei salotti televisivi, né la divulgazione scientifica delle informazioni. Riteniamo utile tutto questo, ma non sufficiente a produrre risultati apprezzabili in termini di prevenzione dei consumi .

Le evidenze scientifiche ci dimostrano chiaramente come le scelte comportamentali di una persona, incluse quelle di uso ed abuso di droghe o alcol, siano generate da un sistema complesso di relazioni tra le informazioni, le variabili cognitive, la sfera emotiva e motivazionale, le influenze ambientali, le predisposizioni genetiche ridurre tale complessità a soluzioni squisitamente cognitive sarebbe fuorviante, così come il credere che la strada per l’abuso di droghe sia scollegata da tutto un substrato culturale su cui invece il mercato delle sostanze costruisce i suoi modelli vincenti di consumo.

Ma paradossalmente, mentre il mercato è compatto, specializzato, attento alla lettura del presente, vigile alle nuove possibilità, noi siamo divisi, incapaci di condividere scelte forti, di essere efficaci, di progettare a lungo termine senza rincorrere l’emergenza, di investire.

Il problema della comunicazione televisiva e mediatica pertanto, non si presenta solo nei casi di connessione più o meno diretta col fenomeno “droghe”, ma attraversa la stragrande maggioranza delle trasmissioni di successo tra i giovani, dove i contenuti educativi e valoriali sono assenti o, peggio, sostituiti da una forte centratura sui disvalori del successo senza fatica, dell’apparenza, della modernità ed adeguatezza di chi è scorretto, opportunista, manipolatore. In chiave educativa risulta evidente come, pur senza riferimenti diretti, tali messaggi predispingano ad uno strutturarsi delle identità a rischio molto più dell’esperienza di un presunto “modello”. Si aggiunga a ciò la risonanza di questo sistema di messaggi sui canali non controllati, dal web alla comunicazione informale tra i pari, e si comprende quanto possa essere utopistico parlare di un’autoregolamentazione senza porsi obiettivi ben più alti e radicali.

Pur condividendo l’idea del codice e molti dei suoi contenuti, mi chiedo quanto possa avere valore se calato dall’alto e non condiviso e costruito dalla base. Forse questo è uno dei suoi limiti.

Auspico che questa possa essere l’occasione per un confronto finalmente chiaro e profondo, che disegni linee guida per l’educazione e la prevenzione in modo complesso e trasversale, coinvolgendo media e mondo della scuola, politiche della famiglia e mondo giovanile. Non permettiamo che le sostanze continuino ancora a dividerci, mettiamo da parte anche le ideologie contrapposte, siamo già in enorme ritardo su quella che, lungi dall’essere ormai un’emergenza, è una vera e propria crisi di sistema.

Don Mimmo Battaglia è Presidente F.I.C.T.