Scuole che possono cambiare, lo psicopedagogista entra in classe
Nuovo modello di intervento educativo sperimentato per 4 anni nelle medie inferiori della Valdarda
Lo psicopedagogista entra in classe e la scuola media mette una marcia in più. Un nuovo modello d’intervento educativo che va nella direzione del counseling scolastico, in affiancamento a docenti, studenti e genitori, è stato sperimentato per quattro anni nel Piacentino, in dieci istituti secondari di primo grado della Valdarda.
Si tratta del progetto “Scuole che possono cambiare”, voluto e finanziato dall’Ufficio di Piano del Distretto Socio-Sanitario di Levante della provincia di Piacenza (Comune capofila Fiorenzuola d’Arda), e avviato nell’anno scolastico 2010-11 con esperti dell’associazione “La Ricerca”, la ultratrentennale onlus piacentina che ha aderito a Progetto Uomo fin dalla sua fondazione, e che da sempre impegnata sul fronte della prevenzione e del disagio giovanile, ha approfondito la sua specializzazione in campo educativo, perché – come sottolinea la presidente Daniela Scrollavezza, “la realtà delle comunità terapeutiche e più in generale dei servizi di recupero dalla dipendenza hanno suggerito negli anni diverse cose intelligenti in tema di educazione e di formazione in generale, e non esclusivamente a coloro che erano coinvolti direttamente nella questione dipendenza. Con l’esperienza maturata e poi arricchita da studi si è andati via via ad elaborare un pensiero pedagogico che ha portato alla strutturazione e realizzazione di innumerevoli percorsi formativi, educativi e di consulenza per giovani e per adulti di riferimento, rivolti genitori, insegnanti, educatori, all’interno delle scuole e sul territorio, sino ad arrivare nel 2008/2009 alla realizzazione del primo progetto di sistema denominato sostegno educativo rivolto agli alunni e ai docenti del biennio del Liceo Aritistico e degli Istituti Professionali Piacenza e provincia progetto realizzato con una costante supervisione e formazione dell’Università Cattolica di Piacenza”. Di qui l’ulteriore passaggio con attenzione focalizzata sulle Medie inferiori, oggetto del progetto-pilota applicato in Valdarda: “Mentre nelle scuole Secondarie crediamo che l’ascolto e l’accoglienza dei singoli studenti sia maggiormente efficace per la fase di vita che stanno attraversando, nelle scuole primarie e secondarie di primo grado crediamo sia importante influire sul contesto educativo, intervenendo quindi sulle figure significative di riferimento dei ragazzi”.
Sono state coinvolte con interventi formativi una cinquantina di classi, una trentina di insegnanti e raggiunti più di 250 genitori. Principale risultato ottenuto (alla luce dei dati forniti da Valeria Menta dell’Ufficio Statistica Servizio Gestione Dati e Progettazione “La Ricerca”): la riconosciuta efficacia del miglioramento del clima in classe, base di partenza per l’obiettivo da raggiungere: la promozione del ben-essere degli studenti, che si traduce in una migliore qualità della vita, dell’apprendimento e della crescita e autostima personale.
In ogni istituto, grazie al diretto coinvolgimento del Consiglio di Classe nella definizione delle strategie educative da svolgere, è stato costituito un gruppo di lavoro che ha visto affiancati insegnanti e counselor (con competenze psicopedagogiche) nella raccolta dei bisogni educativi (sia specifici di singole situazioni sia più generali), nella definizione dei diversi livelli di intervento e fasi di attuazione (e monitoraggio) del progetto che ha anche offerto momenti formativi per docenti e genitori. Sono stati attivati Sportelli di ascolto e orientamento per genitori, interventi di prevenzione primaria all’interno delle classi , sono state raccolte osservazioni educative del gruppo classe, è stata fornita consulenza agli insegnanti su situazioni singole ( casi problematici, situazione di difficoltà comunicativa tra scuola- famiglia, scuola servizi sociale e/o territorio episodi di bullismo, difficoltà relazionali studente- insegnante). Il tutto operando in modo sinergico anche con altre agenzie educative del territorio.
Modalità e proposte al centro di un seminario di studi
Modalità e risultati del progetto “Scuole che possono cambiare” sono stati illustrati nel corso del seminario di studi “Consulenza educativa, scuola e territorio” all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza, una giornata particolarmente partecipata sia da parte dei diretti interessati, i numerosi insegnanti delle scuole medie locali, sia da parte degli amministratori dei Comuni coinvolti, con interventi di studiosi – prof. Pierpaolo Triani, docente di Didattica generale della Facoltà di Scienze della Formazione (Università Cattolica) e prof. Claudio Girelli, docente Università di Verona e responsabile del Master in Consulenza formativa dei servizi educativi – oltre che dell’assessore alla Promozione delle politiche sociali e di integrazione per l’immigrazione, volontariato, associazionismo e terzo settore della Regione Emilia Romagna, Teresa Marzocchi, la quale ha apprezzato la qualità e la straordinarietà del lavoro svolto anche per la durata e l’ampiezza della zona campione (a livello distrettuale): “Gli autori del progetto sono riusciti a lavorare bene insieme alla scuola e alle agenzie del territorio, non è da tutti…,.E in perfetta sintonia con le linee guida della nostra Regione che ha a cuore l’accompagnamento delle giovani generazioni nella fase critica della loro crescita: è lì che si decide per la vita”. Gli esiti del progetto – ha assicurato – saranno inseriti nella stesura dei piani di coordinamento e promozione di quanto si fa su tutto il territorio per gli adolescenti.
La curatrice del progetto, Patrizia De Micheli, responsabile dei Servizi educativi e dell’ascolto dell’associazione “La Ricerca”, ne ha quindi illustrato premesse e modalità: “Le ricerche più recenti nell’ambito della psicologia e della pedagogia hanno descritto come il successo o l’insuccesso scolastico dipendano non solo da aspetti cognitivi ma dalle emozioni dall’efficacia della relazione con gli insegnanti e nel gruppo-classe, dal clima della classe, dalla motivazione e in generali dalle relazioni che i soggetti vivono. Per questo si è pensato di inserire una figura con competenze psicopedagogiche all’interno della scuola come figura di sistema che cerca di creare risposte strutturate al tema educativo. La figura dello psicopedagogista va dunque pensata come funzione integrata con la realtà scolastica e contemporaneamente come promotore e parte integrante del setting educativo della scuola. Solo in quest’ottica e non pensandolo come “specialista” esterno venuto a risolvere i problemi, può dare un significativo contributo alla progettazione educativa e alla prevenzione del disagio”. Al consulente educativo vengono assegnate le funzioni di Osservatore (“perché da spazio all’analisi e all’osservazione continua sia del particolare sia dell’insieme scuola. In questo modo favorisce le risorse presenti e ne stimola di nuove per fronteggiare i problemi e i bisogni”), Consulente (“perché promuove nei docenti la capacità di lavorare insieme, di progettare interventi diversi e con l’obiettivo di favorire la presa in carico delle situazioni. La funzione è quella di costruire aree di riflessione e di confronto sperimentate e non definite in maniera rigida: si agisce attraverso la ricerca e la sperimentazione”), Formatore (“perché sostiene una cultura orientata alla formazione; inoltre aiuta la scuola a favorire la creazione di spazi di auto formazione e di riflessione sulle buone prassi”), Facilitatore tra interno e esterno (“perché favorisce il raccordo tra la scuola e il territorio, contribuisce a creare una continuità e una linearità negli interventi e a promuovere buone relazioni tra i soggetti che si occupano di educazione”).