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Campagna "mettiamoci in gioco": Il livello di civiltà di un Paese si esprime costituzionalmente attraverso il riconoscimento del diritto alla salute ed alla relativa cura.

Intervento del dott. Paolo Merello durante l'incontro con l'on.le Boldrini, Presidente della Camera

Campagna

Alla Campagna “mettiamoci in gioco”* aderiscono numerose strutture accreditate per la dipendenza, le quali stanno operando da diversi anni nel campo del GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) senza il supporto dei finanziamenti pubblici. Ciò significa che viene a mancare il riconoscimento nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) di questa grave dipendenza e il relativo budget per poter intervenire e curare.

La richiesta di intervento si rivela crescente, di conseguenza l’onere economico viene a gravare sulle strutture che, comunque, operano, pur in assenza della relativa copertura finanziaria, o, in alcuni casi, sulle famiglie degli utenti del servizio.

Anche il servizio pubblico di appartenenza si trova ad intervenire, con le stesse risorse, con gli stessi operatori, spesso in numero insufficiente, nei confronti di una nuova patologia in continuo aumento.

L’intervento pubblico sottrae, dunque, energie e risorse agli altri interventi dedicati e riconosciuti.

Per poter fornire una risposta adeguata al bisogno emergente, sarebbe opportuno che al servizio pubblico fosse garantita una reale copertura economica per poter attuare un idoneo coordinamento di interventi in sinergia con le strutture private accreditate.

Attualmente, oltre 50 centri del privato sociale in tutta Italia si occupano di gioco d’azzardo dal 1997 con circa 700 persone attualmente in carico; mentre con una stima al ribasso il servizio pubblico ha in carico circa 4500 persone. Gli interventi accreditati hanno i fondi che vengono dal Budget delle Dipendenze e non un Budget aggiuntivo, in questo le Comunità Terapeutiche vengono penalizzate.

Il decreto Balduzzi aveva previsto il riconoscimento nei LEA del GAP, ma non è stata, ad oggi, trovata alcuna copertura finanziaria.

I ricavi sulla tassazione dei giochi sono di circa 8 miliardi, di poco superiori a quelli che sono i costi sociali diretti e indiretti prodotti dalla patologia da gioco Lo Stato, attraverso il Monopolio di Stato regolamenta il gioco d’azzardo e, contestualmente, ha proposto interventi di prevenzione di dubbia valenza educativa. Ciò rappresenta un’evidente contraddizione.

E lo rappresenta anche la continua ed imperterrita campagna pubblicitaria assordante che condiziona soprattutto i più giovani e i più fragili.

Proposte

Modificare la Legislazione vigente attribuendo più strumenti d’intervento ai Sindaci dei Comuni

Vincolare l’1% degli introiti del gioco alla cura, alla prevenzione e alla formazione sulla dipendenza dal gioco

Vietare l’informazione pubblicitaria come è stato fatto per le sigarette

Regolamentazione etica dei programmi televisivi e radiofonici che inducono al gioco d’azzardo (vedi trasmissione dei pacchi)

di  Paolo Merello in rappresentanza FICT (Federazione Italiana Comunità Terapeutiche)

 

*La Campagna “Mettiamoci in gioco” è promossa da: ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Fondazione PIME, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Shaker - pensieri senza dimora, UISP

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