Feb13

Dipendenze: Riflettiamo sulla legge Fini Giovanardi

Dipendenze: Riflettiamo sulla legge Fini Giovanardi

Sono passati quasi otto anni dall’approvazione della Fini Giovanardi, accompagnata da numerose polemiche di natura politica, sociale sanitaria ma, soprattutto, da notevoli preoccupazioni.

La preoccupazione principale consisteva, fino a qualche ora fa, nell’equiparare la detenzione, per fini di versi dall’uso personale, di tutte le sostanze sotto il profilo sanzionatorio.

Se tale affermazione poteva trovare una sua logica nel riconoscere l’effetto lesivo del consumo di qualsivoglia sostanza, perdeva consistenza nel momento in cui il giudice, spesso contro voglia, era costretto ad adottare una sentenza pesante nei confronti di una serie di soggetti che potevano non appartenere al circuito criminale, determinando la stigmatizzazione di molti meri consumatori.

Spiace pensare che la questione sia diventata, nel tempo, un conflitto tra fazioni politiche opposte, rappresentando da un lato il baluardo della “sicurezza”, dall’altro quello della “tolleranza”,

In realtà i termini della vicenda riposavano su un concetto di salute e di attenzione alla persona che sono sfumati sullo sfondo di mere ideologie.

Per questo motivo abbiamo assistito impotenti alla criminalizzazione di certe condotte che, sicuramente, illecite meritavano un sistema sanzionatorio differente e più attento alla tipologia dei soggetti che le ponevano in essere.

Un senso di impotenza che non è stato neppure mitigato dall’innalzamento della soglia di accesso alle misure alternative, ma che è stato aggravato dagli effetti nefasti della c.d. legge “ex Cirielli” che ha legato le mani a molti Magistrati consapevoli dell’inopportunità di sanzionare in modo pesante certe condotte.

La pronuncia della Consulta, che dichiara costituzionalmente illegittima l’equiparazione delle sostanze, rivivifica l’impianto normativo posto in essere dal DPR 309/90 , seguito dal referendum del 1993, riportando alla luce una differenza tra droghe  “leggere “ e droghe “pesanti”, ma non impone certo di abbassare la guardia sul consumo e sulla diffusione di qualunque tipo di sostanza.

Bisogna fare attenzione a non salutare questa sentenza come un anticamera della liberalizzazione, sia pure oggetto di un attuale fervente dibattito che deve tenere conto di ben altri fattori.

Si tratta di una questione di diritto che, sicuramente, riporta un equilibrio anche nell’adeguatezza della pena alla gravità del fatto, ma non costituisce un lasciapassare per condotte che, comunque, integrano ancora fattispecie delittuose.

Bisogna fare attenzione, anche in questo momento, a non strumentalizzare provvedimenti che affermano il diritto per inviare un messaggio di tolleranza nei confronti di condotte che restano illecite.

Il messaggio che, invece, può essere utile recepire consiste nel riconoscimento di una situazione che rappresenta un problema sociale e di salute per i cittadini, nel pieno rispetto della carta Costituzionale.

Lo Stato non si sta arrendendo di fronte ad un problema, che continua a tenere in debita considerazione, bensì delegittima un provvedimento legislativo che non ha avuto la necessaria attenzione all’uomo e alle sue problematiche. Riflettiamo

di avv. Marco Cafiero

Posted in dipendenze

Commenti (0)

Lascia un commento

LOGIN_TO_LEAVE_COMMENT