Da quasi 10 anni il Ceis di Genova ha aggiunto, ai suoi servizi “storici”, degli interventi rivolti a cittadini stranieri. Azioni svolte spesso in partenariato con altre realtà: Consorzio Agorà, ARCI, la Chiesa Apostolica e, ultimamente, anche un agriturismo. La prima fu “Samarcanda”-nel 2006- una struttura residenziale per minori stranieri non accompagnati, dopo due anni nacque “Tangram”, la prima comunità per minori richiedenti asilo della Liguria inserita nel circuito SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati).

La differenza è data dal fatto che i “minori non accompagnati” sono a tutti gli effetti in carico ai servizi comunali fino alla maggiore età, esattamente come i minori autoctoni nelle stesse condizioni. I minori “richiedenti asilo” vengono avviati al percorso che riconosca loro lo status di rifugiati. Quando ebbe inizio l’Emergenza Nord Africa, nel 2012 (in seguito alla cosiddetta “primavera araba”, un insieme di lotte che interessarono  tutto il Nord Africa- alterando equilibri e regimi – con profonde ricadute anche su altri Stati del Continente), iniziammo ad occuparci anche di adulti che sbarcavano in Italia per fuggire dalle lotte dei loro paesi. Da allora non abbiamo più smesso, abbiamo ospitato centinaia di persone di diverse provenienze e attualmente siamo operativi  con quattro diverse strutture, due nel centro di Genova e due in paesi dell’hinterland (Davagna e Campo Ligure), che ospitano 60 stranieri di ambo i sessi.

In questi giorni in cui il dibattito sul tema ha raggiunto il suo apice, con notizie pesantemente tragiche e altre decisamente di valore opposto, mi sono sentito stimolato a dare un contributo alla discussione in base all’esperienza fatta sul campo in questi anni.

Il primo punto che va chiarito è quello che riguarda il “trattato di Dublino”: è il regolamento che si è data l’Unione Europea per accettare e accertare le richieste di asilo di persone provenienti da stati terzi. Nasce come revisione di un primo accordo del 1990 (in vigore dal ‘97),  rivisto e aggiornato ulteriormente nel 2003 e nel 2013. Il principio fondamentale è che una persona che intende richiedere lo stato di rifugiato, lo deve fare nel primo stato dell’UE in cui viene accolto. Ecco perché pochi giorni fa Renzi  ha chiesto all’Europa di varare un “Dublino più europeo”, infatti fino a quando non ci si potrà spostare, come nei film, con il teletrasporto, difficilmente si potrà passare dall’Africa al Nord Europa (meta della gran parte di migranti).

Mi sembra opportuno partire da questo perché spesso si sente obiettare che “vengono tutti qui…”.

Ritengo molto sensata la richiesta del nostro Primo Ministro, le aperture di Germania e Austria mi fanno sperare in un accordo più equo e, soprattutto, più funzionale ad affrontare questo tragico esodo di massa. L’ideale sarebbe arrivare ad un punto in cui, una volta decise le quote, si procedesse con dei ponti navali o aerei per spostare le persone in modo sicuro, ricordo che solo nel 2015 sono già 2500 le vittime accertate di naufragi. Inoltre è di poche ore fa la notizia che le organizzazioni criminali guadagnano di più dal traffico di esseri umani che da quello della droga…

Ritengo sia anche un dovere “morale” da parte dell’Europa (e non solo) aiutare paesi che, dotati di enormi ricchezze naturali, sono stati sfruttati per anni aumentando la ricchezza dei paesi che intervenivano e la povertà dei locali…

Una volta per tutte sarebbe bello che si riuscisse a bypassare l’interesse economico e si traguardasse l’interesse della gente! Per fare questo occorre che l’ONU si metta a capo di una azione mai vista che dia ai paesi africani la possibilità di essere autonomi e in pace a casa loro, solo così si potrà bloccare l’esodo.

Nei giorni in cui sui giornali di tutto il mondo campeggiava la foto tragica del piccolo Aylan, un altro giovanissimo siriano, 13 anni appena,  diceva ad un poliziotto ungherese (e al mondo intero) “fermate le guerre e noi staremo a casa nostra…”. Questo , a mio parere, deve essere l’obiettivo dei “cosiddetti” paesi ricchi!

Altro snodo cruciale per stemperare gli animi  sarebbe una informazione meno strumentalizzata, un esempio per tutti: nei giorni in cui un giovane Ivoriano viene arrestato con pesantissime accuse di reati a danno di due anziani coniugi, un immigrato ucraino viene ucciso da due italianissimi “figli di un boss della zona”, la sua colpa è stata quella di accorgersi che stavano tentando una rapina ed è tornato indietro per aiutare la commessa… Le brave persone, come i delinquenti, non hanno una provenienza o una cittadinanza unica, esistono in ogni popolazione e ad ogni latitudine. Diverso è il discorso che riguarda il terrorismo mascherato da lotta di religione, chi non ha rispetto alcuno e distrugge vite umane o i segni della storia dei popoli va affrontato e messo in condizione di non nuocere oltre. Occorre una operazione congiunta tra tutte le forze “sane” del mondo, al di là di religioni o colori di pelle, che riportino verso la normalità la vita di quei paesi, troppi, insanguinati dalle mire di delinquenti esaltati.

In questi anni di lavoro con i profughi, sono state più numerosi gli incontri con persone degne di aiuto che non viceversa; ho ancora negli occhi l’immagine di una famiglia siriana accolta nella nostra casa di Davagna lo scorso anno, padre madre e tre figli di età variabile dai 15 mesi a 8 anni, non smettevano mai di ringraziare per quello che facevamo per loro, con l’aiuto dell’interprete ci hanno raccontato i motivi della fuga e le difficoltà del viaggio con la moglie in gravidanza, il parto appena arrivati in Sicilia, la paura di essere divisi e la grande determinazione di proseguire il viaggio verso nord per riuscire a dare un futuro ai loro figli. Una mattina abbiamo trovato la loro stanza vuota con un biglietto di ringraziamento dove ci chiedevano scusa per essere andati via ma “dovevano farlo!”

L’8 settembre è stata una data importante per la democrazia italiana, è con questo riferimento storico che mi auguro vinca ancora una volta il benessere di tutti sui privilegi di pochi e certe scritte sui corpi umani, anche fatte solo con un pennarello, non si ripetano mai più.

di Ramon Fresta